Scambi di sostanze tra sangue e tessuti

Lo scambio di sostanze tra il sangue e i tessuti prevede una tappa intermedia, rappresentata dal passaggio attraverso il liquido interstiziale, cioè il liquido che occupa gli spazi tra le cellule.

Lo scambio di sostanze avviene per diffusione secondo il gradiente di concentrazione e dipende dalla differenza tra la pressione sanguigna (pressione idrostatica) e la pressione osmotica del sangue. In generale, la pressione idrostatica esercitata dal sangue nel capillare tende a "spingere" i liquidi (e le sostanze disciolte) verso gli spazi interstiziali; la pressione osmotica, al contrario, è maggiore nel sangue rispetto al liquido interstiziale e tende a richiamare liquidi dagli spazi interstiziali, verso l'interno del capillare.
La pressione idrostatica all'estremità arteriosa del capillare è superiore alla pressione osmotica; ciò provoca un flusso netto di liquido fuori dal capillare.

Via via che il sangue scorre lungo il capillare la pressione idrostatica diminuisce, così che all'estremità venosa la pressione osmotica all'interno del capillare risulta maggiore della pressione idrostatica, determinando un flusso netto di liquido dal liquido interstiziale verso l'interno del capillare. Quando il flusso di liquido in entrata supera quello di liquido in uscita il capillare arterioso si trasforma in capillare venoso. Una certa quantità di liquido interstiziale non viene riassorbito dai capillari venosi e torna al circolo sanguigno attraverso i capillari del sistema linfatico.

Coagulazione del sangue

La coagulazione comprende un insieme di reazioni che portano alla formazione del coagulo sanguigno, fase fondamentale del processo di emostasi, cioè il processo che permette di arrestare un'emorragia.

Un primo aspetto importante per rallentare la fuoriuscita di sangue dal vaso leso è la contrazione della parete del vaso stesso. Le piastrine poi, aderiscono alle fibre di collagene lasciate scoperte dalla rottura dell'endotelio e liberano sostanze che attirano sul posto altre piastrine, le quali aggregandosi formano una sorta di tappo detto coagulo temporaneo.

Questo tampone (trombo bianco) si forma nel giro di 2 - 4 minuti e dopo pochi minuti inizia la sua dissoluzione, mentre si attiva la fase più propriamente indicata come coagulazione del sangue, una serie di reazioni a cascata che ha come risultato finale la formazione del coagulo permanente, un reticolo costituito dalla proteina fibrina sulle cui maglie si depositano i globuli rossi a formare una specie di tessuto che consente l'arresto dell'emorragia.

Sostanze che si liberano dal vaso leso, insieme ai fattori liberati dalle piastrine, innescano una serie di reazioni che coinvolgono i fattori coagulanti. Tali fattori (indicati con la numerazione romana) sono proteine presenti nel plasma che reagiscono a cascata determinando, in presenza di ioni Ca2+, attivazione del fattore X. Quest'ultimo è responsabile della formazione della trombina a partire dalla sua forma inattiva (protrombina), la trombina poi catalizza la trasformazione del fibrinogeno (solubile) in fibrina, e quindi la formazione del coagulo sanguigno.

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