Negli anni Ottanta e Novanta la creatività e l'inventiva di storie che accompagnano le pubblicità è veramente notevole e a volte le modalità narrative delle pubblicità sono in grado di interagire direttamente con le narrazioni cinematografiche (tant'è che capita che alcune pubblicità televisive siano firmate, anche esplicitamente, da famosi registi cinematografici). A volte i messaggi che ne emergono sono stranamente contrastanti specie per quanto riguarda la descrizione dei comportamenti privati e di relazioni affettive. Capita così che alcuni prodotti siano presentati attraverso la costruzione di storie che mettono in scena famiglie felici, con componenti che strutturano il loro rapporto attraverso una calda affettività: infatti giovani uomini che, in viaggio di lavoro, si ricordano con tenerezza della famigliola lontana perché si ritrovavano in tasca un certo tipo di pasta (che è l'oggetto della pubblicità); oppure bambine che sognano di diventare da grandi come la madre, persona bella ed affettuosa che di professione fa la.."disegnatrice di nuovi tipi di pasta". A fianco delle pubblicità che mettono in scena le famiglie felici, ci sono poi le pubblicità che asociali il prodotto da vendere a figure di erotismo e di sensualità a volte tanto esplicite quanto improbabili: una bella ragazza che entra in una cabina per foto formato tessera e lì, in un modo assolutamente inverosimile, si mette a mangiare un gelato con sensuale voluttà; una ragazza che si allontana da un tavolo sul quale si sta bevendo un certo liquore mentre un filo del suo vestito, impigliatosi nel tavolo e dipanato, si scopre generosamente le sue gambe; un aitante operaio, giovane muscoloso che beve una famosa bevanda tra gli sguardi carichi di desiderio di un gruppo di ragazze che lo osservano. Storie di questo tipo rimbalzano anche dai cartelloni pubblicitari o dalle pagine dei giornali: capita così che nel periodo natalizio dalle pareti della sala d'imbarco di un aeroporto una ragazza molto bella e vestita solo di mutandine e reggiseno rossi con un cappello da babbo Natale in testa, pubblicizzi una certa marca di telefonini. Ci si può chiedere se immagini di questo genere "inventino" la realtà o ne siano "il riflesso". Che la soluzione sia la prima oppure la seconda oppure una via intermedia tra le due, è certo che queste narrazioni sono in contatto immediato con ciò che sta accadendo dall'altra parte del monitor o della pagina pubblicitaria, e cioè nella vita reale.

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