Nel corso degli anni Novanta, come la stampa, anche i mezzi di telecomunicazione si rivelano strumenti che si prestano benissimo per pubblicizzare i prodotti di consumo. Anzi, sia le emittenti televisive private sia le emittenti pubbliche basano i propri bilanci sui proventi che derivano dall'affitto di tempi di trasmissione alle agenzie che pubblicizzano prodotti. Inizialmente il tempo riservata alla pubblicità è molto ridotto (tra gli anni Cinquanta e anni Sessanta sono solo pochi minuti su diverse ore di programmazione), poi lo spazio riservato alla pubblicità si moltiplica fino a coprire una percentuale non piccola del tempo di trasmissione che viene regolarmente spezzato da intervalli pubblicitari. La debordante presenza delle pubblicità all'interno delle trasmissioni è oggetto di dibattito e anche di dibattito politico infatti vi è chi ritiene normale che in un sistema di mercato ci sia un'interazione forte, sebbene a volte è un po' invadente, dei momenti riservati all'informazione commerciale, vi è invece chi ritiene la cosa eticamente riprovevole poiché impone una sorta di schiavitù psicologica forzata degli spettatori nei confronti dei messaggi pubblicitari, uno spettatore che sta seguendo un programma interrotto a metà da una pubblicità, sostengono questi ultimi, è un po' costretta a guardarla anche se non ha voglia; ma ribattono i primi dicendo che il telespettatore può evitare la pubblicità facendo zapping, ovvero trasferendosi temporaneamente su altri canali. Comunque sia resta il fatto che con il dilagare dell'importanza della televisione, le pubblicità ancora più di prima entrano nell'immaginario di tutti. Interessante è il fatto che le pubblicità sono ormai congegnate in modo tale da raccontare brevi storie, a volte più esplicite, a volte è più allusive, normalmente di grande impatto visivo, in modo da convincere potenziali consumatori ad acquistare lo specifico prodotto. La gamma delle merci narrative incorporate nelle storie pubblicitarie è molto vasta. Si va da storie di amici di mezza età che compiono improbabili azioni alla indiana Jones, per poi poter bere, felici e soddisfatti, un buon liquore. Ci sono poi narrazioni futuriste, in cui un'automobile si modifica per diventare una specie di transformer animato; si arriva a cloni di superuomini capaci di ripulire i piatti da lavare in meno di un secondo, una trasposizione simbolica dell'efficacia del sapone per piatti che si vuole pubblicizzare e così via.

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