Concetti Chiave
- Durante il regno di Luigi XV, la Francia visse un periodo di prosperità che avvantaggiò la borghesia, ma danneggiò i piccoli proprietari e braccianti, culminando in una grave recessione sotto Luigi XVI.
- La convocazione degli Stati generali nel 1789, richiesta dai notabili, segnò l'inizio di una frenetica attività politica e la nascita dell'Assemblea nazionale da parte del Terzo stato.
- Il 14 luglio 1789, l'assalto alla Bastiglia da parte della Guardia nazionale e dei sanculotti rappresentò un momento cruciale nella resistenza popolare contro la monarchia.
- La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino, emanata nel 1789, promosse l'uguaglianza dei cittadini e i principi fondamentali dell'Illuminismo, influenzando i regimi liberali futuri.
- La Repubblica, proclamata nel 1792, portò alla Prima coalizione antifrancese e al Terrore, con la sospensione delle libertà costituzionali e l'adozione di misure drastiche contro i sospetti di controrivoluzione.
La crisi economica e sociale
Durante il regno di Luigi XV la Francia aveva attraversato un periodo di prosperità economica che aveva avvantaggiato la borghesia cittadina emergente ma danneggiando i piccoli proprietari e i braccianti. Dal 1778, regnante Luigi XVI, la crescita si era arrestata determinando una recessione che si aggravò nel biennio 1787 - 1788 a causa di due pessimi raccolti. La disoccupazione salì al 50% e il prezzo del pane erose l’80% dei salari. La riduzione delle rendite agricole indusse aristocrazia e clero ad inasprire i diritti feudali ed in queste condizioni maturò un clima di disperazione pronto ad esplodere in violenza.
Convocazione degli Stati generali
Ai problemi economici della nazione francese si aggiunse una grave crisi finanziaria dovuta ai debiti contratti negli anni precedenti per sostenere la Guerra dei sette anni e l’intervento in America, ma l’introduzione di una radicale riforma del sistema fiscale che avrebbe sanato il bilancio dello Stato si rivelò impraticabile per l’opposizione dell’aristocrazia e del clero. L’ultimo tentativo fatto per costringere questi ultimi a rinunciare al privilegio dell’esenzione fiscale fece si che i notabili, sfidando la monarchia, imponessero la convocazione degli Stati generali (organo consultivo dei tre ordini) che fu fissata dal re per il maggio del 1789.
Attività politica e Giuramento della pallacorda
Alla notizia della convocazione, la Francia fu animata da una frenetica attività politica che si svolse attraverso la stampa, nei caffè e soprattutto nei club, tra i quali fu particolarmente attivo il Club dei Giacobini nel quale emerse Massimiliano Robespierre. Mentre nelle campagne i contadini affamati inviavano a Parigi migliaia di Cahiers de doléances rivolti al “buon re” per chiedere l’intervento, i borghesi e gli illuministi in particolare, discutevano del sistema di voto da adottare in seno agli Stati generali. Essi, rappresentanti del Terzo stato, chiedevano che si votasse “per testa” e che il numero dei loro delegati fosse raddoppiato, mentre l’aristocrazia e il clero volevano mantenere il sistema “per ordini” a loro favore. Il re, consigliato dal ministro Necker, concesse 600 deputati al Terzo stato ma non cambiò il sistema di voto. Il 5 maggio 1789 gli Stati generali si riunirono, ma dopo settimane di inutili tentativi per far passare la propria proposta di voto il Terzo stato si proclamò Assemblea nazionale e il 20 giugno i suoi membri giurarono di non separarsi finché non avessero formulato una Costituzione che trasformasse la monarchia da assoluta a costituzionale (Giuramento della pallacorda). A questo punto il re ordinò ai rappresentanti degli altri due ordini di partecipare alla nuova assemblea detta costituente.
Fermenti rivoluzionari e assalto alla Bastiglia
Intanto Parigi era scossa da fermenti rivoluzionari: i sanculotti attaccavano i convogli di grano e si armavano. Il re commise due errori: fece circondare l’Assemblea da un contingente di mercenari svizzeri e licenziò Necker. I deputati costituirono la Guardia nazionale, un corpo militare affidato al comando di La Fayette, che il 14 luglio 1789, seguita fa una folla di bottegai e artigiani, assaltò la Bastiglia in cerca di armi e liberò i prigionieri politici che vi erano custoditi.
La Grande paura e l'abolizione del feudalesimo
Il re allontanò gli Svizzeri e richiamò Necker, ma intanto l’eco deformante degli avvenimenti parigini si era diffusa nelle campagne dove i contadini, nel timore che la Francia stesse per essere invasa da eserciti stranieri, assaltarono monasteri e castelli e distrussero i registri catastali e i documenti che definivano tributi e corvées. A questa reazione delle masse contadine diede poi il nome di Grande paura.
Dichiarazione dei diritti e crisi economica
Il 4 agosto 1789 i membri dell’Assemblea costituente, informati della situazione delle campagne, emanarono un decreto con il quali si aboliva interamente il sistema feudale e si consentiva a tutti i cittadini l’accesso alle cariche civili, militari e religiose. Dopo questo documento, che era stato presentato da due nobili, fu varata il 26 agosto 1789 la Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino che accoglieva i principi fondamentali dell’Illuminismo e si ispirava alla Dichiarazione d’indipendenza americana del 1776. Con questa Carta, che diventò il testo di riferimento di tutti i moderni regimi liberali e democratici, si proclamava l’uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla giustizia, agli impieghi pubblici e al fisco; si introduceva il principio di pensiero e di opinione (anche religiosa), d’espressione e di stampa.
Confisca dei beni ecclesiastici e crisi economica
Nell’aggravarsi della crisi economica e di fronte al rifiuto del re a firmare i decreti relativi all’abolizione del sistema feudale, ripresero i fermenti rivoluzionari alimentati anche dalla stampa, in particolare dall’Ami du peuple diretto da Jean Paul Marat. Il 5 ottobre una folla costituita prevalentemente da donne raggiunse Versailles, scortata dalla Guardia nazionale, obbligò il re a firmare i decreti e costrinse la famiglia reale a trasferirsi a Parigi, dove il re avrebbe potuto essere meglio controllato. Le posizioni dei rappresentanti del Terzo stato e della corte si radicalizzarono e l’Assemblea, interrompendo spesso i lavori sulla Costituzione, decise di risolvere i problemi finanziari dello Stato imponendo, nell’ottobre 1789, la confisca dei beni ecclesiastici. A questo provvedimento seguì l’emissione di una nuova valuta cartacea, gli assegnati, la cui circolazione ebbe tuttavia effetti catastrofici. Un’altra legge, la Costituzione civile del clero, varata l’anno successivo, prevedeva la trasformazione dei vescovi, monaci e preti in funzionari dello Stato e l’obbligo da parte loro di giurare fedeltà alla Costituzione. Quest’ultimo provvedimento fu condannato dal papa, che vietò al clero di giurare ottenendo l’obbedienza di tutti i vescovi e di metà del basso clero, e fu definito dai dissidenti scristianizzazione.
Costituzione del '91 e opposizione radicale
La Costituzione del ’91 con cui si conclusero i lavori dell’Assemblea costituente non abolì la monarchia ma la rese costituzionale. Essa prevedeva un’Assemblea legislativa, cioè un Parlamento monocamerale eletto dai cittadini dotati di un determinato censo, e quindi non rappresentava gli strati popolari che pure avevano contribuito così massicciamente all’abolizione del sistema feudale. Il re aveva il diritto di nominare i ministri e di porre il veto sulle leggi. La Francia era divisa in 83 dipartimenti, a tutti spettava l’obbligo di pagare le tasse, erano abolite le corporazioni e la possibilità di acquistare cariche pubbliche. Una legge inoltre vietava gli scioperi e la formazione di associazioni operaie. Il prelevare degli interessi della borghesia espresso nella Costituzione aveva dato luogo a una violenta opposizione da parte dell’ala radicale guidata da Robespierre.
Correnti politiche nell'Assemblea legislativa
Nell’Assemblea legislativa uscita dalle elezioni e composta in maggioranza da borghesi si delineò una corrente monarchica che aspirava a realizzare la repubblica. Nell’aula i rappresentanti dei diversi orientamenti politici erano così disposti: a destra i Foglianti, fautori della monarchia costituzionale, al centro la Pianura o Palude e a sinistra i repubblicani. Questi erano divisi in Girondini, esponenti della borghesia degli affari, e Giacobini, guidati da Robespierre, che esprimevano gli interessi della borghesia delle professioni e delle classi popolari urbane. Mentre i primi erano fautori del liberismo economico, gli altri sostenevano il suffragio universale maschile e chiedevano forme sociali più incisive. Lo scontro politico tra monarchici e repubblicani investiva tutta la società civile e fu particolarmente vivo nei club, tra i quali si distinguevano quelli dei Cordiglieri che contavano fra i loro esponenti Georges Danton e Jean Paul Marat.
Seconda rivoluzione e proclamazione della repubblica
Il peso della corrente repubblicana era cresciuto prima del varo della Costituzione del ’91 in seguito al tentativo fatto dalla famiglia reale di fuggire in Belgio, cui erano seguite manifestazioni repubblicane tra le quali quella di Campo di Marte (17 luglio), repressa nel sangue dalla Guardia nazionale. Il re, sostenuto dal suo partito, riprese l’indicazione girondina e nell’aprile 1792 dichiarò guerra all’Austria. L’esercito francese, male organizzato, fu battuto ripetutamente e gli Austriaci e i loro alleati Prussiani e Piemontesi passarono il confine e si avvicinarono a Parigi.
In luglio, con la proclamazione della “Patria in pericolo” da parte dell’Assemblea, cominciò la cosiddetta “seconda rivoluzione”: alle minacce del duca di Brunswick, comandante delle armate prussiane, la Francia si mobilitò sotto la guida dei Giacobini e dei Cordiglieri. In agosto fu dichiarata decaduta la monarchia e fu indetta l’elezione a suffragio universale di una nuova Assemblea, la Convenzione, dominata dai Girondini e dai Montagnardi, che raccoglievano i Giacobini di Robespierre e i sanculotti di Marat. Da tutta la Francia accorsero volontari e una massa di popolani sterminò un migliaio di detenuti politici. Qualche settimana dopo i volontari fermarono l’avanzata nemica a Valmy e il 21 settembre 1792 fu proclamata la repubblica.
Il Terrore e la Prima coalizione antifrancese
Nel gennaio del 1793 fu ghigliottinato il re con la regina ed esponenti dell’aristocrazia e dell’alto clero e insorse un’intera regione monarchica e cattolica, la Vandea. All’apice dell’entusiasmo rivoluzionario, decisero di esportare la rivoluzione e dichiararono oltre all’Austria anche alla Prussia e all’Inghilterra, all’Olanda e alla Spagna. Questi Stati, cui si era aggiunta la Russia, formarono la Prima coalizione antifrancese. La Convenzione nominò un Comitato di salute pubblica dotato dei massimi poteri, di cui faceva parte Robespierre, che decretò la leva di massa, un provvedimento assolutamente innovativo, che permise alla Francia di lanciare un milione di uomini contro i nemici costringendoli a ripiegare. Cominciò allora il cosiddetto terrore, nel corso del quale furono sospese le libertà costituzionali, furono bloccati prezzi e salari e tutti i sospetti di attività controrivoluzionarie furono immediatamente consegnati a un tribunale rivoluzionario. Tra vari episodi di tradimento si segnala la consegna del porto di Tolone agli inglesi da parte di comandanti monarchici. Robespierre riuscì a mobiliare l’entusiasmo rivoluzionario, epurò l’esercito e fece promuovere sul campo semplici soldati che avevano dato prova di valore. La rivolta della Vandea fu domata, Tolone fu ripresa da Napoleone Bonaparte e l’esercito francese respinse gli invasori e occupò la Renania, Nizza e la Savoia. Nel 1793 Marat fu assassinato da un giovane controrivoluzionaria e nel 1794 Robespierre fece condannare Danton. Il Terrore fu inasprito e il 27 luglio 1794 i deputati della Convenzione fecero arrestare Robespierre che fu ghigliottinato il giorno dopo.
Fine del Terrore e nuova Costituzione
I liberali rifecero la Costituzione abolendo il suffragio universale e ripristinarono il criterio censitario per l’elezione dei deputati di due camere legislative. Il potere legislativo era affidato ad un Direttorio.
Domande da interrogazione
- Quali furono le cause principali della crisi economica e sociale in Francia durante il regno di Luigi XVI?
- Perché furono convocati gli Stati generali nel 1789?
- Quali furono le conseguenze immediate dell'assalto alla Bastiglia?
- Quali furono i principali cambiamenti introdotti dalla Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789?
- Come si concluse il periodo del Terrore e quale fu la nuova struttura di governo in Francia?
La crisi economica e sociale in Francia sotto Luigi XVI fu causata dalla recessione iniziata nel 1778, aggravata da due pessimi raccolti nel 1787-1788, che portarono a un aumento della disoccupazione e del prezzo del pane. Inoltre, la riduzione delle rendite agricole spinse aristocrazia e clero a inasprire i diritti feudali, creando un clima di disperazione.
Gli Stati generali furono convocati nel 1789 a causa della grave crisi finanziaria dovuta ai debiti accumulati per la Guerra dei sette anni e l'intervento in America. L'opposizione dell'aristocrazia e del clero a una riforma fiscale radicale costrinse il re a convocare questo organo consultivo per affrontare la situazione.
L'assalto alla Bastiglia il 14 luglio 1789, guidato dalla Guardia nazionale e seguito da una folla di bottegai e artigiani, portò alla liberazione dei prigionieri politici e segnò l'inizio di un periodo di fermenti rivoluzionari che costrinse il re a richiamare Necker e allontanare i mercenari svizzeri.
La Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino del 1789 proclamò l'uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla giustizia, agli impieghi pubblici e al fisco, introducendo il principio di libertà di pensiero, opinione, espressione e stampa, ispirandosi ai principi dell'Illuminismo e alla Dichiarazione d'indipendenza americana.
Il periodo del Terrore si concluse con l'arresto e l'esecuzione di Robespierre nel luglio 1794. Successivamente, i liberali abolirono il suffragio universale e ripristinarono il criterio censitario per l'elezione dei deputati, affidando il potere legislativo a un Direttorio, segnando la fine del Terrore e l'inizio di una nuova fase costituzionale.