Concetti Chiave
- La crisi economica del 1943 in Italia portò a una serie di scioperi e proteste, evidenziando il crescente dissenso verso il regime di Mussolini.
- L'invasione alleata della Sicilia nel luglio 1943 segnò un punto di svolta, poiché Mussolini rifiutò di negoziare la pace nonostante la situazione critica.
- La destituzione di Mussolini avvenne il 24-25 luglio 1943, quando il Gran Consiglio del Fascismo, preoccupato per la monarchia, decise di rimuoverlo dal potere.
- La Repubblica di Salò, fondata da Mussolini dopo la sua liberazione da parte delle forze tedesche, rappresentò un governo fascista con scarso supporto popolare.
- I partigiani giocarono un ruolo cruciale nella liberazione dell'Italia, culminando nella liberazione di Milano il 25 aprile 1945, attraverso movimenti di resistenza contro l'occupazione nazista.
Crisi economica e scioperi?
La situazione economico-sociale all’interno del paese era divenuta insostenibile: i prezzi erano cresciuti in maniera esponenziale, mentre i salari erano bloccati.
Proprio per questo motivo agli inizi del marzo 1943 a Torino scoppiarono tutta una serie di scioperi e proteste che portarono Mussolini ad annunciare un aumento generale di tutti i salari, il 2 aprile.
A questi scioperi parteciparono anche molti fascisti, a dimostrazione del fatto che il regime perdeva via via sempre più consensi. Un sensore preoccupante fu già lo scarso entusiasmo con cui gli italiani risposero all’ intervento in guerra, ma ben più allarmante furono le dimissioni di alcuni fidatissimi del Duce: attorno a lui si stava creando un vuoto.
Invasione alleata e reazione italiana
Nella notte tra il 9 e il 10 luglio 1943 le truppe alleate approdarono sulle coste della Sicilia.
Non potendo contare sull’aiuto di Hitler (impegnato in Russia), il generale Ambrosio consigliò a Mussolini di intavolare al più presto le trattative di pace con gli angloamericani, ma il Duce rifiutò categoricamente quest’alternativa.
Il 19 luglio Roma fu pesantemente bombardata dalle truppe alleate, ma Mussolini, incontratosi a Feltre con il Fuhrer non ebbe il coraggio di porre la questione dello sganciamento dell’Italia dalla guerra.
Caduta di Mussolini e armistizio
Queste azioni decretarono la fine del regime mussoliniano in Italia. Il re, infatti, temendo seriamente per la sopravvivenza della monarchia, decise di convocare il Gran Consiglio del Fascismo, che, guidato da Dino Grandi e Galeazzo Ciano, destituì il Duce nella notte tra il 24 e il 25 luglio.
Mussolini fu arrestato e portato in una località segreta sul Gran Sasso e il governo fu dato in mano a Badoglio.
Il 3 settembre 1943 Badoglio firma con gli Alleati, a Cassibile, un’ armistizio con il quale veniva siglata la resa incondizionata dell’Italia che da quel momento diventava un paese cobelligerante.
L’annuncio dell’armistizio venne dato l’8 settembre via radio. A partire da questo momento le truppe italiane furono mandate allo sbaraglio e lasciate senza ordini: tutto ciò causo migliaia di morti.
Il 9 settembre il Re e Badoglio abbandonano in gran segreto Roma per rifugiarsi a Brindisi dove nasce “lo stato del sud”.
Repubblica di Salò e resistenza
Il 12 settembre un reparto di paracadutisti dell’esercito tedesco libera Mussolini e lo porta in Germania. Qui ottiene dal Fuhrer il permesso di ricostruire uno stato fascista italiano e, sulle sponde del Lago di Garda, fonda la Repubblica di Salò. Questo stato riscosse solamente i consensi di quella parte del popolo profondamente fascista.
Dal momento in cui venne annunciato l’armistizio, nacquero i primi movimenti popolari che avevano come scopo quello di liberare il paese dagli occupatori nazisti. Per quasi 2 anni, migliaia di partigiani lottarono strenuamente per liberare la patria, senza alcun sostegno da parte del regno e avendo come solo punto di riferimento il Comitato di liberazione nazionale, formato dal partito d’Azione, dal Partito socialista di unità proletaria, dalla Democrazia cristiana insieme al Partito Liberale e dal Partito comunista.
Nei territori liberati vennero fondate delle “Repubbliche partigiane”.
Al movimento partigiano è dovuta la liberazione della città di Milano, il 25 aprile 1945, ma soprattutto il tentativo di salvare la reputazione dell’Italia nel panorama internazionale.
Divisione dell'Italia e lotta partigiana
Nel biennio 1943-1945 l’Italia si presentava divisa in tre realtà:
- Il sud del paese risentiva della presenza degli alleati che risalivano verso la capitale;
- Nella stessa zona risiedeva lo Stato del Sud, presieduto dal sovrano;
- Nel nord della nazione era forte la presenza nazi-fascista e, inoltre, va ricordata la presenza della Repubblica di Salò.
Nel 1944 Vittorio Emanuele III, nel tentativo di salvare la monarchia, decise di abdicare a favore di Umberto I, suo figlio.
Il leader del Partito comunista, Palmiro Togliatti, rispose a questo gesto tendendo una mano nei confronti di chi avesse voluto formare un governo di unità nazionale una volta liberato il Paese.
Attentato di via Rasella e Fosse Ardeatine
Le forze partigiane continuavano la loro lotta con qualsiasi mezzo a loro disposizione. Nel 1944 diedero vita all’attentato di via Rasella a Roma, nel quale persero la vita 33 ufficiali tedeschi. Come risposta a questo gesto, furono prelevati 335 reclusi dalle carceri romani e furono uccisi in quella che viene ricordata come l’operazione delle Fosse Ardeatine.
Tra maggio e giugno dello stesso anno, da alcuni generali tedeschi furono emanati una serie di ordini che imponevano la repressione di tutti i movimenti partigiani.
Cattura e morte di Mussolini
Mussolini venne catturato nei pressi di Dongo, mentre cercava di fuggire in Svizzera. Lì fu ucciso insieme all’amante Claretta Petacci. Entrambi furono portati a Milano, dove vennero appesi a testa in giù in Piazza Loreto.
Domande da interrogazione
- Quali furono le cause principali della crisi economica in Italia nel 1943?
- Come reagì Mussolini all'invasione alleata in Sicilia?
- Quale evento segnò la caduta di Mussolini e l'armistizio con gli Alleati?
- Quali furono le conseguenze dell'armistizio per le truppe italiane?
- Come si sviluppò la resistenza partigiana in Italia durante la Repubblica di Salò?
La crisi economica in Italia nel 1943 fu causata dall'aumento esponenziale dei prezzi e dal blocco dei salari, portando a scioperi e proteste, anche da parte di fascisti, che evidenziarono la perdita di consensi del regime.
Mussolini rifiutò di intavolare trattative di pace con gli angloamericani, nonostante il consiglio del generale Ambrosio, e non ebbe il coraggio di affrontare la questione dello sganciamento dell'Italia dalla guerra durante un incontro con Hitler.
La caduta di Mussolini avvenne con la sua destituzione da parte del Gran Consiglio del Fascismo, seguita dall'armistizio firmato da Badoglio il 3 settembre 1943, che portò alla resa incondizionata dell'Italia.
Dopo l'annuncio dell'armistizio, le truppe italiane furono lasciate senza ordini, causando migliaia di morti e una situazione di caos, mentre il re e Badoglio fuggirono segretamente a Brindisi.
La resistenza partigiana si intensificò dopo l'armistizio, con la formazione di movimenti popolari e Repubbliche partigiane, culminando nella liberazione di Milano il 25 aprile 1945, senza alcun sostegno dal regno.