Concetti Chiave
- I politici del dopoguerra furono incapaci di affrontare le sfide sociali post-belliche, portando alla nascita di nuovi movimenti politici.
- Il Partito Popolare Italiano, fondato da Don Luigi Sturzo nel 1918, si distinse per l'attenzione a riforme agrarie e l'estensione del voto alle donne.
- Il Partito Socialista Italiano si articolava in tre correnti: massimalista, riformista e dell'Ordine Nuovo, ognuna con visioni diverse sulla trasformazione sociale.
- I Fasci di Combattimento, fondati da Mussolini nel 1919, miravano a una repubblica con autonomie regionali e il suffragio universale, mescolando posizioni diverse.
- Il programma di Mussolini evidenziava elementi comuni come nazionalismo e esaltazione dell'azione individuale, nonostante la varietà delle proposte.
Qual è l'incapacità politica post-bellica?
I politici del dopoguerra si dimostrarono incapaci di comunicare con le forze sociali per risolvere i problemi che la guerra aveva messo in evidenza. Apparvero così sulla scena politica numerosi nuovi movimenti, che cercarono di rispondere alle richieste delle masse.
Partito Popolare Italiano
Partito Popolare Italiano
Partito di ispirazione cattolica, fondato da Don Luigi Sturzo nel 1918.
Tra i punti più qualificativi del programma del nuovo partito:
radicale riforma agraria;
estensione del voto alle donne;
sostituzione del sistema elettorale uninominale con quello proporzionale;
maggiore autonomia locale e regionale.
Partito Socialista Italiano
Partito Socialista Italiano
Presentava 3 correnti distinte:
corrente massimalista (Serrati): sosteneva la rivoluzione proletaria in Italia e avversava ogni collaborazione con lo Stato borghese;
corrente riformista (Turati): sosteneva la trasformazione progressiva della società attraverso un piano d’azione concreto e era aperto al dialogo con l’ala progressista della borghesia;
corrente dell’Ordine Nuovo (Bordiga, Gramsci, Togliatti): sosteneva la formazione di un partito rivoluzionario, sul modello di quello creato da Lenin in Russia, che guidasse la lotta armata.
I Fasci di Combattimento
I Fasci di Combattimento
Mussolini, dopo essere stato espulso dal PSI (per le sue posizioni interventiste), era riuscito a raccogliere attorno a sé le simpatie di alcuni nazionalisti, ex combattenti e soprattutto giovani appartenenti alla media-borghesia, con l’appoggio dei quali aveva fondato i cosiddetti Fasci di Combattimento (marzo 1919).
Il programma del nuovo movimento, detto di San Sepolcro, prevedeva:
l’instaurazione delle repubblica con ampie autonomie regionali;
il suffragio universale esteso anche alle donne;
l’istituzione del referendum popolare;
l’abolizione del Senato di nomina regia;
il pagamento dei debiti dello Stato da parte dei più abbienti;
le concessioni delle organizzazioni operaie;
la riduzione dell’orario di lavoro.
Il programma quindi raccoglieva una serie di posizioni eterogenee e generiche che facevano del partito di Mussolini, un movimento molto duttile.
Tuttavia comparivano già allora elementi comuni, che sarebbero rimasti invariati, ovvero il nazionalismo, l’esaltazione dell’azione individuale e della violenza.
Domande da interrogazione
- Quali erano le principali proposte del Partito Popolare Italiano?
- Quali correnti componevano il Partito Socialista Italiano e quali erano le loro posizioni?
- Quali erano i punti salienti del programma dei Fasci di Combattimento fondati da Mussolini?
Il Partito Popolare Italiano, fondato da Don Luigi Sturzo nel 1918, proponeva una radicale riforma agraria, l'estensione del voto alle donne, la sostituzione del sistema elettorale uninominale con quello proporzionale e una maggiore autonomia locale e regionale.
Il Partito Socialista Italiano era composto da tre correnti: la corrente massimalista, che sosteneva la rivoluzione proletaria; la corrente riformista, che promuoveva una trasformazione progressiva della società; e la corrente dell'Ordine Nuovo, che mirava a formare un partito rivoluzionario simile a quello di Lenin.
Il programma dei Fasci di Combattimento prevedeva l'instaurazione di una repubblica con ampie autonomie regionali, il suffragio universale esteso alle donne, l'istituzione del referendum popolare, l'abolizione del Senato di nomina regia e la riduzione dell'orario di lavoro, evidenziando un mix di posizioni eterogenee e un forte nazionalismo.