Concetti Chiave

  • Il movimento fascista ha rappresentato una risposta politica del ceto medio, emergente tra borghesia e proletariato, con tendenze anticapitalistiche ma incapace di realizzarle concretamente.
  • Il ceto medio, privo di una direzione politica chiara, ha sfogato la sua frustrazione attraverso la lotta antiproletaria, trovando nel fascismo una forma di rivendicazione di potere.
  • Giolitti, nel 1921, ha cercato di stabilizzare il governo unendo forze liberali e fasciste, ma ha sottovalutato la resilienza del partito socialista e la sua base di consenso.
  • Le elezioni del 15 maggio 1921 hanno mostrato che il partito socialista, pur perdendo seggi, è rimasto il primo partito italiano, contrariamente alle previsioni di Giolitti.
  • Le forze al di fuori delle liste giolittiane hanno ottenuto una maggioranza ridotta, e i deputati fascisti eletti si sono opposti al consolidamento del governo Giolitti, contribuendo alla sua caduta.

Indice

  1. Il ceto medio e il fascismo
  2. La lotta antiproletaria
  3. Giolitti e le elezioni del 1921
  4. Il risultato delle elezioni
  5. La tenuta dei partiti

Il ceto medio e il fascismo

Il movimento fascista, in quanto forma di aggregazione politica e rivendicazione di potere del ceto medio emergente, ha espresso tendenze sia anticapitalistiche che antiproletarie, essendo il ceto medio appunto lo strato sociale posto tra la borghesia imprenditoriale e la classe proletaria, che può sentirsi privato di spazio ora dall’una ora dall’altra di quelle due classi. Senonché il ceto medio, per il suo carattere socialmente composito, per la persistenza dei suoi legami di interesse con la borghesia imprenditoriale, e per la sua estraneità al mondo industriale, cioè al momento strutturante della società capitalistica, non è in grado di dare concretezza alle sue tendenze anticapitalistiche, che sono destinate a rimanere allo stadio di aspirazioni vaghe e contraddittorie, e di obbiettivi o non realizzabili in pratica o non seriamente perseguìti.

La lotta antiproletaria

Di conseguenza, nella totale impossibilità di trovare una via per concretare le sue iniziali velleità anticapitalistiche, a causa del vuoto di direzione lasciato dal partito socialista, il ceto medio emergente non può realizzare la sua ricerca di spazio sociale e di potere, se non scontrandosi frontalmente con il proletariato. La natura del movimento fascista è di essere l’espressione ideologica e politica della lotta antiproletaria (e anche di residue velleità anticapitalistiche) attraverso cui si manifesta la nuova rivendicazione di potere del ceto medio emergente. Di conseguenza, l’azione sovvertitrice del fascismo non può essere fermata che da nuove istituzioni che garantiscano, a spese del proletariato, un nuovo rango e un nuovo potere a quel ceto medio di cui il fascismo è espressione.

Giolitti e le elezioni del 1921

Tutto questo, però, nel 1921 non è ancora compreso, al punto che Giolitti, allora capo del governo, si illude addirittura di poter avvalersi del movimento fascista per ridare stabilità alle istituzioni liberali scosse dalla crisi postbellica. Perciò chiede e ottiene dal re lo scioglimento della Camera, e affronta nuove elezioni promuovendo i cosiddetti blocchi nazionali, cioè liste elettorali uniche per tutti i partiti di matrice o ispirazione liberale, dalle quali rimangono fuori soltanto repubblicani, popolari, socialisti e comunisti. Egli è infatti convinto che il partito popolare e il partito socialista, avendo visto nei mesi precedenti, il primo parzialmente e il secondo quasi totalmente, distrutta la propria intelaiatura organizzativa, siano destinati ad uscire drasticamente ridimensionati da nuove elezioni, tanto da essere poi costretti, per conservare qualche peso politico, ad accettare una collaborazione subalterna con le forze liberali, che egli ha intenzione di offrire, come nell’anteguerra, soprattutto ai socialisti.

Pensa inoltre che nuove elezioni gli diano anche il tempo di attendere che la da lui prevista “disfatta del partito socialista” riporti alla testa del partito stesso, screditando il massimalismo, l’ala riformista fautrice della collaborazione subalterna con la borghesia. Giolitti è convinto che le forze liberali, per la prima volta unite, e di fronte ad avversari, invece, divisi e indeboliti, possano ottenere una larga maggioranza assoluta che consenta loro, a differenza che nella Camera del 1919, di esprimere anche da sole un governo stabile. Giolitti, promuovendo l’inclusione nei blocchi nazionali di candidati nazionalisti e fascisti e attribuendo loro un'infondata ispirazione liberale, spera di utilizzarli non solo per rendere più completa la prevista disfatta socialista e popolare, ma anche per far cessare le violenze fasciste dando al movimento fascista la soddisfazione di avere i suoi capi in parlamento e quindi la possibilità di influenzare la vita politica attraverso un suo piccolo gruppo parlamentare.

Il risultato delle elezioni

Il risultato delle elezioni politiche del 15 maggio 1921 evidenzia l'errore di valutazione commesso da Giolitti. Il partito socialista non ha il previsto tracollo perché, pur scendendo da 156 a 122 seggi, rimane il primo partito politico italiano. Inoltre, poiché esso ha subìto pochi mesi prima la scissione comunista, e poiché il partito comunista prende di conseguenza una parte del suo elettorato, ottenendone 16 seggi, le sue perdite nei confronti dei partiti borghesi assommano a 18 seggi. Si tratta quindi di perdite di gran lunga inferiori a quelle preventivate da Giolitti (e previste dagli osservatori politici del tempo), che mostrano come, ad eccezione che nella bassa pianura padana da Bologna a Rovigo (dove si è avuto il deflusso di voti verso destra che ha provocato la maggior parte delle perdite socialiste che hanno dato i 18 seggi in meno), la base di consenso del partito socialista sia rimasta solida, nonostante le violenze subìte ed i collegamenti organizzativi distrutti.

La tenuta dei partiti

Il partito popolare, poi, cresce addirittura da 100 a 107 seggi, perché là dove sono venuti meno, come collettori di voti, sindacati “bianchi” e circoli del partito, distrutti dai fascisti, hanno supplito le parrocchie. I repubblicani, infine, mantengono presso a poco la loro precedente consistenza, ottenendo 22 seggi. Così, le forze al di fuori delle liste giolittiane ottengono complessivamente 267 seggi, contro i 275 dei blocchi nazionali. Si tratta non della larga maggioranza prevista da Giolitti, ma di una maggioranza ridottissima e di fatto inesistente, perché i 35 deputati fascisti eletti nelle liste giolittiane non vogliono favorire il consolidamento del governo Giolitti, tanto che alla fine di giugno del 1921 gli votano contro in parlamento, provocandone la caduta.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo del ceto medio nel movimento fascista?
  2. Il ceto medio, emergente tra borghesia e proletariato, ha espresso tendenze anticapitalistiche e antiproletarie, ma non è riuscito a concretizzarle, trovandosi a scontrarsi con il proletariato per cercare potere e spazio sociale.

  3. Come si manifesta la lotta antiproletaria del fascismo?
  4. Il fascismo rappresenta l'espressione ideologica e politica della lotta antiproletaria del ceto medio, che, non trovando alternative, si oppone frontalmente al proletariato per rivendicare un nuovo potere.

  5. Qual era la strategia di Giolitti nelle elezioni del 1921?
  6. Giolitti sperava di utilizzare il movimento fascista per stabilizzare le istituzioni liberali, promuovendo blocchi nazionali e prevedendo una disfatta del partito socialista, ma la sua valutazione si rivelò errata.

  7. Qual è stato l'esito delle elezioni politiche del 15 maggio 1921?
  8. Contrariamente alle aspettative di Giolitti, il partito socialista ha mantenuto una solida base, riducendo solo di 34 seggi, mentre il partito popolare è cresciuto, dimostrando che le perdite erano inferiori a quelle previste.

  9. Qual è stata la conseguenza della composizione dei seggi dopo le elezioni?
  10. Le forze al di fuori delle liste giolittiane hanno ottenuto 267 seggi, contro i 275 dei blocchi nazionali, creando una maggioranza ridotta e instabile, che ha portato alla caduta del governo Giolitti.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community