Concetti Chiave
- La questione meridionale evidenzia il divario socio-economico tra l'Italia meridionale e settentrionale, accentuatosi dopo l'Unità d'Italia.
- Cavour fu il primo politico a occuparsi della questione, cercando di delineare un piano di rinascita per il Mezzogiorno.
- Nonostante il ritardo economico, alcune aree del Sud hanno settori industriali e agricoli che mostrano segni di vitalità.
- Il brigantaggio emerse come risposta alle disuguaglianze post-unità, con contadini che si unirono a bande in opposizione allo Stato italiano.
- La repressione del brigantaggio da parte del Regno d'Italia aumentò il divario tra Nord e Sud, senza risolvere la questione meridionale.
In questo appunto di storia moderna per le scuole superiori si affronta il tema della “questione meridionale” che riguarda il divario economico, storico e geografico tra l’Italia meridionale e l’Italia settentrionale, che produsse, in particolare a partire dall’Unità d’Italia, una serie di disuguaglianze e sbilanciamenti che si ripercuotono ancora oggi su tutto il territorio nazionale. In particolare, nell’immediato, le politiche di disparità, favorirono alcuni fenomeni illegali, come il brigantaggio.
La questione meridionale: cos’è?
Un aspetto della politica economica e sociale messa in atto dei governi di inizio Novecento ha una connotazione territoriale specifica e intende far fronte a quella che ormai da molti viene chiamata "la questione meridionale": l'espressione vuole indicare il ritardo relativo nello sviluppo socio-economico delle regioni che prima dell'Unità hanno fatto parte del Regno delle Due Sicilie. Sin dai primi anni dopo l'unificazione il divario economico tra l'Italia meridionale e l'Italia settentrionale, già evidenti in precedenza, si è decisamente accentuato. Non che l'economia meridionale non abbia settori dinamici o floridi. Alcuni importanti distretti industriali intorno a Napoli e nel Salernitano continuano ancora a prosperare. Nel settore agricolo alcuni ambiti produttivi attraversano egualmente una fase positiva: si tratta soprattutto delle aree nelle quali si producono beni destinati all'esportazione, dal Marsala alle mandorle, agli agrumi all'olio, alla frutta da tavola. Tuttavia le produzioni industriali non decollano mentre l'attività agricola principale, la produzione del grano, coltivata nelle aziende latifondistiche delle aree interne del Mezzogiorno, ha un andamento alterno e solo verso la fine del primo decennio del XX secolo si comincia a registrare qualche significativo incremento di produttività. È chiaro comunque che la crescita complessiva dell'economia meridionale ha ritmi decisamente più lenti di quelli delle altre aree del Paese e soprattutto del Nord. Ad accentuare inoltre il divario tra Nord e Sud contribuiscono diversi ostacoli ambientali che rendono difficile una rete stradale più efficiente e la presenza di acquedotti che possano portare l'acqua alle zone più aride, e favoriscono una minore concentrazione di competenze tecniche, specie nel settore industriale. Queste componenti spiegano le differenze di velocità nei processi di crescita tra il Nord e il Sud.Per ulteriori approfondimenti sulla questione meridionale vedi qui
Cavour e l’attenzione al Mezzogiorno
In passato, la prima vera personalità politica che si interessò alla questione meridionale fu Camillo Benso conte di Cavour. Dopo l’unità d’Italia infatti, il divario tra Nord e Sud si fece più evidente. Inizialmente i popoli del sud avevano intrapreso con entusiasmo, partecipando e appoggiandola, la missione garibaldina. E si aspettavano, dall’unificazione d’Italia, un ribilanciamento della situazione economica e politica e una risoluzione di gran parte dei loro secolari problemi. All’indomani dell’unificazione, Cavour pose subito l’attenzione al Mezzogiorno italiano, e inviò a Napoli un funzionario, Costantino Nigra, per un dettagliato resoconto della condizione economica in cui versava la zona. Con la situazione ben chiara, il politico delineò le basi per un piano economico di rinascita e progresso del Sud. Tuttavia, egli si spense nel giugno del 1861 lasciando il nascente Regno d’Italia e il Mezzogiorno all’incuria dei suoi successori. Le azioni politiche degli anni successivi non fecero altro che accentuare il già evidente sbilanciamento economico, facendo, di fatto, del Sud una “colonia” del Nord, che oltretutto ne finanziava, con manodopera e risorse, le grandi imprese pubbliche.Per ulteriori approfondimenti su Cavour vedi qui

La risposta del Sud: il “grande brigantaggio”
Un fenomeno molto interessante e strettamente legato alla questione meridionale e al nascente e problematico Regno d’Italia, è quello del brigantaggio. Il movimento, già presente nelle province meridionali, durante i primi anni dell’unità d’Italia si accentua, proprio per colpa della progressiva disparità di condizioni economiche e sociali. Il nuovo Stato italiano infatti, come abbiamo visto, con le sue politiche poco attente e adeguate, non riesce a sostituirsi al vecchio dominio borbonico e anzi, evidenzia quelle problematiche legate alle masse contadine. I contadini infatti, vessati ancora di più dalle nuove imposte sul macinato e la leva obbligatoria, iniziano ad unirsi alle bande di briganti che sfuggono alle logiche politiche e dominano a modo loro le montagne. Così il Regno d’Italia si spacca ancora di più, mentre il Nord si muove all’insegna del progresso e dell’innovazione economica e industriale, il Sud sembra regredire: le sue produzioni e industrie infatti non sono più tutelate nè appoggiate da finanziatori esteri e perdono nel confronto con il settentrione. Tutti i territori del Sud quindi, in particolare Calabria, Abruzzo, Molise, Campania e Basilicata, diventano lo sfondo di una guerriglia portata avanti da briganti e bande clandestine, contro l’esercito del nascente Stato Italiano a suon di furti e razzie. È così che questo fenomeno post-unitario fomentato da disparità economiche e nostalgie borboniche, che esplode in particolare negli anni 1861-1865, viene definito “grande brigantaggio”. La politica di repressione da parte del Regno d’Italia fu dura, e tra arresti, fucilazioni e uccisioni, lo Stato riuscì a debellare il fenomeno. Questo però accentuò, anche negli anni a venire, ancora di più il divario tra Nord e Sud e non risolse la problematica “questione meridionale”.Per ulteriori approfondimenti sul brigantaggio vedi qui
Domande da interrogazione
- Qual è la definizione della "questione meridionale" e quali sono le sue origini?
- Quali sono i principali settori economici del Mezzogiorno e come si confrontano con il Nord?
- Qual è stato il ruolo di Cavour nella questione meridionale?
- Come ha influito il brigantaggio sulla situazione del Sud Italia?
- Quali furono le conseguenze delle politiche di repressione del brigantaggio?
La "questione meridionale" si riferisce al ritardo nello sviluppo socio-economico delle regioni meridionali d'Italia, in particolare quelle che facevano parte del Regno delle Due Sicilie, accentuato dopo l'Unità d'Italia. Questo divario economico ha radici storiche e geografiche che si riflettono ancora oggi.
Il Mezzogiorno presenta settori dinamici, come alcuni distretti industriali e l'agricoltura, ma la crescita complessiva è più lenta rispetto al Nord. Le produzioni industriali non decollano e l'agricoltura, sebbene abbia alcune aree floride, è caratterizzata da un andamento alterno.
Camillo Benso conte di Cavour si interessò attivamente al Mezzogiorno dopo l'Unità d'Italia, inviando un funzionario per valutare la situazione economica e delineando un piano di rinascita. Tuttavia, la sua morte nel 1861 lasciò il Sud in una situazione di incuria, accentuando il divario economico.
Il brigantaggio, accentuato dalle disparità economiche e sociali, divenne un fenomeno significativo nel Sud, con contadini che si univano a bande di briganti in risposta a nuove imposte e alla mancanza di sostegno dallo Stato. Questo ha portato a una guerriglia contro l'esercito italiano, aggravando ulteriormente la divisione tra Nord e Sud.
Le politiche di repressione del Regno d'Italia furono dure e portarono a numerosi arresti e uccisioni, ma non risolsero la questione meridionale. Al contrario, queste azioni accentuarono il divario tra Nord e Sud, lasciando irrisolti i problemi economici e sociali del Mezzogiorno.