Concetti Chiave
- L'Italia post-fascista è caratterizzata da tensioni politiche e violenze, con un contesto economico devastato e truppe alleate ancora presenti.
- Il governo di Ferruccio Parri, formatosi nel 1945, affronta difficoltà nell'attuare un'ampia epurazione e perde la fiducia dei liberali, portando alle dimissioni di Parri.
- Nel 1946, l'amnistia emessa da Togliatti segna la fine dei tentativi di epurazione, stabilizzando la situazione politica e consentendo un governo di larga coalizione.
- Le elezioni del 1946 portano alla nascita della Repubblica, con la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista e il Partito Comunista come principali forze politiche.
- Nel 1948, la Democrazia Cristiana trionfa con il 48,5% dei voti grazie a supporto americano e interventi ecclesiastici, mentre il Fronte Popolare ottiene solo il 31%.
Qual è la situazione dell'Italia post-fascista?
L’Italia, uscita dal fascismo, ancora occupata dalle truppe alleate, economicamente distrutta, è scossa da tensioni e da violenze politiche e portate dalla malavita.
Governo Parri e le sue difficoltà
Ai partiti che fanno parte del CLN viene affidato il compito di formare dei governi provvisori di larga coalizione che includono anche i socialisti e i comunisti.
Il 19 giugno 1945 si forma un governo presieduto da Ferruccio Parri, capo partigiano e dirigente del Partito d’Azione.
Parri sembra intenzionato ad attuare un programma radicale, il cui punto essenziale è una drastica epurazione per le persone più coinvolte col fascismo.
Però un’epurazione ampia sembra difficile da realizzare; questo aspetto del programma di Parri, assieme all’abbozzo di una politica economica che non vuol fare concessioni agli imprenditori inducono i liberali a togliere la fiducia al governo, così da spingere Parri alle dimissioni.
Governo De Gasperi e amnistia
Nel dicembre del 1945 si ricostituisce un governo di ampia coalizione presieduto da Alcide De Gasperi, dirigente della Democrazia Cristiana.
Il Ministro della Giustizia, Palmiro Togliatti, nel giugno del 1946 emette un decreto di amnistia che segna la fine di ogni tentativo di epurazione.
Elezioni del 1946 e referendum
Con le elezioni del 2 giugno 1946 si elegge l’Assemblea Costituente e si tiene il referendum costituzionale, col quale gli elettori devono decidere se la nuova Italia debba essere una repubblica o una monarchia.
Per condizionare l’esito delle elezioni, il re in carica, Vittorio Emanuele III, abdica a favore del figlio, Umberto II.
Nonostante questa mossa, il corpo elettorale – di cui fanno parte anche le donne – sceglie la Repubblica (54.2% dei voti).
Nelle elezioni per la Costituente a primeggiare sono tre partiti: la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista e il Partito Comunista.
Dopo le elezioni del 1946 si costituisce un altro governo di ampia coalizione, sempre presieduto da De Gasperi.
Crisi di governo e Marshall
L’inasprirsi del conflitto internazionale tra i due blocchi, occidentale e sovietico, rende la coabitazione nello stesso governo dei comunisti, dei socialisti e dei membri dei partiti moderati sempre più difficile.
Nel gennaio 1947 il gruppo moderato, guidato da Giuseppe Saragat, decide di uscire dal Partito Socialista e di fondare il nuovo Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (il Partito Socialdemocratico Italiano), che vuole prendere le distanze dai comunisti.
Il segretario di Stato americano, Geroge Marshall fa pressione su De Gasperi affinchè si liberi più al presto possibile dei comunisti e dei socialisti.
Quando arriva la sollecitazione di Marshall, De Gasperi capisce benissimo che la possibilità di godere di eventuali ulteriori aiuti economici americani dipende da una sua netta scelta anticomunista.
Così a metà maggio del 1947, De Gasperi apre una crisi di governo che il 31 maggio si conclude con la costituzione di un nuovo governo, sempre presieduto da lui, ma senza ministri comunisti o socialisti.
Approvazione della Costituzione
La Costituzione viene approvata il 22 dicembre 1947 e il 1° gennaio 1948 può entrare in vigore.
È fondata su un Parlamento bicamerale, diviso in una Camera dei Deputati e in Senato, entrambi eletti a suffragio universale.
Il Parlamento possiede il potere legislativo e ha il diritto di eleggere un Presidente della Repubblica, cui viene conferito un mandato settennale.
Il presidente ha poteri limitati, tra i quali quello di conferire l’incarico al presidente del Consiglio, che ha il compito di formare il governo sulla base della maggioranza che si è creata in parlamento, dal quale deve ricevere un voto di fiducia.
La Costituzione prevede anche l’istituzione di una Corte Costituzionale, che ha il compito di verificare la coerenza delle leggi approvate dal Parlamento.
Elezioni del 1948 e tensioni
Dopo l’approvazione della Costituzione per le prime elezioni del nuovo Parlamento, fissate per il 18 aprile 1948.
La contesa politica è tra la Democrazia Cristiana, guidata da De Gasperi e le opposizioni di sinistra, riunite sotto il nome di Fronte Popolare.
La Democrazia Cristiana può godere di tre elementi di notevole vantaggio:
1. dagli Stati Uniti arrivano 176 milioni di dollari; il 20 marzo 1948 George Marshall dichiara pubblicamente che nel caso di una vittoria dei comunisti gli aiuti verranno sospesi;
2. a favore della DC intervengono anche il pontefice, Pio XII e vari altri prelati;
3. infine, proprio negli ultimi giorni di febbraio del 1948 in Cecoslovacchia c’è un colpo di Stato comunista; i giornali di sinistra giustificano il colpo di Stato; la stampa che appoggia lo schieramento politico moderato suggerisce invece che la sorte della Cecoslovacchia potrebbe toccare all’Italia, nel caso di vittoria del Fronte Popolare.
Attentato a Togliatti
Il 18 aprile 1948 la Democrazia Cristiana stravince le elezioni col 48,5% dei voti; il Fronte Popolare il 31%.
Il 23 maggio 1948 De Gasperi può costituire il suo sesto governo, appoggiato da una larghissima maggioranza.
La sconfitta per le sinistre è molto grave, ma i dirigenti dei partiti di sinistra conservano il rispetto nei confronti delle nuove istituzioni democratiche.
Il 14 luglio 1948 un giovane anticomunista spara davanti a Montecitorio a Palmiro Togliatti, con l’intenzione di ucciderlo, ma comunque egli si salva.
Molti militanti comunisti si riversano nelle strade, considerando l’attentato come un modo per eliminare il Partito Comunista.
I capi del Partito Comunista, che giudicano impossibile il successo di un’insurrezione, si adoperano subito per bloccare le iniziative spontanee.
Alla fine la tensione rientra.
Domande da interrogazione
- Quali erano le principali difficoltà del governo Parri dopo la fine del fascismo?
- Qual è stato il ruolo dell'amnistia emessa da Togliatti nel 1946?
- Come influenzarono gli aiuti americani le elezioni del 1948 in Italia?
- Quali furono le conseguenze dell'attentato a Togliatti nel 1948?
- Quali sono le caratteristiche principali della Costituzione italiana approvata nel 1947?
Il governo di Ferruccio Parri, formato nel 1945, affrontò difficoltà legate alla realizzazione di un programma radicale di epurazione e a una politica economica che non soddisfaceva i liberali, portando alla sua caduta.
L'amnistia emessa dal Ministro della Giustizia Palmiro Togliatti segnò la fine dei tentativi di epurazione, facilitando la formazione di un governo di ampia coalizione presieduto da De Gasperi.
Gli aiuti americani, dichiarati pubblicamente da George Marshall, furono un fattore decisivo per la Democrazia Cristiana, che ottenne 176 milioni di dollari, influenzando l'esito delle elezioni a favore di De Gasperi.
L'attentato a Palmiro Togliatti suscitò una forte reazione tra i militanti comunisti, che percepirono il gesto come un attacco al loro partito, ma i leader comunisti riuscirono a contenere le tensioni e a evitare un'insurrezione.
La Costituzione, entrata in vigore nel 1948, stabilisce un Parlamento bicamerale, un Presidente della Repubblica con poteri limitati e l'istituzione di una Corte Costituzionale per garantire la coerenza delle leggi.