Concetti Chiave

  • Il riarmo della Germania nazista ha ridotto la disoccupazione e garantito profitti alla grande industria, ma ha anche aumentato l'indebitamento pubblico e creato saldi passivi nel commercio estero.
  • Il regime di Hitler ha utilizzato l'antisemitismo per appropriarsi delle ricchezze delle comunità ebraiche e per legare le banche tedesche alla grande industria, recidendo i legami con il capitalismo internazionale.
  • Il progetto espansionistico di Hitler mirava all'asservimento dell'Europa dell'Est, iniziando con un accordo commerciale tra Germania e Ungheria che ha stabilito un modello per futuri accordi con regimi fascisti nei Balcani.
  • Gli accordi economici nei Balcani prevedevano scambi diretti di merci senza l'uso di moneta pregiata, accumulando debiti da parte della Germania, programmati per non essere pagati.
  • La crisi del 1929-’33 ha minacciato la stabilità del regime fascista italiano, costringendolo a rivedere una politica economica non imperialistica fino ad allora.

Indice

  1. Il riarmo della Germania nazista
  2. Politica economica e antisemitismo
  3. Espansionismo e accordi commerciali
  4. Accordi economici nei Balcani
  5. Conseguenze della crisi del 1929

Il riarmo della Germania nazista

Il riarmo della Germania nazista, che è cominciato con l’ascesa al potere di Hitler, da un lato come si è visto, assicura nuovamente i profitti della grande industria tedesca e riassorbe gradualmente la disoccupazione esistente nel paese, ma da un altro lato fa crescere enormemente l’indebitamento pubblico, crea forti saldi passivi nel commercio estero, e accentua la scarsità dei capitali.

Politica economica e antisemitismo

Il regime hitleriano cerca una soluzione a questi problemi mediante una politica tratta dai postulati razzistici della sua ideologia. Esso spinge infatti all’esasperazione il suo antisemitismo in modo da poter impadronirsi delle cospicue ricchezze delle fiorenti comunità ebraiche tedesche, e allo scopo soprattutto di recidere i vincoli delle banche tedesche con il capitalismo internazionale, ponendo tutte le banche della Germania al servizio della grande industria tedesca. Inoltre il regime hitleriano mira a trovare nell’Est europeo quelle materie prime che le altre potenze industriali traggono dai loro imperi coloniali, e la cui mancanza soffoca lo sviluppo industriale tedesco e accentua pesantemente la sua tradizionale penuria di capitali.

Espansionismo e accordi commerciali

Hitler, la cui formazione ideologica è radicata, oltre che nell’antisemitismo degli ambienti della Vienna prebellica in cui ha vissuto in gioventù, anche nel clima di nazionalismo militarista pangermanista e antislavo diffuso negli anni di guerra dagli imprenditori della grande industria, interessati ad accaparrarsi le risorse dell’Oriente europeo, dà ora corpo ad un progetto espansionistico. Tale progetto porta alle estreme conseguenze politico-ideologiche alcune tendenze della grande industria tedesca a risolvere i suoi problemi attraverso il completo asservimento dell’Europa dell’Est. Un primo passo verso l’asservimento dell’Europa dell’Est alla Germania si ha subito dopo l’ascesa al potere di Hitler, con la stipulazione di un accordo commerciale di nuovo genere tra Germania e Ungheria, che costituirà il modello di altri accordi della Germania con i nuovi regimi fascisti affermatisi nei Balcani.

Accordi economici nei Balcani

Tali accordi consistono in scambi diretti di merci contro merci, senza uso di moneta pregiata. La Germania, poiché importa da questi paesi molte più merci di quante ne esporti, accumula debiti che non paga, e che, pur essendo prevista in teoria una compensazione futura, ha già in programma di non pagare. Infatti le materie prime importate dall’area balcanica le servono per finanziare un programma di riarmo destinato a risolvere anche i suoi problemi debitorii con la guerra. D’altra parte, per l’Ungheria, e poi per altri paesi balcanici, questi accordi servono a smaltire eccedenze di prodotti dei loro grandi proprietari terrieri, che avevano perduto ogni altro mercato in seguito alla crisi del 1929-’33.

Conseguenze della crisi del 1929

L’Italia fascista non ha avuto una politica imperialistica fino alle soglie degli anni Trenta. Ma la crisi del 1929-’33, provocando la svalutazione delle monete dei principali paesi industriali, dalla sterlina al dollaro, ha conseguenze economiche tali da mettere in pericolo la stabilità del regime fascista.

Domande da interrogazione

  1. Quali sono le conseguenze economiche del riarmo della Germania nazista?
  2. Il riarmo ha portato a profitti per la grande industria tedesca e ha ridotto la disoccupazione, ma ha anche aumentato l'indebitamento pubblico e creato saldi passivi nel commercio estero, accentuando la scarsità di capitali.

  3. Come il regime di Hitler ha utilizzato l'antisemitismo nella sua politica economica?
  4. Il regime ha esasperato l'antisemitismo per appropriarsi delle ricchezze delle comunità ebraiche e per isolare le banche tedesche dal capitalismo internazionale, ponendole al servizio della grande industria tedesca.

  5. Qual è il significato degli accordi commerciali tra Germania e Ungheria?
  6. Questi accordi rappresentano un primo passo verso l'asservimento dell'Europa dell'Est, permettendo alla Germania di accumulare risorse e di risolvere i suoi problemi economici attraverso scambi diretti di merci.

  7. In che modo la crisi del 1929 ha influenzato l'Italia fascista?
  8. La crisi ha provocato la svalutazione delle monete e ha messo in pericolo la stabilità del regime fascista, che fino ad allora non aveva adottato una politica imperialistica.

Domande e risposte

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