Concetti Chiave
- La crisi economica del 1929-’33 in Spagna provocò miseria e malcontento, contribuendo al discredito della monarchia e alla fuga del re Alfonso XIII.
- La Repubblica spagnola nacque dopo le elezioni per un'Assemblea costituente, dominata dal PSOE, in un contesto di forti discordie sociali e politiche.
- Il governo di coalizione (1931-1933) realizzò riforme significative in ambito giuridico e sociale, ma evitò riforme economico-sociali cruciali come l'esproprio del latifondo.
- Le disuguaglianze agrarie erano marcate, con un numero limitato di grandi proprietari che deteneva la metà delle terre coltivabili, mentre piccoli proprietari vivevano in condizioni di povertà.
- L'elezione di un governo di destra nel 1933 portò al blocco delle riforme e a una crescente repressione, scatenando agitazioni popolari e rivolte significative.
Indice
La crisi economica e politica
La crisi del 1929-’33 coinvolge anche la Spagna, accrescendo la miseria e il malcontento delle masse. La monarchia, incapace di affrontare la situazione, ne rimane screditata, tanto che il re Alfonso XIII, visto il generale orientamento del popolo verso la repubblica, rinuncia alla lotta e si ritira in esilio.
La nascita della repubblica
Occorre quindi dare un nuovo regime alla Spagna e vengono perciò indette elezioni per un’Assemblea costituente. Nelle elezioni, il partito socialista operaio spagnolo (il PSOE), ottiene la maggioranza relativa; al secondo posto è il partito di azione repubblicana, guidato da Manuel Azaña, al quale dà autorità il suo contributo alla caduta della monarchia. La Costituente, appena eletta, proclama la repubblica, che eredita una situazione esplosiva, per le sfibranti, secolari discordie tra i grandi proprietari terrieri e le masse lavoratrici, tra la Chiesa e i liberali, tra gli autonomisti e i fautori di un governo centrale.
Riforme e resistenze
I due partiti vincitori delle elezioni, ai quali hanno aderito nuclei della borghesia industriale, formano un governo di coalizione (1931-1933), che compie un’azione incisivamente riformatrice sul piano della modernizzazione giuridica e della laicizzazione della Spagna (istituisce il matrimonio civile e il divorzio, garantisce le libertà civili, sancisce il diritto alle autonomie regionali, di cui usufruisce subito la Catalogna, compie un’importante riforma del sistema scolastico, umanizza il sistema carcerario). Ma per paura delle forze conservatrici, che si oppongono duramente al governo, questo non realizza riforme economico- sociali, e in particolare quella dell’esproprio del latifondo, che, pur sancito sulla carta, non viene attuato.
Disuguaglianze agrarie
Un numero ristretto di grandissimi e grandi proprietari (circa 50 mila) possiede la metà dell’intero terreno coltivabile della Spagna; i piccoli proprietari (un milione e mezzo) vivono in povertà, con una media di appena un ettaro di terreno a testa, tanto che sono costretti ad offrirsi come braccianti nelle terre dei grandi proprietari, ai quali, però, basta una coltura estensiva, dato che le grandi, e spesso immense loro proprietà, e lo sfruttamento della mano d’opera con salari di fame, consentono larghe rendite, che essi godono parassitariamente nelle città dove hanno residenza.
Conservatori al potere
Legate all’aristocrazia fondiaria sono, oltre forti nuclei della borghesia industriale, anche le alte gerarchie della Chiesa, che è proprietaria di latifondi e ha vasti interessi nel mondo finanziario e industriale. La politica instabile del governo di coalizione e il malcontento generalizzato tra le masse popolari permettono alle forze conservatrici di avere la meglio nelle elezioni del 1933. Si forma così un nuovo governo di destra, con l’appoggio delle forze di centro. Il nuovo governo blocca ogni riforma e ostacola quelle attuate e in via di attuazione. Inoltre, per accentuare rigorosamente il potere centrale dello Stato, annulla l’autonomia della Catalogna, e per lo stesso motivo emana norme che opprimono le minoranze basche e galiziane.
Rivolte e repressioni
Seguono agitazioni popolari, scioperi, vere e proprie rivolte. La più tragica è quella dei minatori delle Asturie (la cui economia si reggeva e si regge sui prodotti del sottosuolo, carbone, zinco, ferro, manganese, rame), dove hanno il loro centro più forte gli anarchici (5-7 ottobre 1934). L’aspra rivolta è stroncata nel sangue, con l’intervento di truppe monarchiche stanziate in Marocco (parte della costa settentrionale del Marocco è sotto la Spagna) e della Legione straniera, guidate dal generale Francisco Franco, che usa metodi spietati, anche ricorrendo a torture contro i prigionieri. In questo contesto si sviluppa in Spagna la Falange, un partito nato nell’ottobre 1933 e che prende a modello la milizia fascista. Ne è fondatore Josè Antonio de Rivera, figlio del generale Miguel Primo de Rivera, colui che aveva instaurato una propria dittatura conservatrice appoggiata dalla monarchia (1923-1930). Prende allora consistenza anche la Confederazione spagnola della destra autonoma (la CEDA), fondata da José Gil Robles, l’uomo più rappresentativo dell’estrema destra.
Domande da interrogazione
- Quali furono le cause principali della crisi economica e politica in Spagna tra il 1929 e il 1933?
- Come si sviluppò la nascita della repubblica spagnola?
- Quali riforme furono attuate dal governo di coalizione tra il 1931 e il 1933?
- Quali erano le disuguaglianze agrarie in Spagna durante questo periodo?
- Quali furono le conseguenze delle elezioni del 1933 per il governo spagnolo?
La crisi del 1929-’33 portò miseria e malcontento, screditando la monarchia di Alfonso XIII, che si ritirò in esilio a causa dell'orientamento popolare verso la repubblica.
Dopo le elezioni per un’Assemblea costituente, il PSOE ottenne la maggioranza relativa e proclamò la repubblica, ereditando una situazione di conflitti tra proprietari terrieri e masse lavoratrici, tra Chiesa e liberali.
Il governo di coalizione realizzò riforme significative come il matrimonio civile, il divorzio, e la riforma scolastica, ma non attuò riforme economico-sociali, come l'esproprio del latifondo, a causa della resistenza conservatrice.
Circa 50 mila grandi proprietari possedevano la metà del terreno coltivabile, mentre un milione e mezzo di piccoli proprietari vivevano in povertà, costretti a lavorare come braccianti per salari miseri.
Le elezioni del 1933 portarono al potere un governo di destra che bloccò le riforme e annullò l'autonomia della Catalogna, scatenando agitazioni popolari e violente repressioni, come quella dei minatori delle Asturie.