Concetti Chiave

  • Giuseppe Berto, nato nel 1914 a Mogliano Veneto, proveniva da una famiglia modesta e la sua formazione accademica fu segnata da un rapporto difficile con il padre.
  • Durante la sua gioventù, Berto partecipò attivamente ai movimenti giovanili fascisti e combatté come volontario nella guerra d'Abissinia, ricevendo medaglie al valore militare.
  • La prigionia negli Stati Uniti rappresentò una svolta nella sua carriera, dove iniziò a scrivere e a collaborare a una rivista tra prigionieri, influenzato dalla letteratura americana.
  • Tra le sue opere principali si trovano "Il cielo è rosso", vincitore del Premio Firenze nel 1948, e "Il male oscuro", un romanzo autobiografico pubblicato nel 1964.
  • Nonostante i riconoscimenti, Berto soffrì di una grave nevrosi da angoscia che influenzò negativamente la sua carriera fino alla sua morte per cancro nel 1978.

Questo appunto di Storia si propone di presentare la figura di Giuseppe Berto, scrittore, drammaturgo e sceneggiatore italiano del Novecento soffermandosi sulla carriera militare, la prigionia durante la Seconda Guerra Mondiale e le sue opere principali.

Giuseppe Berto: scrittore e drammaturgo italiano articolo

Giuseppe Berto: le origini

Giuseppe Berto nacque a Mogliano Veneto il 27 dicembre 1914 da una famiglia di modeste condizioni economiche. Il padre infatti dopo il congedo dall’Arma dei Carabinieri aprì un negozio di cappelli e ombrelli ed insieme alla moglie portava avanti l’attività di venditore ambulante nei mercatini. Giovanni Berto era il primo di cinque figli ma nonostante le modeste disponibilità economiche fu iscritto al Collegio salesiano di Mogliano Veneto dove si applicò allo studio con grande diligenza per ripagare gli sforzi economici della famiglia. In seguito frequentò e concluse gli studi al liceo di Treviso. A questo punto il rapporto con il padre si incrinò poiché, visto il suo poco impegno nello studio al liceo, egli non era più disponibile a provvedere al suo mantenimento all’università. Questo rapporto tormentato resta un nodo cruciale mai risolto che segna l’esperienza personale e letteraria dell’autore.

Formazione e carriera militare

Nel frattempo Berto nel 1929 entrò negli Avanguardisti e successivamente prese parte ai Giovani Fascisti. Gli avanguardisti erano giovani italiani di età compresa tra i 14 e i 18 anni, dal 1926 costituirono l’Opera nazionale Balilla mentre dal 1937 la Gioventù Italiana del Littorio. Nell’Opera nazionale Balilla i giovani avrebbero dovuto imparare la disciplina e l’istruzione militare, sportiva, l’educazione spirituale culturale, religiosa ed infine provvedere all’istruzione professionale e tecnica. I Giovani Fascisti invece raccoglievano ragazzi dai 18 ai 21 anni che si proponeva sempre di inculcare nei giovani un’educazione fascista morale, fisica, sociale e militare per formare carattere, emotività e senso critico nei giovani. Si arruolò nel Regio Esercito e fu mandato in Sicilia, riuscì a iscriversi alla Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Padova ma non portò avanti brillantemente gli studi. Prese parte ai Gruppi universitari fascisti, detti GUF, ovvero gruppi ad iscrizione volontaria di giovani tra i 18 e i 21 anni iscritti ad una Università o Accademia Militare. Si occupavano anch’esse di attività politico-culturali e sportive. Il sentimento patriottico frutto dell’educazione fascista lo condusse nel 1935 a partire come volontario nella guerra d’Abissinia dove combattè in Africa centrale per quattro anni come sottotenente. Fu ferito al piede e ricevette per il suo eroico contributo una medaglia d’argento e una di bronzo al valore militare. Tornò in Italia nel 1939 giusto il tempo necessario per finire i suoi studi universitari con una tesi in Storia dell’Arte nel 1940. Nel frattempo scoppiò la Seconda Guerra Mondiale alla quale l’Italia prese parte nel 1940. Intanto Berto intraprese una breve carriera nell’insegnamento di latino, storia ed italiano che abbandonò presto per arruolarsi come volontario di guerra desideroso di combattere al fronte. Si arruolò nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale per combattere nell’Africa settentrionale e nel 1942 si trovò al fronte in Africa tra l’Egitto e la Tunisia tra le fila delle Camicie Nere. Qui dopo varie disfatte dell’esercito italiano cadde prigioniero al termine della campagna di Tunisia il 13 maggio 1943.

Per approfondimenti sul Fascismo vedi anche qua

Prigionia e inizio della carriera

Trasferito negli Stati Uniti trascorse il periodo di prigionia passando da un campo all’altro. Optando per la non cooperazione subì violenze di ogni genere e questa esperienza fu la svolta per la sua carriera letteraria dando inizio alla sua passione per la scrittura. Insieme ad alcuni compagni di prigionia infatti collaborò alla redazione di una rivista in unica copia manoscritta intitolata Argomenti che circolava tra i prigionieri. Essenziali per la sua poetica furono anche i contatti con la letteratura americana. E’ in questo contesto che conosce gli scritti di Steinbeck ed Hemingway e in cui inizia seriamente a dedicarsi alla scrittura con la stesura di racconti e dei suoi primi due romanzi.

Nel febbraio del 1946 tornò in Italia e riuscì ad attirare l’attenzione di un editore per la pubblicazione dei suoi manoscritti.

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Opere e riconoscimenti

Nel 1940 pubblicò sul Gazzettino sera di Venezia il racconto lungo in quattro puntate La colonna Feletti, una specie di reportage di un accadimento personale dedicato alla memoria di quattro compagni caduti in Africa orientale. La narrazione presenta uno stile spiccatamente giornalistico.

Sulla battaglia combattuta nell’Africa settentrionale nel 1942 l’autore basò la stesura del suo diario del fronte Guerra in camicia nera del 1955 nel quale riporta la sua esperienza personale. Egli, che in quella situazione era l’addetto ai rifornimenti di viveri, riuscì a scampare alla disfatta del suo Battaglione.

Durante la prigionia in America la sua scrittura subì una svolta. In questo periodo scrisse numerosi racconti brevi e scherzosi, altri lunghi e più impegnati. Alcuni di questi rientrano nella raccolta del 1963 Un po’ di successo, mentre del 1944 è il primo romanzo Le opere di Dio e il secondo romanzo La perduta gente. Quest’ultimo, pubblicato dopo il ritorno in Italia alla fine dell’anno 1946, fu intitolato dall’editore Leo Longanesi Il cielo è rosso, titolo che piacque molto a Berto e che divenne un successo internazionale vincendo anche il Premio Firenze per la letteratura nel 1948.

Malattia e ultimi anni

Sull’onda del neorealismo scrisse altre opere stroncate dalla critica. Gli insuccessi ottenuti portarono l’autore a sviluppare una malattia che viene identificata come nevrosi da angoscia che per un decennio lo afflisse impedendogli di lavorare. Si occupò anche di giornalismo e di sceneggiature cinematografiche. Trovò sollievo dalla malattia grazia alla terapia psicanalitica che gli permise di scrivere e pubblicare nel 1964 uno dei suoi capolavori: Il male oscuro. Un romanzo autobiografico in cui l’autore ricerca le radici della sua sofferenza da cui viene tratto anche un film diretto da Mario Monicelli. La malattia purtroppo peggiorò impedendogli di concentrarsi con costanza sulla scrittura e dopo un lungo soggiorno in una clinica a Innsbruck e una lunga convalescenza nella sua proprietà in Calabria Giuseppe Berto morì di cancro a Roma il 1 novembre 1978.

Alla sua memoria è intitolato il premio letterario Premio Giuseppe Berto che si svolge ogni anno alternativamente nelle città di Mogliano Veneto, sua città natale, e Vibo Valentia.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'importanza della prigionia di Giuseppe Berto nella sua carriera letteraria?
  2. La prigionia negli Stati Uniti rappresentò una svolta fondamentale per Berto, poiché durante questo periodo iniziò a scrivere attivamente, collaborando a una rivista manoscritta e scoprendo la letteratura americana, che influenzò profondamente il suo stile (come citato nel testo).

  3. Quali opere significative ha scritto Giuseppe Berto e quali riconoscimenti ha ricevuto?
  4. Tra le opere principali di Berto ci sono "Il cielo è rosso", che vinse il Premio Firenze nel 1948, e "Il male oscuro", un romanzo autobiografico pubblicato nel 1964. Queste opere hanno contribuito a consolidare la sua reputazione come scrittore (come menzionato nel testo).

  5. Come ha influito l'educazione fascista sulla vita di Giuseppe Berto?
  6. L'educazione fascista ha plasmato il patriottismo di Berto, portandolo a combattere come volontario nella guerra d'Abissinia e successivamente nella Seconda Guerra Mondiale, esperienze che hanno segnato profondamente la sua vita e la sua scrittura (come descritto nel testo).

  7. Quali sfide personali ha affrontato Giuseppe Berto nella sua vita?
  8. Berto ha affrontato un rapporto difficile con il padre, insuccessi letterari e una malattia identificata come nevrosi da angoscia, che lo ha afflitto per un decennio, influenzando la sua capacità di scrivere (come evidenziato nel testo).

  9. In che modo la sua formazione e le esperienze giovanili hanno influenzato la scrittura di Berto?
  10. La formazione di Berto, compresa la sua partecipazione agli Avanguardisti e ai Giovani Fascisti, insieme alle esperienze di guerra e prigionia, hanno fornito un contesto ricco di emozioni e riflessioni che si riflettono nelle sue opere letterarie (come indicato nel testo).

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