Concetti Chiave
- Giuseppe Zanardelli fu nominato presidente del consiglio nel 1901, ma lasciò gran parte delle decisioni a Giovanni Giolitti, che divenne primo ministro nel 1903.
- Giovanni Giolitti, entrato in parlamento nel 1882, aveva una vasta esperienza nell'amministrazione pubblica e sapeva utilizzare la sua conoscenza per conquistare un ruolo di potere.
- Il politico ideale, secondo Giolitti, doveva possedere buon senso, fermezza, efficienza e capacità di affrontare i problemi con ironia e furbizia.
- Lo sviluppo industriale in Italia durante la rivoluzione industriale portò alla nascita di aziende come Fiat e Alfa Romeo, formando il triangolo industriale di Torino, Milano e Genova.
- Giolitti propose un piano di riforme per coinvolgere il Partito socialista italiano, ma si scontrò con le divisioni interne tra riformisti e massimalisti.
Indice
Nomina di Giuseppe Zanardelli
Nel 1901 il Re Vittorio Emanuele III nominò presidente del consiglio Giuseppe Zanardelli. Lo affiancava Giovanni Giolitti. Zanardella, ormai vecchio, lasciò che fosse Giolitti a prendere le decisioni più importanti e nel 1903 rassegnò le dimissioni e Giolitti diventò primo ministro. Dal 1901 al 1914 si definì l’eta giolittiana. Giolitti non resse direttamente il governo per tutti questi anni: faceva parte del suo modo di far politica l’abbandonare nei momenti di crisi il potere nelle mani di uomini di fiducia.
Carriera politica di Giolitti
Giolitti entrò in parlamento nel 1882, dopo aver lavorato per 20 anni nell’amministrazione statale e avere acquisito una grande familiarità con i conti e la finanza statale, non che una conoscenza approfondita dei meccanismi burocratici e legislativi della macchina statale. Partecipò a molte riunioni e dimostrò ai colleghi di conoscere perfettamente il bilancio dello stato. Nonostante la grande stima che nutriva verso De Pretis Giolitti sapeva che solo ponendosi come oppositore dell’esecutivo al potere avrebbe potuto crearsi un proprio ruolo politico e ambire a incarichi di governo.
Caratteristiche del politico ideale
Per Giolitti era importante che il politico avesse buon senso, fosse deciso e fermo nelle scelte, affrontasse i problemi con efficienza ma anche con ironia, nei confronti degli avversari non serbasse rancore e che avesse furbizia.
Rivoluzione industriale in Italia
Decollo della rivoluzione industriale. I progressi più evidenti si registrarono nell’industria siderurgica, nell’industria elettrica e nell’industria meccanica (sorsero nuove aziende come la Fiat, l’Alfa Romeo e la Lancia). Nel settore tessile vi fu un notevole sviluppo nell’industria del cotone. Si formò il triangolo industriale formato da Torino, Milano e Genova. L’agricoltura crebbe nella pianura padana dove vennero migliorate le tecniche produttive.
Sviluppo economico e protezionismo
Lo sviluppo economico fu favorito da condizioni particolari. L’industria italiana fu fortemente aiutata nel suo nascere dall’intervento statale. Le varie commesse statali nel campo dei trasporti ferroviari che incentivarono la crescita in particolare del settore meccanico e di quello siderurgico. L’industria inoltre si sviluppò all’interno di un sistema protetto. La politica protezionistica attuata con l’imposizione di alte tasse sui prodotti esteri danneggio il mezzogiorno. Un contributo fu dato dalle grandi banche che finanziarono le nuove industrie.
Miglioramenti nelle città italiane
Vi furono notevoli miglioramenti nel livello medio di vita. Gli sviluppi si videro nelle città: l’illuminazine elettrica, i trasporti urbani. L’arrivo dell’acqua corrente e del gas in molte case. Le condizioni igieniche generali migliorarono anche grazie alle innovazioni in campo medico e sanitario. La popolazione si spostò in grande misura dalle campagne alle città, sedi delle principali industrie. La vita delle città comportò nuovi disagi per gli abitanti e soprattutto per quelli delle classi operaie, costretti a vivere in quartieri sovraffollati, malsani e degradati.
Piano di riforme di Giolitti
Giolitti elaborò un piano di riforme coinvolgendo il Partito socialista italiano (la classe operaia) all’interno del quale vi erano 2 correnti: quella riformista e quella massimalista. I riformisti volevano cambiare la società gradualmente attraverso delle riforme.
I massimalisti guidati da Mussolini ritenevano che per cambiare la società fosse necessario ricorrere alla rivoluzione. Giolitti più volte cercò l’appoggio del socialisti riformisti per affrontare la democrazia italiana ma il partito non accetto. Vi fu un primo sciopero generale nazionale con una vittoria dei massimalisti.
Domande da interrogazione
- Qual è stato il ruolo di Giuseppe Zanardelli nel governo italiano del 1901?
- Come si è sviluppata la carriera politica di Giovanni Giolitti?
- Quali caratteristiche cercava Giolitti nel politico ideale?
- Quali settori hanno visto il maggiore sviluppo durante la rivoluzione industriale in Italia?
- Qual è stato l'impatto delle politiche protezionistiche sull'industria italiana e sul mezzogiorno?
Giuseppe Zanardelli fu nominato presidente del consiglio nel 1901 dal Re Vittorio Emanuele III, ma lasciò gran parte delle decisioni importanti a Giovanni Giolitti, che divenne primo ministro nel 1903 dopo le dimissioni di Zanardelli.
Giovanni Giolitti entrò in parlamento nel 1882 dopo 20 anni di esperienza nell'amministrazione statale, dove acquisì competenze in finanza e burocrazia, e si posizionò come oppositore per costruire il suo ruolo politico.
Giolitti riteneva che un politico ideale dovesse avere buon senso, decisione, efficienza, ironia, assenza di rancore verso gli avversari e furbizia.
Durante la rivoluzione industriale, i settori che hanno registrato i progressi più evidenti sono stati l'industria siderurgica, elettrica e meccanica, con la nascita di aziende come Fiat, Alfa Romeo e Lancia.
Le politiche protezionistiche, con alte tasse sui prodotti esteri, hanno favorito lo sviluppo dell'industria italiana, ma hanno danneggiato il mezzogiorno, mentre le grandi banche hanno contribuito finanziando le nuove industrie.