Concetti Chiave

  • La decolonizzazione è vista attraverso vari parametri, con interpretazioni che vanno da visioni conservatrici a quelle più critiche come la teoria del sottosviluppo.
  • Il caso del Congo Belga evidenzia l'idea che la preparazione insufficiente della popolazione abbia influito negativamente sull'indipendenza post-coloniale.
  • La teoria del sottosviluppo suggerisce che la decolonizzazione ha portato alla creazione di classi dirigenti legate ancora alle ex potenze coloniali, ostacolando una reale indipendenza.
  • Il carattere pilotato della decolonizzazione è comune a molte potenze coloniali, con eccezioni significative come le lotte in Vietnam e Algeria.
  • I movimenti di massa hanno giocato un ruolo cruciale, trasformando richieste di riforma in aspirazioni nazionaliste più strutturate e organizzate.

La complessità della decolonizzazione

La storia della decolonizzazione è piuttosto complessa e in genere viene studiata secondo tre parametri diversi che corrispondono a visioni e ideologie di altrettanti gruppi di studiosi.

Visioni conservatrici e il Congo Belga

Gli storici conservatori, di solito assai legati alle amministrazioni coloniali, presentano la decolonizzazione come una serie di misure riformistiche preparate a lungo e perseguite con molta fatica. Su questa linea di analisi, si colloca il caso del Congo Belga, divenuto poi Zaire, le cui vicende drammatiche dopo l’indipendenza sono da attribuire alla scarsa preparazione all’indipendenza della popolazione. All’avanguardia della decolonizzazione si colloca soprattutto l’Inghilterra a causa della sua lunga tradizione liberale. L’arretratezza del Portogallo costituisce la causa della resistenza del Governo portoghese a decolonizzare. In altre parole, in base a questa visione eurocentrica del problema, il buon esito della decolonizzazione sarebbe dipeso dall’apertura più o meno liberale del Paese ex colonialista.

Teoria del sottosviluppo e neocolonialismo

Una seconda scuola di pensiero spiega la decolonizzazione secondo la teoria del sottosviluppo e secondo il concetto di neocolonialismo. Nell’insieme, si tratta di una visione neocoloniale del problema. La decolonizzazione consisterebbe nella creazione o nel consolidamento di classi sociali “compradoras” (= borghesia imperialista) che verrebbero favorite, fino a renderle sufficientemente forti, a tal punto da facilitare la sostituzione dell’amministrazione diretta con governi formalmente indipendenti, retti da classi dirigenti legate ancora con la metropoli, per mezzo di rapporti economici, sociali e politici preferenziali. Questa sorta di cooptazione è considerata come l’elemento essenziale del processo di decolonizzazione e si tratterebbe, alla fine di una nuova spartizione del mondo. Questa teoria ha un punto debole: la borghesia “compradora” non poteva diventare una borghesia nazionale capace di accumulare ricchezze e di potersi destreggiare in operazioni di scelta autonome.

Lotta nazionalista e cronologia

Infine, la terza corrente di pensiero vede la decolonizzazione come il risultato della lotta vittoriosa dei nazionalisti del Terzo Mondo contro le potenze coloniali, ormai indebolite. La cronologia della decolonizzazione mette in evidenza anche che, fino alla metà degli anni Cinquanta, le potenze europee non avevano alcuna intenzione di trasferire il potere politico, anche se in alcuni, casi esse vi sono state costrette.

Carattere pilotato e movimenti di massa

Un altro aspetto importante della decolonizzazione è di avere avuto un carattere pilotato, soprattutto nel dopoguerra, come quella che aveva caratterizzato l’India e gli altri territori asiatici dell’Inghilterra fra le due guerre. Si tratta di una caratteristica comune a molte potenze coloniali, fatta eccezione delle lotte per la liberazione nazionale nel Vietnam, in Algeria prima e in Angola, Mozambico, Guinea Bissau e Zimbabwe più tardi. Il punto di rottura fu determinato dall’emergere di movimenti politici di massa di varo tipo che, a causa dell’indugio volontario del riformismo coloniale, si trasformarono, ben presto, in forme organizzate di rivendicazioni sempre più avanzate e diffuse. Occorre a questo punto, sottolineare che nel secondo dopoguerra i processi di decolonizzazione non furono coerenti perché cambiarono in continuazione a seconda della nuova congiuntura. In pratica, sia la Francia che l’Inghilterra, negli anni Cinquanta, soprattutto in Africa, vollero applicare alle colonie che restavano loro, le stesse politiche che aveva elaborato prima, ma i tempi erano cambiati e il soffio di libertà portato dalla Seconda Guerra mondiale non era passato invano.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la visione degli storici conservatori sulla decolonizzazione?
  2. Gli storici conservatori vedono la decolonizzazione come un processo riformistico, attribuendo le difficoltà post-indipendenza del Congo Belga alla scarsa preparazione della popolazione, e sottolineano l'importanza dell'apertura liberale del Paese ex colonialista (testo).

  3. Come viene interpretata la decolonizzazione secondo la teoria del sottosviluppo?
  4. Questa teoria considera la decolonizzazione come un consolidamento di classi sociali "compradoras" che, legate alla metropoli, sostituiscono l'amministrazione diretta con governi formalmente indipendenti, evidenziando una nuova spartizione del mondo (testo).

  5. Qual è il ruolo della lotta nazionalista nella decolonizzazione?
  6. La terza corrente di pensiero sostiene che la decolonizzazione sia il risultato della lotta vittoriosa dei nazionalisti del Terzo Mondo contro potenze coloniali indebolite, con una cronologia che mostra la resistenza al trasferimento del potere politico fino agli anni Cinquanta (testo).

  7. In che modo i movimenti di massa hanno influenzato la decolonizzazione?
  8. I movimenti di massa hanno avuto un ruolo cruciale, trasformandosi in forme organizzate di rivendicazione a causa dell'indugio del riformismo coloniale, portando a processi di decolonizzazione non coerenti e influenzati dalla nuova congiuntura post-bellica (testo).

  9. Qual è la caratteristica comune della decolonizzazione nelle potenze coloniali?
  10. Una caratteristica comune è il carattere pilotato della decolonizzazione, come evidenziato nei casi dell'India e di altri territori asiatici, con eccezioni significative come le lotte in Vietnam e Algeria, che hanno portato a rivendicazioni più avanzate (testo).

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