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Concetti Chiave

  • Con l'età di Augusto, il matrimonio romano subì una trasformazione significativa, passando da una forma di sottomissione a una convivenza consensuale, con la possibilità per le donne di divorziare.
  • Le leggi introdotte limitarono i diritti del marito sulla dote, garantendo una maggiore sicurezza economica alle donne e modificando i rapporti di potere all'interno della coppia.
  • Il riconoscimento della discendenza femminile iniziò a emergere, permettendo alle donne di avere legami parentali con i propri figli e di trasmettere loro i propri beni.
  • Durante il periodo di emancipazione, alcune donne romane iniziarono a intraprendere professioni come la medicina e l'avvocatura, sfidando le norme sociali precedenti.
  • L'emancipazione femminile incontrò un'accoglienza negativa da parte degli uomini romani, come evidenziato dalla satira di Giovenale, che rifletteva un comune atteggiamento di diffidenza verso le donne emancipate.

Età augustea: emancipazione femminile

Cambiamenti nel matrimonio romano

All’epoca di Augusto, la condizione delle donne romane cambiò radicalmente. In primo luogo, cadde in disuso il vecchio matrimonio, che trasferiva la moglie nella famiglia del marito in condizioni di completa sottomissione all’uomo. Per i matrimoni non erano più necessari i vari riti nuziali celebrati nei secoli precedenti; ora, perché due persone venissero considerate sposate, bastava che decidessero di vivere insieme con l’intenzione di essere marito e moglie (maritalis affectio). Se questa convivenza veniva meno, il matrimonio era di conseguenza sciolto: a questo punto, dunque, anche le donne potevano decidere di divorziare, mentre prime era solo il marito a poterle ripudiare. Sempre a partire dall’età di Augusto, inoltre, fu emanata una serie di leggi che limitò i poteri del marito sulla dote della moglie: la dote era un complesso di beni e di denaro che la moglie portava con sé per contribuire alle spese della vita matrimoniale. Secondo le regole del diritto civile, essa era di proprietà del marito, che doveva restituirla solamente in caso di divorzio; per garantire alla moglie che il marito non la dilapidasse, Augusto cominciò a limitare la libertà dei mariti di vendere gli immobili che facevano parte dei beni della dote. In tal modo, cambiarono anche i rapporti economici e di potere tra moglie e marito.

Leggi e tutela femminile

Parallelamente furono introdotti altri importanti cambiamenti nella condizione femminile all’interno della famiglia. Da sempre i Romani avevano stabilito che le donne fossero sottoposte per tutta la vita a un tutore, senza la cui autorizzazione non potevano disporre dei loro beni (gli uomini, invece, avevano un tutore solo fino ai quattordici anni): la giustificazione che gli antichi davano di questa regola era la necessità di proteggere le donne dalla loro levitas animi, vale a dire dalla “leggerezza del loro animo”. Anticamente, inoltre, la sola parentela riconosciuta dal diritto romano era quella in linea maschile, e quindi tra la madre e i figli non esistevano alcun rapporto di parentela.

A partire dalla fine della Repubblica, invece, si cominciò a prendere in considerazione anche la discendenza in linea femminile; in caso di divorzio, inoltre i figli venivano di regola affidati al padre, ma si introdusse il principio che, nel caso questi si fosse dimostrato privi di un parente maschile in grado di assumersene la potestà, non erano più costrette a subire l’autorità illimitata di un tutore; potevano scegliere una figura di riferimento che guidasse le loro scelte (amministrando soprattutto i beni) e revocarne anche il mandato. In campo ereditario, fu riconosciuto il legame parentale fra la donna e i suoi discendenti, i figli in particolare, e concessa quindi alla moglie la possibilità di far ereditare i propri beni alla prole.

Emancipazione e professioni femminili

Le donne romane insomma cominciarono a godere di condizioni di vita e di un’autorità una volta impensabili. Furono, questi, gli anni della cosiddetta “emancipazione”, durante i quali a Roma vi furono persino donne letterate (come per esempio Sulpicia); alcune donne, poi, esercitarono la professione medica e, nel Foro, già nel finire dell’età repubblicana, erano apparse persino alcune donne avvocato. Bisogna ricordare, comunque, che la grande massa delle donne abbienti non ebbe alcun modo di godere della nuova libertà e, d’altro canto, che l’emancipazione femminile venne accolta dagli uomini in modo tutt’altro che favorevole: salvo poche eccezioni, infatti, i Romani guardavano con estrema diffidenza le donne “emancipate”. La poesia di Giovenale (autore vissuto dal 55 al 130 d.C circa) ce ne offre l’esempio più evidente: la celebre Sesta satira come un’accusa di rara e inaudita ferocia contro le donne; e la ragione di questa accusa è, appunto, l’emancipazione che alcune donne romane erano riuscite a ottenere.

Giovenale e la satira contro le donne

Al di là delle differenze di appartenenza sociale, di età, di ricchezza, di origine famigliare – scrive Giovenale – le donne sono tutte uguali: “La lussuria è vizio di tutte, schiave e padrone”. Da quella che va scalza per le strade della città a quella che si fa portare in lettiga da schiavi siriani, tutte le donne – sempre secondo Giovenale – sono senza scampo dissolute e saccenti, se non addirittura adultere e avvelenatrici. Giovenale, ovviamente, non va preso alla lettera: la satira è per definizione un genere letterario che esagera la realtà e ne mostra gli aspetti estremi e caricaturali in modo provocatorio; i suoi testi, quindi, non possono essere considerati cronache ufficiali della vita dell’epoca.

In questa descrizione esasperata e dettata dall’odio e dalla diffidenza per le donne, però, possiamo cogliere la punta estrema di un atteggiamento maschile comune, facilmente riscontrabile nella società romana.

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Domande da interrogazione

  1. Quali furono i principali cambiamenti nel matrimonio romano durante l'età di Augusto?
  2. Durante l'età di Augusto, il matrimonio romano subì una trasformazione significativa: non era più necessario seguire riti nuziali complessi, ma bastava la convivenza con l'intenzione di essere marito e moglie. Inoltre, le donne acquisirono il diritto di divorziare, mentre prima solo il marito poteva ripudiare la moglie.

  3. Come vennero modificate le leggi riguardanti la dote delle donne?
  4. Augusto introdusse leggi che limitavano i poteri del marito sulla dote, garantendo che non potesse vendere gli immobili che ne facevano parte, cambiando così i rapporti economici e di potere tra marito e moglie.

  5. Quali furono le novità riguardanti la tutela delle donne nella società romana?
  6. A partire dalla fine della Repubblica, le donne iniziarono a poter scegliere un tutore e non erano più obbligate a subire l'autorità illimitata di un tutore maschile, riconoscendo anche il legame parentale tra madre e figli.

  7. In che modo l'emancipazione femminile si manifestò nella vita professionale delle donne romane?
  8. Durante l'emancipazione, alcune donne romane divennero letterate, esercitarono professioni come la medicina e apparvero avvocati nel Foro, sebbene la maggior parte delle donne abbienti non potesse beneficiare di queste nuove libertà.

  9. Qual è l'atteggiamento di Giovenale nei confronti delle donne emancipate?
  10. Giovenale, nella sua satira, esprime un forte disprezzo per le donne emancipate, descrivendole come dissolute e pericolose, riflettendo un atteggiamento maschile comune di diffidenza nei confronti della nuova libertà femminile.

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