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Concetti Chiave

  • L'economia romana si basava principalmente sull'agricoltura e sull'allevamento, con una tendenza alla formazione di grandi proprietà terriere durante le conquiste.
  • Gli Etruschi introdussero metodi agricoli avanzati, permettendo la coltivazione di cereali, vite e alberi da frutto, sebbene gli attrezzi agricoli rimanessero primitivi.
  • Durante la Repubblica, si svilupparono tecniche agricole come il riposo della terra e l'uso di concimi, ma si lamentava già l'importazione di grano e altri prodotti.
  • Alla fine della Repubblica, la produzione di cereali diminuì a favore delle importazioni, mentre i vini romani venivano soppiantati da quelli greci di alta qualità.
  • Nell'Impero, l'agricoltura non subì significative innovazioni e la concorrenza delle province portò a un abbandono della coltivazione dei cereali a favore dell'allevamento.

L'economia romana antica

L’economia romana non differiva molto da quella degli altri popoli dell’ Antichità. L’allevamento e l’agricoltura occupavano il primo posto. I ricavati erano mediocri e variavano dal periodo repubblicano a quello imperiale. La tendenza alla formazione di grandi proprietà a detrimento dei piccoli proprietari si consolida durante le grandi conquiste (II e I secolo a.C.) e resiste ad ogni tentativo di ricostituzione della piccola proprietà.

Agricoltura e tecniche etrusche

Fin dal periodo monarchico, l’agricoltura era l’occupazione dei plebei, ma furono soprattutto gli Etruschi a portare a Roma validi metodi agricoli.. In origine si coltivava una limitata varietà di cereali: lenticchie, fave a cui si aggiungevano i porri e il cavolo. I cereali, base dell’alimentazione, erano il farro (una specie di grano rustico, molto utilizzato anche per sfamare i soldati), l’orzo ed il grano. La cultura delle vite era già presente e molto diffusa, come del resto quella degli alberi da frutto.

In agricoltura gli attrezzi restavano in ogni caso primitivi: esistevano aratri senza ruote (= aratrum) et un aratro con ruote (= cursus), proveniente dai Galli. La battitura del grano veniva fatta a mano oppure facendo calpestare le spighe dagli animali domestici. Per ricavare il vino si ricorreva ad una pressa rudimentale, chiamata prelum.

Evoluzione delle tecniche agricole

Tuttavia, durante la repubblica le tecniche lavorative si erano già un po’ evolute: si praticava già il riposo periodo della terra, e l’alternanza metodica delle coltivazioni sullo stesso appezzamento. Si conoscevano tre tipi di concime: il letame proveniente dalla fattoria, la cenere e i concimi di origine vegetale, provenienti dall’erba. Si sapeva già che i semi dovevano essere oggetto di una selezione e che andavano innaffiati con una soluzione di carbonato di sodio (= nitrum). In un testo Varrone scrive: “Ora che i padri di famiglia preferiscono agitare le mani a teatro e al circo, piuttosto che nei vigneti, noi paghiamo affinché ci venga portato dall’ Africa o dalla Sardegna il grano necessario per nutrirci e vendemmiamo nelle isole di Cos e di Chio” In pratica, succedeva già quello di cui ci si lamenta oggi quando importiamo gli agrumi o l’olio da altri paesi quando avremmo di possibilità di utilizzare i nostri prodotti.

Importazione e coltivazione romana

I cereali erano i prodotti più coltivati anche se la produzione diminuisce quando essi cominciano ad essere importati dalle province, come scrive Varrone. Alla fine del periodo repubblicano i vitigni romani cominciano ad essere sostituiti da quelli greci per la produzione di eccellenti vini quali il Falerno ed il Massico.

Fin dai tempi di Catone (II secolo) l’olivo era comunemente coltivato e più tardi anche l’olivo selvatico viene trasformato in olivo coltivato. Il miele era sempre una grande fonte di guadagno: veniva utilizzato sia nelle pietanze che nella composizione di medicine

Agricoltura durante l'impero

Durante l’ Impero, l’agricoltura non si evolve in modo significativo. L’unico fatto degno di nota è l’abbandono progressivo della cultura dei cereali a favore delle province sostituita dall’incremento dell’allevamento e quindi dei pascoli. Anche la vite e l’olivo subiscono la concorrenza di altri grossi produttori come la spagna, l’Asia Minore e la Grecia e lo stesso vale per l’ olivo. Sappiamo che l’innesto era conosciuto; infatti Plinio il Vecchio scrive di aver visto sullo stesso albero noci, ciliegie, uva, mele e melograni

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Domande da interrogazione

  1. Quali erano le principali attività economiche nell'antica Roma?
  2. L'economia romana si basava principalmente sull'allevamento e l'agricoltura, con ricavi mediocri che variavano tra il periodo repubblicano e quello imperiale.

  3. Come hanno influenzato gli Etruschi l'agricoltura romana?
  4. Gli Etruschi hanno introdotto metodi agricoli validi a Roma, ampliando la varietà di cereali coltivati e contribuendo alla diffusione della viticoltura.

  5. Quali tecniche agricole si erano sviluppate durante la Repubblica?
  6. Durante la Repubblica, si praticava il riposo della terra e l'alternanza delle coltivazioni, e si utilizzavano diversi tipi di concime, come letame e cenere.

  7. Come ha influito l'importazione di cereali sulla produzione agricola romana?
  8. L'importazione di cereali dalle province ha portato a una diminuzione della produzione locale, come evidenziato da Varrone, che lamentava la dipendenza da grano importato.

  9. Quali cambiamenti si sono verificati nell'agricoltura durante l'Impero?
  10. Durante l'Impero, l'agricoltura non ha subito significativi sviluppi, con un abbandono della coltivazione dei cereali a favore dell'allevamento e una crescente concorrenza da parte di produttori esteri.

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