Difesa contro gli incendi


L’incendio è una di quelle situazioni di emergenza nei confronti delle quali non è possibile prendere confidenza per gradi, né con l’aiuto di simulatori.
Le uniche misure per avere qualche speranza di fronteggiare un evento grave come un incendio sono:
• Acquisire chiare conoscenze sulla teoria dell’incendio;
• Prendere solida confidenza preventiva con i sistemi di allarme incendio,i DPI prescritti e gli impianti di estinzione fissi e mobili;
• Partecipare alle periodiche esercitazione antincendio svolte a bordo e previste dalle normative.
Abbiamo diversi tipi di incendio e dobbiamo saper valutare i rischi e gli effetti di un intervento di estinzione sia sui soggetti passivi sia su chi è incaricato di intervenire in caso di incendi. I fattori di rischio causati dagli incendi sono le ustioni, lo shock termico, la scarsità di ossigeno, la presenza di gas e fumi tossici e infine lo sviluppo di panico.
• Le ustioni sono lesioni dei tessuti dovute alla loro esposizione ad alte temperature in seguito a scambi di calore per conduzione, convenzione o irraggiamento. Le ustioni, se cutanee, possono essere di tre categorie di crescente pericolosità, mentre la gravità dipende dalla zona e dall’estensione della zona colpita.
• Lo shock termico è l’effetto della permanenza prolungata in ambienti a temperatura superiore a quella corporea
• Il gas più pericoloso presente nei fumi di una combustione incompleta è il monossido di carbonio (CO), che è responsabile del 50% dei casi di morte da incendio perché, se inalato, forma con l’emoglobina carbossiemoglobina, un composto molto stabile che rende i globuli rossi incapaci di assorbire ossigeno e veicolarlo ai tessuti.
Diverso è il caso del biossido di carbonio (CO2), che ha bassissima tossicità ma se raggiunge alte concentrazioni provoca morte per soffocamento perché in realtà è l’ossigeno a scarseggiare.
• L’effetto combinato di più fattori causati da un incendio induce in molti soggetti uno stato di ansia che può portare a un violento attacco di panico che fa poi commettere errori fatali
La difesa antincendio si articola in tre fasi: prevenzione, rivelazione ed estinzione.
La prevenzione è senza dubbio la fase più importante.
Poiché un incendio si sviluppa in seguito alla presenza concomitante di combustibile, aria comburente e causa di ignizione, per prevenire un incendio va eliminato almeno uno di questi fattori.

Per “eliminazione” va inteso che non devono essere presenti a bordo sostanze combustibili, le quali possono essere di tre tipi:
1. Combustibili solidi con cui sono realizzate parti strutturali e suppellettili;
2. Combustibili necessari per la propulsione navale (liquidi o gassosi);

3. Combustibili trasportati come carico.
Quanto a strutture e suppellettili, vanno usati materiali non combustibili nella misura consentita dai progressi della tecnica e dai costi.
Nel caso dei combustibili necessari per la propulsione o trasportati come carico si devono evitare fuoriuscite accidentali o operative.
In termini di prevenzione, eliminare il comburente significa evitare la presenza dell’aria, cosa impossibile nella quasi totalità dei casi. Solo nelle cisterne del carico delle navi cisterna, adibite al trasporto di prodotti petroliferi è possibile sostituire l’aria con il gas inerte.
Il più delle volte la causa di ignizione è una fonte di calore la quale porta un combustibile oltre la sua temperatura di ignizione. Se poi brucia anche una quantità microscopica di combustibile, il calore liberato eccita quello circostante e l’incendio si propaga con un tipico meccanismo di reazione a catena.
Nei locali di macchina è più frequente il pericolo di incendio poiché sono presenti combustibili e numerose cause di innesco.
Sulle navi passeggeri, la sezione hotel è un’altra zona ad alto rischio di incendio. Nelle cucine i casi d’incendio più comune sono l’accensione dell’olio delle friggitrici, lo sviluppo di fiamme sulla piastra di un grill e la fuoriuscita di fumo da un forno per corto circuito. Gli incendi nelle cabine dei passeggeri, nei bar e in altre sale di ritrovo collettivo sono generalmente dovuti a fumatori incauti o distratti e sono in genere di modesta pericolosità.
È una forma di prevenzione anche la difesa passiva che consiste nel cercare di circoscrivere l’incendio per evitare che si propaghi altrove e nel consentire l’abbandono del locale sede di incendio.
Abbiamo diversi tipi di difesa strutturale:
• Compartimentazione antincendio: Regolamentata dalla SOLAS e dal Fire Safety System Code a seconda del tipo di nave, serve per limitare il propagarsi dell’incendio a tutta la nave dividendola in zone di fuoco tramite paratie e ponti con resistenza al passaggio di fiamme, calore e fumo secondo specifiche tecniche stabilite dal Fire Tesr Procedures Code. Queste dividono paratie e ponti nelle seguenti classi:
1. Classe “A”, di alta resistenza
2. Classe “B”, di media resistenza
3. Classe “F”, di bassa resistenza

• Porte tagliafuoco: Sono le chiusure delle aperture praticate nelle paratie tagliafuoco per consentire il passaggio di persone e impedire quello di fiamme, calore e fumo. Sono classificate in modo analogo a quello di ponti e paratie
• Aperture: Servono per il passaggio di cavi, tubolature, condotte e ossature attraverso ponti e paratie; devono essere provviste di flange o guarnizioni resistenti al fuoco.
• Serrande: Servono per chiudere i condotti di ventilazione; sono chiudibili in modo automatico ma anche manuale, da ogni lato della paratia e da un posto di manovra facilmente accessibile, indicato in rosso riflettente.
• Mezzi di sfuggita: Le norme SOLAS e i Registri di classifica ne specificano le caratteristiche, il numero, le dimensioni minime e la segnaletica. In particolare ogni locale della macchina deve essere dotato di almeno due sfuggite, distanti il più possibile tra loro e protette convenientemente da un cofano.
La rivelazione degli incendi rappresenta una fase non problematica grazie al fatto che i progressi dell’elettronica degli ultimi decenni hanno consentito di mettere a punto rivelatori di incendio molto affidabili, gestibili da una centrale intelligente ma soprattutto economici, per cui si è reso possibile installare un numero elevato di sensori, tali da monitorare in misura capillare tutti i punti ritenuti sensibili. Questi dispositivi automatici posso essere di tre tipi:
• rivelatori di fumo
• rivelatori di temperatura

• rivelatori di fiamma

La classificazione degli incendi distingue gli incendi a seconda delle categorie di materiali che possono andare in fiamme, e ognuna di queste è simboleggiata da una icona molto intuitiva che viene riportata come pittogramma sugli estintori portatili.
In Europa la normativa EN 2 suddivide i fuochi nelle classi seguenti:
• Classe A: fuochi da materiali solidi che bruciano con formazione di braci
• Classe B: fuochi da liquidi infiammabili o da solidi liquefacibili
• Classe C: fuochi da gas infiammabili
• Classe D: fuochi da metalli leggeri combustibili

Come il concetto di triangolo del fuoco chiarisce bene come ci si deve comportare per prevenire un incendio, così per la loro estinzione è utile quello di tetraedro del fuoco, il quale visualizza il concetto che per estinguere un incendio vanno eliminati uno o più dei suoi fattori costituenti, cioè il combustibile, il comburente, la causa di ignizione e i radicali liberi.
Nell’estinzione, il termine “eliminazione” indica che vanno presi i seguenti provvedimenti:
• Portare via materiali combustibili vicini all’incendio ma non ancora raggiunti dalle fiamme
• Bloccare il continuo afflusso di combustibili liquidi o gassosi arrestando pompe e chiudendo valvole
La cosiddetta eliminazione del comburente equivale a prendere le seguenti misure:
• Chiudere tutte le aperture con l’esterno e arrestare la ventilazione, per evitare così che l’incendio richiami dall’esterno nuova aria che alimenti il fuoco
• Creare una cortina di separazione che impedisca il contatto fra il combustibile e l’ossigeno dell’aria, usando fluidi che agiscano secondo il principio della coperta ignifuga o del coperchio su una friggitrice in fiamme
• Ridurre la percentuale dell’ossigeno dell’aria sotto un valore incapace di sostenere l’incendio

Se un incendio è in corso, la causa di ignizione responsabile della sua propagazione è l’incendio stesso, quindi bisogna sottrarre calore per portare il combustibile non ancora in fiamme sotto la temperatura di ignizione.
L’eliminazione dei radicali liberi consiste nel bloccarli con speciali sostanze chimiche che hanno l’effetto di rallentare a tal punto le reazioni di combustione da bloccarle. I meccanismi in base ai quali agiscono i vari agenti estinguenti sono dunque:
• Raffreddamento: riduzione della temperatura sotto quella di ignizione (acqua, schiuma e raramente CO2)
• Soffocamento: separazione del combustibile dall’ossigeno dell’aria (schiuma, polveri e raramente vapor d’acqua)
• Diluizione: riduzione della percentuale d’ossigeno sotto un valore critico (CO2, azoto, gas inerti, vapor d’acqua)
• Catalisi negativa: interruzione delle reazioni della combustione (polveri)

Gli impianti fissi di estinzione degli incendi sono:
- Impianto ad acqua pressurizzata
-
- Impianto ad acqua spruzzata
- Impianto sprinkler
- Impianto a nebbia
- Impianto a CO2
- Impianto a schiuma
- Impianto a polvere

L’impianto ad acqua pressurizzata è presente su tutte le navi ed è il più polivalente. L’impianto ha una struttura molto variabile, ma costituita sostanzialmente di prese mare, traverse, pompe antincendio e collettore principale di incendio.
Il collettore principale di incendio deve essere messo in pressione da pompe alimentate da prese mare dirette o tramite traverse, e le prese mare devono essere tali da evitare che un incendio in un qualsiasi locale possa mettere fuori servizio tutte le pompe. Il collettore, con tutte le sue diramazioni, deve essere sempre pieno d’acqua alla pressione prevista di esercizio. Tale norma è obbligatoria per le navi passeggeri; sulle navi mercantili è consentito mantenere il collettore sotto pressione ridotta, che si porta al valore di esercizio quando è attivata una stazione incendio.

Le pompe antincendio sono elettriche e di tipo centrifugo; il loro numero varia:
- Sulle navi passeggeri sono richieste almeno 3 pompe se TSL>4000
- Sulle navi da carico sono richieste almeno 2 pompe
La portata totale è fatta scaturire da quella del servizio di sentina, e precisamente:
- Per le navi passeggeri non deve essere inferiore ai 2/3 di quella delle pompe di sentina;
- Per le navi da carico non deve essere inferiore ai 4/3 di quella delle pompe di sentina di una nave passeggeri di pari dimensioni.
Le pompe antincendio devono essere indipendenti e ognuna deve poter erogare una portata non inferiore all’80% di quella totale prescritta, divisa per il numero richiesto di pompe antincendio.
Oltre alle pompe principali e in un locale diverso da quello da queste occupato, deve essere presente una pompa di emergenza.
Le stazioni antincendio libere o contenute in armadio, sono costituite di un idrante collegato alla rete con valvola di intercettazione manuale, manichetta da 10,20 e 30 m e lancia con leva a tre posizioni. Le stazioni sono dislocate nei punti strategici della nave con l’obbligo che ogni punto di questa sia raggiungibile da due getti provenienti da idranti diversi.
Per consentire l’alimentazione di acqua da terra in caso di incendio o altre emergenze durante soste in banchina o in bacino, il collettore principale deve essere provvisto di almeno una connessione o raccordo internazionale nave-terra su ogni lato della nave, di dimensioni unificate e sempre pronta all’uso.

L’impianto ad acqua spruzzata, in grado di distribuire acqua di mare a pioggia e solitamente diviso in più unità separate, è indicato per l’estinzione di incendio sul cielo di casse della nafta, fronti di caldaie, impianto di trattamento nafta pesante, garage di navi Ro-Ro, stazioni di imbarco dei mezzi di salvataggio, fronte del cassero ecc.
Ogni unità consta di prese mare, pompa, linea principale, connessione di emergenza con il collettore principale incendio, diramazioni alle varie sezioni, valvole ad attivazione remota e locale, teste spruzzatrici.
L’apertura della valvola di sezione fa partire la pompa e le teste erogano acqua spruzzata dal cielo del locale protetto.
L’impianto sprinkler, detto anche “automatico a pioggia”, è l’unico impianto fisso che prevede un intervento di estinzione automatica unito a rivelazione. Protegge principalmente locali di abitazione temporanea, occupati cioè da passeggeri e personale e personale, quali cabine, corridoi, ristoranti ecc., oltre che alcuni locali tecnici come cucina, lavanderia, cala delle pitture ecc.
L’impianto sprinkler è composto da:
- Autoclave di acqua dolce alimentata da cassa dedicata e pressurizzata
- Collettore principale che porta alle stazioni di comando e controllo ed è collegato da connessione di emergenza con il collettore principale incendio e con linea di mandata
- Stazioni di comando e controllo, provviste di valvole e sensori di pressione collegati a linea di allarme con segnalazione sul ponte
- Rete secondaria che si dirama da ogni stazione fino ai locali protetti e termina con teste automatiche a bulbo
- Pompa, alimentata da quadro principale di emergenza, con aspirazione da presa mare e linea di mandata a collettore principale tramite valvola di non ritorno.
L’entrata in servizio dell’impianto sprinkler avviene nel modo seguente:
- Quando la temperatura raggiunge il valore di intervento la fiala in pyrex esplode
- L’acqua dolce è spruzzata nel locale grazie alla pressione dell’autoclave
- L’esplosione di una o più fiale attiva in plancia un allarme acustico o luminoso
- Un ulteriore caduta di pressione nell’autoclave fa partire la pompa che immette acqua di mare nel circuito
- Dopo che l’incendio è stato domato, la rete secondaria entrata in azione viene spurgata, lavata e riempita nuovamente con acqua dolce, mentre le teste automatiche vengono sostituite
L’impianto a nebbia è senza dubbio l’impianto di estinzione più efficace e polivalente.
L’impianto a nebbia protegge sia locali di servizio tecnico, sia grandi locali di soggiorno per i passeggeri, sia locali del comparto macchine dove è spesso abbinato con l’impianto a CO2.
L’impianto a nebbia, il cui agente estinguente è l’acqua dolce a elevata pressione, è comunemente diviso in più unità separate, ognuna è provvista della proprio cassa di alimento, pompe di alta pressione, e tubazioni in acciaio inox che raggiungono le teste nebulizzatrici montate sul cielo del locale protetto. L’attivazione dell’impianto è di norma comandata, ma alcune sezioni della rete di distribuzione possono anche terminare con teste a intervento automatico.

Gli impianti fissi a CO2 possono essere centralizzati o locali.
Un impianto centralizzato è formato da tante unità quanti sono i locali protetti e ognuna consiste in:
- Armadietto di comando con due valvole manuali in serie e un cavo di metallo per azionare la bombola pilota
- Ritardatore di scarica
- Attuatore pneumatico azionato da CO2 pilota e che a mezzo cavo apre le bombole della batteria
- Sirena e lampeggiatori comandati da una centralina attivati dall’apertura dell’armadio
- Sirena ausiliaria attivata dallo stesso CO2 in transito
- Tubolature per convogliare il CO2 agli erogatori nei locali protetti
L’impianto fisso centralizzato a CO2 funziona nel modo seguente:
- Si verifica che il locale sia evacuato
- Si apre l’armadietto di comando e a questo punto scattano gli allarmi, si arresta la ventilazione nel locale, si chiudono le serrande delle prese d’aria e se il locale contiene motori arresta le pompe spinta nafta
- Si aprono manualmente le due valvole in serie e si tira il cavo metallico per azionare la bombola pilota
- Il CO2 pilota attraversa prima il ritardatore di scarica, poi l’attuatore pneumatico che apre le valvole della batteria
- Il CO2 aziona la sirena e allaga il locale in meno di due minuti
- A erogazione avvenuta il locale deve rimanere isolato
L’impianto fisso a schiuma è presente a bordo nelle versioni a bassa espansione ad alta espansione. Negli impianti a bassa espansione l’acqua di mare sotto pressione agisce come fluido motore in un primo eiettore che aspira nella dovuta proporzione il liquido schiumogeno, quindi la soluzione schiumogena così prodotta entra in un secondo eiettore in cui aspira aria formando la schiuma che va agli erogatori finali. Negli impianti ad alta espansione l’aria sospinta da un ventilatore assiale investe un certo numero di ugelli che spruzzano la soluzione schiumogena contro reti con funzione di generatori di schiuma, la quale attraversa poi degli omogeneizzatori, dopo di che è erogata direttamente nel locale o mandata a una linea di distribuzione agli erogatori, a distributori a getto verticale o orizzontale oppure a manichette movimentabili a mano.

Le polveri, scaricate sull’incendio da un gas propellente, agiscono per soffocamento coprendo i corpi in combustione. Possono danneggiare materiali e apparecchiature, i loro residui devono essere rimossi dopo l’uso e l’erogazione riduce la visibilità e crea difficoltà respiratorie.
Gli impianti sono costituiti di un contenitore per la polvere, batterie di gas propellente ad alta pressione, un sistema di manichette e ugelli. Attivato l’impianto, il gas raggiunge il recipiente della polvere e la trascina lungo le linee che vanno al locale protetto.
Gli impianti mobili per l’estinzione degli incendi consistono in:
- Estintori portatili, idonei per piccoli incendi localizzati
- Estintori carrellabili, idonei per aggredire incendi di medie proporzioni.
Le modalità di impiego di un estintore portatile sono le seguenti:
- Prelevare l’estintore dal suo alloggio e togliere la spina di sicurezza della valvola
- Premere la leva di erogazione anche a estinzione avvenuta onde evitare riaccensioni.

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