Indice

  1. Il parassita all’opera (Phormio, vv. 348-402)
  2. Metri
  3. Il nome svelato
  4. Un dialogo concitato
  5. Una scena affollata

Il parassita all’opera (Phormio, vv. 348-402)

Formione, il parassita che dà il titolo alla commedia, ha aiutato Antifone a sposare Fanio, la ragazza di cui è innamorato. Se il padre di Antifone, Demifone, fosse stato presente non avrebbe mai acconsentito alle nozze, poiché Fanio è orfana, povera e priva di dote. Ma Demifone, come sappiamo ( T8), è in viaggio e quindi Formione ne approfitta per mettere in atto il suo piano: d’accordo con Antifone, si è appellato a un tribunale che ha reso obbligatorie le nozze del giovane con Fanio. Vigeva infatti una legge secondo cui un’orfana avrebbe dovuto andare in sposa al suo parente più prossimo, e Formione ha testimoniato davanti ai giudici che proprio Antifone è il parente più prossimo di Fanio. Si tratta di un’invenzione del parassita, ma la sentenza è stata resa e le nozze si sono celebrate: ora che Demifone è tornato in città, Formione dovrà affrontarlo. In scena accanto a Formione c’è Geta, il servo di Demifone, quando irrompe sulla scena un Demifone furibondo, accompagnato da alcuni amici.

Metri

Senari giambici.

Il nome svelato

Questa scena propone un momento importante nello svolgimento della vicenda: davanti al pubblico compare Demifone, il padre del protagonista Antifone, che ha appreso delle trame di Formione e intende affrontarlo; con lui arrivano tre amici, che dovranno testimoniare eventualmente in un giudizio a suo favore. Dall’altra parte, Formione sta discutendo con Geta, che è d’accordo con lui nell’intento di favorire Antifone e proteggerlo dalle ire paterne. I due, infine, si confrontano; nel dialogo che ne consegue, Formione chiede a Demifone se davvero egli non conosca un certo Stilfone. Questo nome compare qui per la prima volta nella commedia, ma nel seguito della vicenda si rivelerà cruciale: è vero, infatti, che Fanio era nata da un uomo chiamato Stilfone; ed è altrettanto vero che Demifone non sa chi sia quest’uomo. Il pubblico scoprirà in seguito che Stilfone è il falso nome con cui Cremete, fratello di Demifone e padre di Fedria ( T8), si faceva chiamare sull’isola di Lemno; e lì, sotto mentite spoglie, Cremete aveva avuto una relazione con una donna locale, da cui era nata una figlia… che si scoprirà essere appunto Fanio.

Un dialogo concitato

I protagonisti di questa scena si confrontano in un dialogo fatto di reticenze, di manifestazioni di sorprese e di finte conoscenze. Per esprimere queste sensazioni, Terenzio utilizza una lingua che imita la concitazione di un dialogo reale: in questi versi sono concentrate numerose interiezioni (per esempio: ehem, v. 375; eho, v. 384; heus, v. 398), che contribuiscono a riprodurre effetti dell’espressione colloquiale; si osservano sottintesi ed ellissi che corrispondono all’immediatezza del dialogo; e l’intero scambio segue un effetto di concatenazione, per cui ogni battuta ripete o presuppone elementi delle battute precedenti, così da creare un flusso continuo che ben riproduce l’andamento del parlato. Queste caratteristiche accomunano la lingua di Terenzio a quella di Plauto, e possono essere considerate tipiche della commedia latina arcaica: i commediografi tendono a plasmare una lingua che riproduce gli effetti propri della comunicazione quotidiana. Anche in questo aspetto si può cogliere una sensibile differenza tra Plauto e Terenzio: l’uno sembra voler riprodurre un’espressione più popolare e quasi farsesca, l’altro si esprime in un linguaggio che rispeccha quello dell’élite colta di Roma.

Una scena affollata

Mentre questo dialogo si sviluppa, la scena è piuttosto affollata: davanti al pubblico sono comparsi da un lato Demifone e i suoi tre amici, dall’altro Formione e Geta, per un totale di sei attori. È questa una situazione piuttosto eccezionale per il teatro antico, che in generale tende a concentrare l’attenzione sull’interazione di due o tre attori per volta; la stessa impostazione di questa scena, d’altro canto, doveva presentarsi complessa anche nella realizzazione concreta per le compagnie teatrali, normalmente composte da pochi attori: possiamo immaginare che per situazioni come queste fosse reclutato un numero variabile di comparse, o che ruoli relativamente secondari fossero ridistribuiti, per l’occasione, tra gli attori principali che in un determinato momento si trovano fuori scena.

Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo di Formione nella commedia "Phormio" di Terenzio?
  2. Formione è il parassita che aiuta Antifone a sposare Fanio, sfruttando l'assenza del padre di Antifone, Demifone, e manipolando una legge che obbliga un'orfana a sposare il parente più prossimo.

  3. Come viene svelato il nome di Stilfone nella commedia?
  4. Il nome di Stilfone viene introdotto durante un dialogo tra Formione e Demifone, rivelandosi cruciale poiché Stilfone è il falso nome usato da Cremete, fratello di Demifone, che ha avuto una figlia, Fanio, con una donna di Lemno.

  5. Quali sono le caratteristiche linguistiche del dialogo tra i personaggi nella scena descritta?
  6. Il dialogo è caratterizzato da interiezioni, sottintesi ed ellissi che imitano la concitazione e l'immediatezza del parlato reale, creando un flusso continuo tipico della commedia latina arcaica.

  7. In che modo la scena affollata rappresenta una sfida per il teatro antico?
  8. La scena affollata, con sei attori presenti, è eccezionale per il teatro antico, che solitamente si concentra su due o tre attori, richiedendo un adattamento nella distribuzione dei ruoli o l'uso di comparse.

  9. Quali differenze stilistiche si possono osservare tra Terenzio e Plauto?
  10. Terenzio utilizza un linguaggio che riflette l'élite colta di Roma, mentre Plauto tende a riprodurre un'espressione più popolare e farsesca, evidenziando una differenza nella rappresentazione della comunicazione quotidiana.

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