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Il tradimento scoperto (Phormio, vv. 990-1030)
Siamo ormai vicini alla conclusione della commedia, ed ecco che l’intreccio, complicato dal doppio inganno ai danni dei due padri, Demifone e Cremete, per favorire gli amori dei rispettivi figli si avvia allo scioglimento: si scoprirà infatti che Fanio, la ragazza sposata da Antifone, è figlia di Cremete, suo zio paterno, che l’aveva avuta da una relazione rimasta segreta… fino all’intervento di Formione. In questo brano, il parassita rivela tutto a Nausistrata, la moglie di Cremete che è all’oscuro di tutto.Metri
Senari giambici, settenari trocaici.Un dialogo a tre voci
In questa scena, quattro personaggi si presentano davanti agli spettatori, ponendosi su tre prospettive diverse: da una parte troviamo Nausistrata, che è protagonista involontaria della vicenda, e apprenderà gradualmente che il marito Cremete ha avuto una relazione con un’altra donna, da cui è persino nata una figlia. Di fronte a lei, i due fratelli, Cremete stesso e Demifone, tentano invano di impedire che la donna apprenda i fatti e, quando ormai la rivelazione è avvenuta, cercano una giustificazione: è Demifone ad assumersi il compito di far da paciere, offrendo a Nausistrata qualche ragione per essere indulgente col marito, ma il suo sforzo sarà efficace soltanto in parte. A muovere i fili, come è avvenuto per gran parte della commedia, è Formione: è lui a rivelare il segreto e, alla fine di questo brano, a rivendicare la propria soddisfazione, come per un successo personale.Disvelamento e reticenze
Come spesso avviene negli intrecci teatrali, uno snodo importante nella vicenda è legato a una forma di disvelamento: in questo caso, è Nausistrata ad apprendere fatti che fino ad allora non conosceva, e questo porterà rapidamente la situazione dei protagonisti verso la conclusione. Il dialogo tra i personaggi di questa scena è costruito proprio su questa progressiva presa di consapevolezza da parte della donna; si può osservare, nel corso del dialogo, il cambiamento nei suoi toni, via via che la realtà si definisce per lei; dall’ignara tranquillità degli inizi, che la portano a rivolgersi con affabilità al marito (v. 991: mi vir, «marito mio»), a una progressiva tensione accompagnata da sospetti (per es. v. 994: Quid ergo? Quid istic narrat?, «E questo, chi è? Non mi rispondi?»; e poi v. 997: Non pol temerest quod tu tam times, «Non sarà senza una ragione, se hai tanta paura»), fino ad arrivare alla collera della conclusione (per es. v. 1010: ubi ad uxores ventumst, tum fiunt senes!, «quando tornano dalla moglie, allora diventano vecchi!»). A guidare questo disvelamento è Formione, che procede con una sorta di reticenza: si può osservare anche alla lettura come il parassita non riveli tutto in una sola battuta, ma aggiunga un elemento alla volta, lasciando anche che Cremete e Demifone lo interrompano, e facendo così montare una crescente curiosità in Nausistrata; è questo un espediente utile a far crescere il pathos tra protagonisti e, soprattutto, tra gli spettatori.La vivacità del parlato
Nel costruire questo dialogo tra i suoi personaggi, Terenzio utilizza molti espedienti che sembrano ricalcare le abitudini che ancora oggi conserviamo quando ci esprimiamo in un dialogo con amici o familiari, e che differenziano la lingua della nostra comunicazione orale da quella scritta e formale. Nel testo latino possiamo individuare molti elementi che non ritroveremo in testi letterari che vogliono assumere un tono formale (come, per esempio, poemi epici, trattati filosofici, ecc.), e che possono aiutarci a ricostruire il modo in cui il latino veniva parlato all’epoca di Terenzio. Si notano molte espressioni interrogative, contrassegnate dall’uso dell’enclitica -ne, che servono a riprodurre l’immediatezza di un dialogo tra persone che si aspettano l’una una risposta dall’altra (cf. v. 996 pergin, da pergis, «continui» + -ne); tra queste, molte forme hanno una funzione deittica, servono cioè a indicare qualcosa che è ben presente all’interlocutore, come un oggetto che si può vedere in scena oppure una situazione di cui si è appena parlato: è il caso di hicine (v. 992, da hic, «questo» + -ne) e di haecin (v. 1012 e 1013, da haec + ne). Nel complesso, questi elementi sembrano riprodurre l’impressione di persone che parlano tra loro animatamente, anche gesticolando. Dal parlato nascono anche forme come cave (v. 993), che originariamente è un imperativo (lett. «sta’ attento!»), ma che si usa spesso per formulare frasi imperative di senso negativo; e forme di aferesi, cioè di contrazione tra parole, come hodiest (v. 1009 = hodie est), ventumst (v. 1010 = ventum est), natast (v. 1018 = nata est).Lo scioglimento dell’intreccio
Ciò che avviene in questa scena non è soltanto un’episodica vendetta di Formione contro Cremete, ma è un evento dal ruolo strutturale nell’intreccio. Rivelando il segreto di Cremete, Formione porterà al riconoscimento pubblico di Fanio da parte di suo padre; questo significa che Demifone non avrà più motivi di ostilità nei confronti della ragazza, che scopre così essere figlia di suo fratello, e non cercherà più di scioglierne le nozze con il figlio Antifone. La prima delle due vicende amorose da cui partiva l’intreccio, così, giunge a una compiuta e felice risoluzione; come ulteriore ammenda per l’accaduto, Cremete concederà al figlio Fedria di sposare la citaristra che nel frattempo ha riscattato con il denaro ottenuto con l’inganno da Geta , e così entrambi i protagonisti potranno avere il rispettivo lieto fine. Che un padre torni sui propri passi, ammettendo di aver commesso un errore e agendo per rimediare, non è un elemento di poco conto all’interno della caratterizzazione dei personaggi di Terenzio: bisogna infatti ricordare che, nella concezione ufficiale romana, il pater familias è la figura più autorevole della famiglia, che almeno in linea teorica avrebbe potere di vita e di morte sugli schiavi ma anche sui figli. Portare in scena un padre che ammette di non essersi comportato in maniera esemplare, quindi, è uno dei molti spunti di evoluzione dei personaggi, e di riflessione sui corrispondenti ruoli nella famiglia e nella società del tempo, che possiamo cogliere nelle commedie di Terenzio.Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo di Formione nella scena del tradimento scoperto?
- Come si sviluppa il dialogo tra i personaggi nella scena del disvelamento?
- Quali espedienti utilizza Terenzio per rendere vivace il parlato dei personaggi?
- Qual è l'importanza dello scioglimento dell'intreccio nella commedia?
- Come viene rappresentato il cambiamento nei toni di Nausistrata durante il dialogo?
Formione è il personaggio chiave che rivela il segreto di Cremete a Nausistrata, guidando il disvelamento della verità e portando alla risoluzione dell'intreccio.
Il dialogo si sviluppa attraverso una progressiva presa di consapevolezza da parte di Nausistrata, che passa dall'ignara tranquillità alla collera, mentre Formione rivela gradualmente i fatti.
Terenzio utilizza espressioni interrogative, forme deittiche e contrazioni linguistiche per riprodurre l'immediatezza e l'animazione di un dialogo orale tra i personaggi.
Lo scioglimento dell'intreccio porta al riconoscimento pubblico di Fanio e alla risoluzione delle vicende amorose, con i padri che ammettono i loro errori, riflettendo sui ruoli familiari e sociali.
Nausistrata passa da un tono affabile e tranquillo a uno sospettoso e infine collerico, man mano che apprende la verità sul tradimento di Cremete.