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La sismica di volume, cioè l'indagine condotta dai sismologi, analizzando la velocità di propagazione delle onde di volume (P e S), è quella che ha fornito le prove alla teoria di Hess (espansione dei fondi oceanici) e quindi anche le prove della teoria della tettonica delle placche. Gli ipocentri dei terremoti si trovano:
• in corrispondenza delle dorsali medio-oceaniche, dove sono molto superficiali: qui sono la sede dove il magma dall'astenosfera emerge in superficie e poi si raffredda e diverge costituendo i fondali oceanici in allontanamento; questo risalire di magma, solidificare (in parte in condizioni intrusive formando peridotite, in parte in condizioni effusive formando i basalti) comporta dei terremoti superficiali, dovuti alla trazione che la crosta oceanica subisce a opera del processo di espansione dei fondi oceanici
• in corrispondenza della faglia di Sant Andrea e dell'Anatolia, anche qui sono pochi profondi: le fagli che rappresentano margini conservativi di due placche che sono una a fianco dell'altra senza che ne vena costruito nulla di nuovo, né distrutto nulla di vecchio

• in corrispondenza dei sistemi arco fossa, cioè dove c'è una subduzione di fondale oceanico sotto altro fondale oceanico, o subduzione di fondale oceanico sotto una catena montuosa (Ande), in questi casi gli ipocentri sono distribuiti lungo il piano di Benioff, cioè sono superficiali in corrispondenza delle fosse oceaniche, di media profondità sotto l'arcipelago di isole vulcaniche e profonde sotto il continente retrostante
• in corrispondenza di catene montuose, sono superficiali e sono dovuti alla convergenza di placche continentali dove ormai non c'è più possibilità di subduzione
L'interpretazione della tettonica delle pacche va anche d'accordo con la distribuzione del vulcanismo, di fatti il vulcanismo è concentrato o nelle zone di subduzione (sistemi arco fossa), o nelle zone di Rift Valley (dorsali medio-oceaniche) o negli Hot Spot (isole vulcaniche di magma basico che hanno un magma molto profondo). Gli Hot Spot creano celle convettive più grandi e più lente che coinvolgono nel movimento di convezione tutto il mantello e quindi danno un ulteriore spinta alla convezione astenosferica. Secondo alcune interpretazioni le placche litosferiche superficiali non sarebbero una cosa diversa dal mantello perchè le placche superficiali non sarebbero niente altro che la parte superficiale del mantello in convezione che essendo così superficiale si raffredda in fretta e diventa rigida e sembra crosta ma in realtà è sempre mantello.
Rischio = prodotto della probabilità di eventi pericolosi per i danni che essi vanno a causare.
Il rischio sismico viene suddiviso in vari aspetti: si studia la previsione, la prevenzione e dove è possibile il controllo. Questo si fa anche nel caso del rischio vulcanico o del rischio idrogeologico o di valanghe. La previsione che riguarda i terremoti e il vulcanismo si deve fare sul periodo di ritorno del fenomeno. Il periodo di ritorno dei terremoti si spiega sapendo che in un certo territorio dove ci sono delle forze o compressive o attrattive, le rocce possono immagazzinare un tot di energia elastica, deformandosi fino a un limiti. Raggiunto quel limiti se gli forzi deformanti continuano le rocce si spaccano e quindi c'è un terremoto. Se nella zona le rocce si sono già spaccate in precedenza il perdurare delle forza attrattive o compressive provocherà movimento di faglia, cioè le rocce incamerano energia finchè riescano e poi si muove la frattura, si crea una faglia. Anche le faglie possono immagazzinare energia per un certo quantitativo, ma poi a un certo punto scattano, per cui faglie che sono ferme da anni possono rimettersi in movimento. Dunque a seconda della natura del territorio, della morfologia superficiale e soprattutto del tipo di rocce di quella regione, noi possiamo andare a valutare con la teoria del rimbalzo elastico qual è il periodo di ritorno del fenomeno.

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