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Concetti Chiave

  • La discriminazione di genere è una delle forme più radicate di disuguaglianza, presente anche nei paesi occidentali, con ampie ripercussioni in ambito economico, sociale e politico.
  • In Italia, il gender gap è significativo, con un divario salariale che evidenzia le differenze tra uomini e donne laureati, posizionando il paese al 76° posto su 135 nel ranking del World Economic Forum.
  • Le cause della discriminazione di genere nei paesi sottosviluppati includono tradizioni patriarcali e l'eredità del colonialismo, che ostacolano il progresso verso una maggiore uguaglianza.
  • Il modello familiare patriarcale in molte culture assegna alle donne ruoli limitati, privandole di diritti fondamentali e opportunità di partecipazione nella vita sociale e politica.
  • Movimenti di emancipazione stanno emergendo nei paesi in via di sviluppo, con iniziative di solidarietà tra donne che mirano a promuovere l'autonomia economica e la parità di trattamento.

In questo appunto di Geografia si tratta della discriminazione di genere e dei suoi effetti in tutto il mondo, con analisi delle cause e delle iniziative di emancipazione.
Discriminazione di genere: cause, effetti e iniziative globali articolo

La discriminazione della donna nel mondo e in Italia

Pur essendo nel XXI secolo, la discriminazione di qualsiasi tipologia (religiosa, culturale, etnica, disabile e sportiva) è più che presente. Tra queste esiste la discriminazione di genere che forse è quella più radicata nel tessuto sociale della maggior parte dei paesi del mondo, anche occidentali. Un divario che spesso si simula o si crea appositamente per gestire meglio una società in conflitto o una mancanza di denaro dello Stato. Gli ambiti che colpisce la discriminazione di genere sono molti: economico, sociale, formativo, politico, medico... Secondo gli ultimi dati del World Economic Forum, l'Italia è al settantaseiesimo posto su centotrentacinque paesi ad avere un forte gender gap discriminatorio. Ma, seppure la posizione potrebbe non preoccupare, il vero problema italiano risiede nel salario e nella differenza di questo a seconda che si tratti di un uomo o di una donna: il 14,3% delle donne laureate guadagna di più di quelle che non, mentre il 32,6% degli uomini laureati guadagna di più degli uomini non laureati.
Ponendo da parte l'Italia, invece, i dati ci dicono che circa i ¾ della popolazione femminile discriminata vive nei paesi sottosviluppati e più del 50% in Asia.

Le "ragioni" del divario

Le discriminazioni nei vari settori della società, di cui le donne sono vittime in questi paesi, non sono soltanto causa di fattori economici perché vediamo come anche il sottosviluppo contribuisce senz’altro all’emarginazione. Le ragioni principali, se tali si possono chiamare, sono da individuare nel contesto politico e socioculturale di questi paesi e nel ruolo che la società, nel suo complesso, attribuisce alla donna. Nei paesi di cultura islamica, per esempio, il persistere di una tradizione culturale di stampo patriarcale e maschilista, rappresenta un grosso ostacolo sulla strada del superamento delle differenze fra uomo e donna nell’ambito dei diritti e delle opportunità sociali. Non va sottovalutato il fatto che il passato coloniale di alcuni paesi africani e asiatici ha contribuito a rallentare la transizione di queste società verso sistemi di valori simili a quelli del mondo occidentale, in cui la parità fra gli individui, almeno sul piano giuridico-formale è riconosciuta esplicitamente. Questo è successo perché l’incontro con le moderne culture occidentali è stato vissuto dalle popolazioni locali come una minaccia alla loro integrità culturale. Pertanto, la resistenza alla cultura europea importata ha prodotto reazioni di chiusura in difesa delle tradizioni autoctone che hanno provocato un irrigidimento delle discriminazioni sessuali esistenti.
Le società in cui la donna è collocata all’ultimo gradino del potere sono caratterizzate dal modello familiare patriarcale, a volte allargato anche a più nuclei familiari. In tale modello l’autorità ed il potere sono esercitati sia sui minori che sugli altri adulti del gruppo, dal capo della famiglia allargata e passano in eredità sempre ad un uomo dello stesso gruppo. Il ruolo assegnato alla donna è la maternità e la cura dei figli minorenni ed è così che essa arriva al riconoscimento sociale (e il mantenimento economico). La donna non ha la patria potestà e nemmeno ha il diritto di decidere né sul proprio futuro, né su quello dei figli. A volte è anche esclusa dal diritto di proprietà perché, sposandosi, è destinata a servire un’altra famiglia di cui assume la religione e il mestiere. Lo scopo di un modello familiare simile, tipico dell’Islam, è di assicurare lo sviluppo e rafforzare il gruppo di appartenenza di cui fa parte l’uomo. Questo ha anche ripercussioni sull’educazione riservata alle bambine. Infatti, nelle famiglie, specialmente se molto povere, viene deciso di non investire nell’educazione o negli studi delle figlie perché, una volta sposate, andranno a servire in un’altra famiglia. I sistemi giuridici islamici non fanno altro che rafforzare le differenze fra uomo e donna poiché danno valore ed accettano esclusivamente la tradizione patriarcale e maschilista.
Nelle ex colonie, una volta raggiunta l’indipendenza, i nuovi sistemi giuridici, pur di avere il consenso della popolazione, hanno evitato di imporre modelli culturali considerati estranei, a favore dell’identità culturale locale e ciò ha contribuito a marcare ancora di più la differenza fra i due sessi, sempre a sfavore della donna. Nell’Africa subsahariana, il diritto all’eredità della donna è subordinato al consenso del capofamiglia, mentre nell’Africa nera, nessuna legge, scritta o orale, riconosce l’uguaglianza fra i due sessi.
Discriminazione di genere: cause, effetti e iniziative globali articolo

Iniziative di emancipazione e sensibilizzazione

Qualche piccolo passo viene fatto, ma molto lentamente. Per esempio, in alcune popolazioni, la verginità prematrimoniale è considerata un prerequisito indispensabile al matrimonio, mentre in altre etnie avere più figli prima o fuori del matrimonio è considerato una ricchezza. In India, per esempio, non è più ammesso che la donna rimasta vedova debba perire sulla pira innalzata per cremare la salma del marito. Questa usanza aveva lo scopo di evitare che la donna rimasta sola fosse di peso alla famiglia; tuttavia, la consuetudine resta in uso in molti villaggi. Da quanto detto, risulta che il Corano, nei paesi islamici, detta leggi repressive nei confronti della donna; esso non riconosce la pari dignità, anzi la donna è considerata un’eterna minorenne e per agire essa ha sempre bisogno del consenso dell’uomo (padre, marito, figlio maschio). L’adulterio è severamente punito (ma non quello dell’uomo) ed in passato era addirittura prevista la lapidazione. Fra i paesi islamici si distingue la Tunisia in cui la poligamia è proibita, è obbligatorio il consenso della donna per il matrimonio ed in fatto di divorzio viene riconosciuta un’uguaglianza totale fra uomo e donna.
Tuttavia, anche nei paesi in via di sviluppo si stanno facendo avanti delle iniziative a favore della donna. Si tratta, in genere, di movimenti nati nei ceti sociali più elevati che rivendicano la parità di trattamento uomo/donna in tutti i settori sociali, utilizzando metodi e strumenti di sensibilizzazione, simili a quelli in uso nel mondo occidentale. Esistono anche iniziative popolari di autotutela, di autodifesa e di assistenza reciproca che ricorrono ai meccanismi di solidarietà che tradizionalmente legano le donne fra di loro. Un esempio ci è fornito dalla Costa d’Avorio, in cui le donne hanno ripreso il sistema della “tontine”: si tratta di una raccolta di fondi in denaro o in beni da mettere a disposizione delle donne più deboli affinché si possano costruire una casa o esercitare un mestiere, cercando così di rendersi autonome e libere dall’oppressione del modello patriarcale e maschilista.
Per ulteriori approfondimenti sulle disuguaglianze di genere vedi anche qui
Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Quali sono i principali ambiti colpiti dalla discriminazione di genere?
  2. La discriminazione di genere colpisce vari ambiti, tra cui quello economico, sociale, formativo, politico e medico, come evidenziato nel testo.

  3. Qual è la posizione dell'Italia nel contesto del gender gap?
  4. Secondo il World Economic Forum, l'Italia si colloca al settantaseiesimo posto su centotrentacinque paesi per quanto riguarda il gender gap, con significative differenze salariali tra uomini e donne.

  5. Quali fattori contribuiscono alla discriminazione di genere nei paesi sottosviluppati?
  6. Nei paesi sottosviluppati, la discriminazione di genere è influenzata da fattori economici, ma anche dal contesto politico e socioculturale, come il patriarcato e le tradizioni culturali, che limitano i diritti delle donne.

  7. Come si manifesta il modello familiare patriarcale nelle società in cui la donna è emarginata?
  8. In queste società, il modello familiare patriarcale assegna alla donna il ruolo di madre e custode, negandole diritti come la patria potestà e l'accesso alla proprietà, perpetuando così la sua subordinazione.

  9. Quali iniziative di emancipazione sono in atto per le donne nei paesi in via di sviluppo?
  10. Nei paesi in via di sviluppo, si stanno sviluppando movimenti per la parità di genere e iniziative di solidarietà tra donne, come il sistema delle "tontine" in Costa d'Avorio, che mira a rendere le donne autonome e libere dall'oppressione patriarcale.

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