Concetti Chiave
- Gli illuministi vedono la conoscenza come un mezzo per migliorare la realtà e promuovere il benessere pubblico attraverso riforme politiche, economiche e sociali.
- La letteratura dell'Illuminismo si evolve, abbandonando l'ornamentalismo a favore di generi come saggi e racconti, rispondendo alla crescente specializzazione delle scienze.
- L'incontro con il Nuovo Mondo genera miti contrastanti sul "buon selvaggio" e la superiorità europea, giustificando lo sfruttamento degli indigeni.
- Montaigne critica la civiltà europea, rifiutando di giudicare le culture del Nuovo Mondo secondo criteri europei e mettendo in luce le contraddizioni della società occidentale.
- Il concetto di libertà nei popoli primitivi è visto ambivalente, oscillando tra l'idea di libertà naturale e quella di anarchia, rivelando la complessità della condizione umana.
• Filantropia e divulgazione
Filantropia e riforme
Per gli illuministi la conoscenza non è contemplazione della verità, ma uno strumento per intervenire sulla realtà, con lo scopo di realizzare la felicità su questa terra, anzi la massima felicità divisa nel maggior numero, cioè il benessere pubblico. Gli illuministi si impegnano quindi nell’azione per le riforme politiche, economiche, amministrative, penali, sanitarie, ma anche nella divulgazione delle conoscenze.
Divulgazione e letteratura
Quest’ultima opera è tanto più necessaria quanto più le scienze si specializzano e adoperano un linguaggio settoriale. Abbondano in questo periodo le opere di divulgazione; parallelamente si diffonde la convinzione che la letteratura debba cessare di essere solo ornamentale ed edonistica. Vengono preferiti nuovi generi letterari, come il saggio, ma anche il racconto e il romanzo breve.
Esplorazioni e nuove scienze
I viaggi di esplorazione rovesciano sull’Europa una quantità enorme di informazioni naturalistiche e antropologiche. Si può dire che nascono ora l’antropologia e l’etnologia. E con l’antropologia nasce la riflessione sul colonialismo e sulla schiavitù.
• Il Nuovo Mondo
Incontro con il Nuovo Mondo?
L’incontro con il Nuovo Mondo fu un evento di grande importanza non solo sul piano storico ed economico, ma anche su quello del pensiero. Il Nuovo e il Vecchio Mondo si presentarono all’inizio come due pianeti opposti: le condizioni erano talmente diverse che i primi testimoni stentarono a crederle ugualmente umane.
Miti e giustificazioni
Da un lato riappariva l’immagine del paradiso perduto, di una natura autentica e non corrotta; dall’altro gli indigeni come rappresentanti l’inferiorità, la rozzezza, la brutalità. L’idea di stadio iniziale della storia umana generò due miti opposti: quello del “buon selvaggio”, l’idea della bontà originaria dell’uomo; e quello secondo cui, essendo razze inferiori, se non animali, gli indigeni potevano essere sfruttati senza remore e trattati come schiavi. Una giustificazione che sarebbe stata usata in seguito dalla maggior parte dei difensori del colonialismo e dell’imperialismo.
Critica di Montaigne
Montaigne invece non subordinava il giudizio sui popolo del Nuovo Mondo alle categorie morali e intellettuali europee e cristiane. La sua riflessione sui selvaggi implicava una critica radicale della civiltà europea e cristiana.
Ambivalenza europea
Il confronto con riti e miti lontani nel tempo e nello spazio insinuava dubbi inquietanti in un’Europa dilaniata dalle controversie teologiche fra le diverse Chiese cristiane. Il confronto con l’altro faceva risaltare per contrasto le stranezze e le assurdità del nostro modo di vivere. Questi uomini esotici erano i portatori di uno sguardo critico dall’esterno, non condizionato dai nostri pregiudizi. L’atteggiamento degli europei di fronte al Nuovo Mondo è segnato dall’ambivalenza.
Interpretazioni del Nuovo Mondo
La natura diversa e lussureggiante del Nuovo Mondo poteva essere interpretata come pienezza delle facoltà primigenie. Ma un modo completamente diverso da quello noto può sembrare anche infido e feroce, e il selvaggio può apparire primitivo, brutale e malvagio.
Comunismo originario e contro-modello
Il comunismo originario che veniva attribuito ai selvaggi assumeva il valore di un contro-modello etico rispetto alla condizione dell’europeo, segnata dall’individualismo e fondata sull’interesse privato. Ma anche questo mito aveva il suo rovescio: la semplicità e frugalità originarie potevano apparire come povertà, incapacità di sviluppare le potenzialità di progresso della natura umana, se non come una condizione semi-animalesca. La mancanza di bisogni superflui poteva essere intesa come frutto di un limitato orizzonte mentale, e l’assenza di lavoro organizzato come vera e propria indolenza di popoli privi di stimoli al miglioramento.
Libertà e anarchia
L’essere senza leggi, senza religione, senza autorità, poteva essere visto come anarchia, come incapacità di darsi freni morali e costumi morali. Una società che vive nel caso. Libertà erotica come possibilità di vivere l’amore in modo naturale, senza condizionamenti sociali. La libertà dell’amore, per Diderot, è un’esigenza primaria. Ma tutto ciò non era libertà, ma licenza e lascivia, promiscuità, insensibilità, e immaturità emotiva, incapacità di darsi regole morali.
Autosufficienza e primitivismo
I selvaggi sono autosufficienti, non hanno desideri superflui, ignorano le preoccupazioni per il domani, non conoscono le ansie e le angosce tipiche dell’uomo moderno. L’uomo primitivo si trova ancora in una fase prelogica e pre-razionale.
Domande illuministiche
Nel clima illuministico, inevitabilmente eurocentrico e generalmente incline alla fiducia nel progresso e nel miglioramento della condizione umana sotto la guida della ragione, emergevano tuttavia domande cruciali come: quanto ha perso e quanto ha guadagnato l’uomo sollevandosi dalla condizione primitiva alla civiltà? La natura umana è fondamentalmente quella delle origini o si fa nel tempo e consiste nel progredire verso una civiltà sempre più sviluppata?
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo della conoscenza secondo gli illuministi?
- Come si è evoluta la letteratura durante l'Illuminismo?
- Quali sono le due visioni opposte degli indigeni del Nuovo Mondo?
- Qual è la critica di Montaigne nei confronti della civiltà europea?
- Quali domande emergono nel contesto illuministico riguardo alla civiltà e alla condizione umana?
Per gli illuministi, la conoscenza è uno strumento per intervenire sulla realtà e realizzare la massima felicità per il maggior numero, promuovendo riforme in vari ambiti (politico, economico, amministrativo, ecc.).
Durante l'Illuminismo, la letteratura ha smesso di essere solo ornamentale, privilegiando generi come il saggio, il racconto e il romanzo breve, per rispondere alla crescente specializzazione delle scienze e alla necessità di divulgazione.
Gli indigeni sono stati visti sia come "buon selvaggio", rappresentanti della bontà originaria, sia come razze inferiori, giustificando il loro sfruttamento e la schiavitù, riflettendo ambivalenze culturali europee.
Montaigne critica la civiltà europea e cristiana, rifiutando di giudicare i popoli del Nuovo Mondo secondo le categorie morali europee, evidenziando le contraddizioni e le assurdità della società europea.
Nel clima illuministico, sorgono interrogativi su quanto l'uomo abbia guadagnato o perso passando dalla condizione primitiva alla civiltà, e se la natura umana sia fondamentalmente quella delle origini o si sviluppi nel tempo.