Concetti Chiave
- Edith Stein, originaria di Breslavia, è stata una filosofa e monaca cristiana di origine ebraica, martirizzata ad Auschwitz nel 1942.
- Si distinse per la sua intelligenza precoce e la sua carriera accademica, culminando nel conseguimento della laurea sotto la guida di Husserl, con un focus sull'empatia.
- La sua conversione al cattolicesimo avvenne nel 1922, ispirata dalla lettura dell'autobiografia di santa Teresa d'Avila, portandola a una vita di preghiera e insegnamento.
- Edith Stein si impegnò attivamente nella lotta per i diritti delle donne e nel Partito Democratico Tedesco, dimostrando un forte attivismo sociale.
- Il suo contributo filosofico sull'empatia esplora la complessità dell'atto empatico, evidenziando l'importanza dell'intersoggettività e dell'unicità dell'individuo.
Indice
La vita di Edith Stein
Edith Stein è stata una monaca cristiana, filosofa, vittima della Shoah.
Di origine ebraica, si convertì al cattolicesimo dopo un periodo di ateismo che durava dall’adolescenza. Venne arrestata nei Paesi Bassi dai nazisti e rinchiusa nel campo di concentramento di Auschwitz dove, insieme alla sorella, nel 1942 venne trucidata.
Nel 1998 venne proclamata santa e l’anno successivo dichiarata patrona d’Europa da papa Giovanni Paolo II.
Infanzia e istruzione
Edith Stein nasce a Breslavia nel 1891 da una famiglia di origine ebraica.
Nel 1893 la sua famiglia si vide improvvisamente privata del capo famiglia, morto per insolazione. Fu, perciò, la madre a prendersi la briga di sfamare l'intera famiglia con le redine della sua azienda. Lei possedeva un'attività commerciale di legname e divenne una figura portante nella vita di Edith, che la ricorda come una donna instancabile e con un forte carattere.
Nel 1897 Edith cominciò la scuola, distinguendosi dagli altri per la sua intelligenza precoce. La sorella la definì addirittura: "straordinariamente pronta d'ingegno".
Tra i 15 e 16 anni prese la decisione di non frequentare più la scuola e trasferendosi ad Amburgo presso la sorella. Ma, ricredutasi riguardo il suo percorso scolastico, decise di intraprendere un esame da privatista per recuperare il tempo perduto e per potersi maturare.
Carriera accademica e conversione
proseguì gli studi nell'Università di Breslavia, ritrovandosi spesso ad essere l'unica ragazza in una classe esclusivamente di maschi.I professori si accorsero ben presto della sua intelligenza, ma Breslavia non risultò un luogo adatto per coltivare la sua conoscenza.
Attratta dalle teorie di Husserl, decise di intraprendere il percorso di studi presso l’Università di Gottinga. Nel 1913 giunge a Gottinga e si guadagna la stima di molti filosofi: Adolf Reinach e Max Scheler, anche lo stesso Husserl.
Husserl le suggerì di fare la tesi di laurea con lui, intraprendendo il tema dell’empatia. Un concetto che Husserl nelle sue teorie non aveva approfondito.
Nel 1914 le lezioni furono interrotte per via dell’inizio della guerra.
Così Edith decise di proporsi come infermiera volontaria ed essere mandata in prima linea, ma una terribile influenza glielo impedì.
Nel periodo della malattia poté finire di studiare per poi dare il suo ultimo esame in presenza di Husserl quando le università riaprirono. In seguito, tornò nuovamente al volontariato dove la guerra si accaniva con violenza.
Ritornata in patria riprese i contatti con Husserl e continuò a preparare la sua tesi di dottorato, che discusse con il massimo dei voti. Successivamente decise di seguire Husserl fino a Friburgo e le propose di diventare sua assistente. Ma nel 1918 rinunciò al suo incarico per dedicarsi alla propria carriera filosofica.
Impegno politico e religioso
Edith, a Friburgo, si impegnò nel Partito Democratico Tedesco a favore del diritto di voto alle donne e al ruolo nella società della donna.
Nonostante si fosse mostrata come atea, un avvenimento nel corso della sua vita e la lettura dell’autobiografia di santa Teresa d’Avila la spinsero a convertirsi al cattolicesimo. Battezzata nel 1922, andò ad insegnare in due scuole domenicane. La sua vita fu scandita da preghiera, insegnamento, vita comune con le allieve e studio personale.
Persecuzione e martirio
le leggi razziali la obbligarono a dimettersi nel 1933 dal suo lavoro di insegnante.
Il 12 aprile del 1933, dopo che Hitler si era oramai insidiato, Edith scrisse una lettera al papa in cui pregava quest’ultimo di smettere di tacere e di denunciare le prime persecuzioni contro gli ebrei.
In un secondo momento realizzò anche il suo desiderio: quello di entrare a dar parte del monastero carmelitano a Colonia. Nel 1934 lo fece prendendo il nome di Teresa Benedetta della Croce. Per proteggerla dalla minaccia nazista, fu trasferita ad un convento nei Paesi Bassi ma neanche lì era pienamente al sicuro.
Nel 1942 la conferenza dei vescovi olandesi fece leggere in tutte le chiese del paese una lettera contro il razzismo nazista. In risposta, Hitler ordinò di arrestare tutti gli ebrei anche convertiti che fino a quel momento furono risparmiati.
Edith Stein e sua sorella Rose vennero catturate e internate nei campi di concentramento dove furono uccise nelle camere a gas il 9 agosto del 1942; i corpi di entrambe vennero poi bruciati nei forni crematori.
Contributo filosofico sull'empatia
Chiedendo al maestro Husserl di poter sostenere con lui la tesi di laurea, la Stein individua con immediatezza l’argomento: l’empatia.
Questo termine mancava di un’adeguata spiegazione contenutistica e di un’analisi che dimostrasse se era o meno il termine più appropriato per definire quella particolare modalità di conoscenza del vissuto dell’altro.
Il termine tedesco che Edith utilizza è Einfühlung. Anche Husserl lo utilizzo nelle Ricerche logiche ma non gli diede una spiegazione.
L'atto empatico secondo Stein
Edith Stein afferma che era necessario comprendere e conoscere la realtà che ci circonda in tutti i suoi fenomeni, cioè in tutte le sue forme in cui essa appare alla coscienza: tra questi fenomeni possono essere presenti anche i soggetti estranei a noi con le loro esperienze.
Se il soggetto è una persona, allora il suo vissuto può essere conosciuto mediante la comunicazione che esso fa di sé stesso all’altro.
Secondo la Stein l’atto empatico è un movimento più complesso del soggetto all’oggetto, che prevede però anche un movimento fondamentale di ritorno del soggetto verso sé stesso. A essere coinvolto nella conoscenza empatica è tutto l’essere della persona, nei suoi tre livelli di: corpo, anima e spirito.
Unicità e intersoggettività
L’essere umano è però assolutamente unico e irripetibile.
Questo lo consegna alla sua libertà di scelta: o si chiude nella prigione della propria unicità, comunque limitata, oppure si apre alla relazione con ogni altro essere umano vivendo atti empatici sempre più variati, che gli permettono di diventare veramente persona.
Per vivere un maturo atto empatico, è necessario che la persona abbia un’adeguata consapevolezza della propria identità e del proprio vissuto.
Quando si accosta all’altro, nel vissuto altrui riconosce qualcosa che egli stesso conosce per esperienza personale; contemporaneamente però l’altro ha un’assoluta unicità, quindi anche i suoi vissuti sono caratteristici.
Ciò che è simile permette il riconoscimento e una certa comprensione, ciò che è unico all’altro è ricchezza offerta in dono.
È sostanziale, però a questo punto, l’ultimo movimento che chiude l’atto empatico: la persona, infatti, a ritornare a sé stessa, ma arricchita dell’esperienza altrui, che permette la costruzione di un nuovo Io.
Questo ultimo movimento è indispensabile perché e quello che salvaguarda l’identità personale, l’unicità della persona; è esattamente questo il motivo per cui la Stein si dissocia dalle posizioni degli altri pensatori, i quali parlano di simpatia.
L’empatia è quel processo cognitivo che ci fa cogliere lo stato d’animo altrui ed è anche una forma di intuizione e l’unico processo che ci fa conoscere
l’intersoggettività.
Momenti dell'empatia
Edith Stein decide, anche, di dividere l’empatia in tre momenti:
1. Emersione del passato = lettura dell’espressione emotiva sul volto di qualcuno
2. Esplicitazione riempente = ci si immedesima con l’altra persona
3. Oggettivazione comprensiva = ci si deve distanziare dal suo stato d’animo tenendo sempre conto del suo dolore.
Domande da interrogazione
- Qual è stata la vita di Edith Stein e il suo contributo alla filosofia?
- Come ha influenzato l'infanzia di Edith Stein la sua formazione?
- Qual è stato il percorso di conversione di Edith Stein?
- In che modo Edith Stein ha definito l'atto empatico?
- Quali sono i tre momenti dell'empatia secondo Edith Stein?
Edith Stein, monaca cristiana e filosofa di origine ebraica, è stata vittima della Shoah. La sua vita è stata caratterizzata da un'intensa carriera accademica e da un profondo impegno politico e religioso, culminando nella sua conversione al cattolicesimo e nel martirio ad Auschwitz nel 1942. È nota per il suo contributo filosofico sull'empatia, un tema che ha esplorato in profondità.
L'infanzia di Edith Stein, segnata dalla perdita del padre e dalla figura forte della madre, ha avuto un impatto significativo sulla sua formazione. La madre, che gestiva un'attività commerciale, ha instillato in Edith un forte carattere e un'intelligenza precoce, che l'hanno portata a distinguersi a scuola e a intraprendere un percorso accademico di successo.
Edith Stein si convertì al cattolicesimo dopo un periodo di ateismo, ispirata dalla lettura dell'autobiografia di santa Teresa d'Avila. Fu battezzata nel 1922 e dedicò la sua vita all'insegnamento e alla preghiera, entrando successivamente nel monastero carmelitano e assumendo il nome di Teresa Benedetta della Croce.
Edith Stein ha descritto l'atto empatico come un movimento complesso che coinvolge il soggetto e l'oggetto, richiedendo una comunicazione profonda tra le persone. Ha sottolineato che l'empatia non è solo una comprensione del vissuto altrui, ma un processo che arricchisce l'identità personale, permettendo una connessione autentica con l'altro.
Edith Stein ha suddiviso l'empatia in tre momenti: 1) Emersione del passato, che implica la lettura delle espressioni emotive; 2) Esplicitazione riempente, dove ci si immedesima con l'altro; 3) Oggettivazione comprensiva, che richiede di mantenere una certa distanza dal dolore dell'altro, pur riconoscendolo.