Concetti Chiave
- Il sistema delle fonti del diritto nel passato era dominato dalla legge del parlamento, considerata la fonte primaria, con il governo subordinato a questa legge.
- Con l'adozione dello stato liberaldemocratico, la Costituzione è diventata l'atto supremo dell'ordinamento, superiore a tutte le altre fonti di diritto.
- La Costituzione ha semplificato l'ordine gerarchico delle fonti, sostituendo la successione lineare con una gerarchia complessa che include leggi costituzionali e regolamenti.
- Questo nuovo assetto ha ampliato il numero di soggetti con poteri normativi, modificando la distribuzione sia verticale che orizzontale del potere di produzione delle norme.
- Il sistema liberale ottocentesco era caratterizzato da una produzione normativa semplice, mentre lo stato liberaldemocratico ha introdotto una maggiore complessità e diversificazione dei poteri normativi.
Il sistema delle fonti nel passato
Dal punto di vista costituzionale il tema delle fonti del diritto implica una scelta relativa a quali soggetti debbano concorrere a introdurre nell’ordinamento norme giuridiche.
Nello stato liberale ottocentesco, e fino a parte del Novecento, i processi di produzione normativa ruotavano intorno ai due soggetti titolari del potere sovrano, il re e il parlamento. La fonte di produzione che esprimeva il più alto comando normativo (e pertanto giuridicamente supremo, in quanto «espressione della volontà generale») era la legge del parlamento: la legge era chiamata perciò fonte primaria. Il governo del re doveva osservanza alla legge del parlamento, atto fonte a competenza generale, e poteva esercitare un potere normativo più limitato, nel rispetto e in esecuzione della legge, in forma di regolamento: chiamato fonte secondaria proprio perché non c’era spazio per regolamenti del governo contrari alla legge. Nello stato liberale, dunque, il sistema delle fonti era alquanto semplice. Di ciò costituisce esempio l’art. 1 delle disposizioni sulla legge in generale premesse al codice civile italiano del 1942 (chiamate anche preleggi) che, nell’individuare le fonti del diritto, fa riferimento esclusivamente alle leggi, ai regolamenti, agli usi.
La rivoluzione dello stato liberaldemocratico
L’avvento dello stato liberaldemocratico ha determinato nel panorama delle fonti una vera e propria rivoluzione: la previsione di una costituzione rigida quale atto supremo dell’ordinamento giuridico, superiore a ogni altra fonte, in primis alla legge ordinaria. La costituzione non solo ha assunto il monopolio dei processi di produzione del diritto (in particolare di quelli di rango primario, ma ha determinato la moltiplicazione dei soggetti titolari di poteri normativi. Ciò riguarda la distribuzione sia verticale sia orizzontale del potere di produrre norme giuridiche.
Sotto il primo profilo, la schematica successione stabilita dall’art. 1 delle preleggi è stata sostituita dal ben più complesso ordine gerarchico fra Costituzione, leggi costituzionali, leggi ordinarie e atti equiparati, regolamenti dell’esecutivo.
Sotto il secondo profilo, la Costituzione ha individuato processi di produzione del diritto a competenza riservata, attribuendo a soggetti determinati, in specifici ambiti, il potere normativo.
Domande da interrogazione
- Qual è la principale differenza tra il sistema delle fonti nel passato e quello dello stato liberaldemocratico?
- Quali erano le fonti primarie e secondarie del diritto nello stato liberale ottocentesco?
- Come ha influito la Costituzione sulla distribuzione del potere normativo?
La principale differenza risiede nell'introduzione di una costituzione rigida come atto supremo dell'ordinamento giuridico nello stato liberaldemocratico, che ha superato la legge ordinaria e ha moltiplicato i soggetti titolari di poteri normativi, creando un ordine gerarchico più complesso (come descritto nel testo).
Nello stato liberale ottocentesco, la legge del parlamento era considerata la fonte primaria, mentre il governo del re poteva emettere regolamenti come fonte secondaria, sempre nel rispetto della legge del parlamento (come indicato nel testo).
La Costituzione ha modificato la distribuzione del potere normativo sia verticalmente, stabilendo un ordine gerarchico tra diverse fonti, sia orizzontalmente, attribuendo a soggetti specifici il potere di produrre norme giuridiche in ambiti riservati (come evidenziato nel testo).