Nirvana di Gabriele Salvatores


La storia si svolge in un futuro molto vicino, nell’”agglomerato Nord” di un mondo diviso a zone strettamente controllate da un indefinito ma fortissimo potere economico centralizzato. Jimi, un programmatore di videogiochi, lavora per la multinazionale Okosama Starr. È ben integrato nel sistema, ricco e professionalmente gratificato, anche se la scomparsa senza un perché della ragazza amata, Lisa, lo ha reso molto triste. Sta creando un nuovo videogioco, Nirvana, ma si accorge in ritardo che un virus ha fatto impazzire il programma e ha dato al protagonista del gioco, il buffo omino Solo, la coscienza di essere un personaggio virtuale di un mondo finto, in cui efli dovrà ripetere per sempre le stesse azioni. Solo cerca allora il suo creatore e lo supplica di cancellarlo. Jimi accetta: per annullare il suo personaggio dovrà entrare nella banca dati della Starr, un’impresa difficilissima, e forse, durante il viaggio, potrà avere informazioni anche sull’amata Lisa. Inizia così un percorso pericoloso e inquietante nelle zone degradate del mondo, simili nello stesso tempo ai paesi delle aree povere non a caso si chiamano per esempio Marrakesh o Bombay e ai diversi livelli di un videogioco. Nel viaggio Jimi incontra due compagni, pirati informatici anarchici e ai margini del sistema, che lo aiutano. Quando, alla fine, apprende che Lisa è morta, decide che è il momento di portare a compimento il suo progetto. Entrato nella banca dati, che è identica al livello di massima difficoltà di un videogioco, inseguito dalle guardie della Starr che gli sparano per bloccarlo, Jimi riesce a cancellare il gioco e anche Solo. Poi muore, proprio come il suo personaggio, come se anche lui fosse dentro un videogame e, da un livello più alto, lo avessero cancellato. Siamo sicuri di non essere anche noi virtuali?
La filosofia generale della storia, la splendida recitazione di Abatantuono, una ricostruzione delle “zone” molto efficace, l’idea di pirata informatico come paladino della libertà. Nonostante la dimensione drammatica della vicenda, il film ha anche accentuati spunti comici e avventurosi.
Gabriele Salvatores nato a Napoli, vive a Milano, città dove fonda, nel 1972, il Teatro dell’Elfo, che nel giro di pochi anni diventa il punto di riferimento per tutta una generazione di spettatori. A partire dal 1973 realizza film originali e complessi, spesso carichi di verve ironica ma anche di appassionata forza utopica: Sogno di una notte d’estate, Kamikazen, Marrakesh Express, Turné, Mediterraneo, Puerto Escondido, Nirvana, Denti. È autore anche di video musicali e regista di opere liriche.
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