Il cinema funziona attraverso un doppio dispositivo di simulazione :
1) L’attore che recita
2) Il dispositivo filmico che produce l’illusione di realtà (attraverso ellissi, isolamento e focalizzazione di dettagli ,etc)
Metz è il più importante esponente dell’approccio semiotico: l’iniziale tentativo di individuare un codice specifico del cinema , si sdoppia progressivamente nello studio dei codici specifici del linguaggio cinematografico, secondo una linea di ricetta che fonde linguistica e psicoanalisi ( processi di identificazione , rapporto tra sogni e procedimenti cinematografici) e dei codici eterogenea in funzione nei singoli film ( da cui deriva il vero lascito della semiotica cinematografica, cioè l’attenzione che si è imparata a osservare al film come testo singolare che si inserisce in un sistema -codice )
Secondo Metz il cinema è:
- Industria
- Ideologia : “ nei termini di Emile Benveniste , il film tradizionale si dà come storia e non come discorso . Tuttavia esso è discorso se ci riferisce alle intenzioni del cineasta , alle influenze che esercita sul pubblico ,etc, ma lo specifico di questo discorso è appunto cancellare le Marche d’enunciazione di mascherarsi di storia “( Metz , 1997). Quindi è narrazione e rappresentazione a codificazione della filosofia del cinema del decapage classico holliwoodiano.
- Soddisfazione simbolica: di desideri incorsa a identificazione
Costa propone di considerare il cinema come dispositivo , e precisamente un “ dispositivo di rappresentazione “ ( p.10) . Cioè un complesso di funzioni caratterizzato da una peculiare micro fisica dei ruoli , organizzazione degli spazi , meccanica di produzione dell’immagine , codici di produzione di senso e modi di significare , in breve strutture significanti , condividi tra spettatori e registri. Costa riconosce che il cinema ha una storia che lo ha progressivamente modificato, che il cinema è la sua storia :
“ il cinema é ciò che in una società , in un determinato periodo storico , in un certo aspetto del suo sviluppo , in una determinata congiuntura politico –culturale o in un certo gruppo sociale si decide che esso sia “ .
La distanza amorosa è una coazione con la quale Barthes indica quella distanza critica nei confronti dell’immagine che ci permette di coglierne i meccanismi di produzione di senso e di riproduzione di realtà e la distanza dell’universo simbolico in cui l’immagine cinematografica proietta rispetto all’esperienza quotidiana.
Distanza amorosa: il piacere e la fascinazione di una visione dipendono dove fatto che l’ istituzione cinematografica soddisfa momenti non solo superficiali e momentanei.
Saper vedere il cinema vuol dire anche imparare a prendere le distanze da cui quest’immagine proviene.
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