Il pranzo di Babette di Gabriel Axel

Il film è tratto da un racconto di Karen Blixen, scrittrice danese contemporanea, affascinante e complessa. Martina e Filippa, due sorelle nubili di una certa età, figlie di un austero pastore luterano, vivono in uno sperduto paesino della costa danese. La loro vita scorre monotona tra severe riunioni di preghiera della piccola congregazione religiosa fondata dal loro defunto padre e lavori domestici.
Le due donne da giovani erano molto graziose, ma avevano entrambe rinunciato a farsi una famiglia per rimanere con il padre. Martina era stata amata senza speranza da un giovane e scapestrato ufficiale, vinto dalla grazia innocente della ragazza, ma che non aveva osato dichiararsi. Filippa, che aveva una voce bellissima, aveva affascinato un grande cantante lirico francese, il quale avrebbe voluto portarla con sé a Parigi e fame una grande artista; la donna però si era spaventata e non aveva voluto più vederlo.

Una notte di tempesta si presenta alla casa delle due anziane signorine una francese semiassiderata e disperata: si chiama Babette, è sfuggita ai massacri contro i comunardi, ha una lettera di presentazione dell’antico innamorato di Filippa. Le due donne la accolgono presso di loro. Per quattordici anni Babette svolge umilmente il ruolo di domestica, adattandosi alla semplice vita della casa e cucinando i poco appetitosi piatti locali. Intanto i discepoli del defunto decano si riuniscono sempre, ma ogni giorno di più crescono tensioni, litigi, malintesi, ripicche e gelosie.
In occasione del centenario della nascita del decano, le due sorelle verrebbero fare una festa per ricordarlo. Giunge inaspettata una lettera da Parigi per Babette con la notizia che ha vinto un premio di diecimila franchi alla lotteria. Babette dichiara di voler offrire alle sue due benefattrici e ai loro invitati, prima di tornare in patria, un “vero pranzo francese” utilizzando una parte della sua vincita. Si procura ingredienti esotici e raffinati e, chiusa in cucina, inizia a destreggiarsi con stupefacente maestria fra i fornelli. Martina e Filippa sono preoccupare: un pranzo così buono non è forse una tentazione diabolica, per dimenticare Dio e abbandonarsi a piaceri terreni?
Decidono quindi, d’accordo con i convitati, che tutto sarà mangiato e bevuto senza pronunciare una sola parola di elogio. Il pranzo si rivela un’autentica meraviglia dalla prima all’ultima portata. I dodici commensali evitano dunque di esaltare ed elogiare le pietanze, ma le loro espressioni pienamente soddisfatte sono più eloquenti di ogni commento. Solo l’antico spasimante di Martina, diventato un famoso generale e unitosi per destino al banchetto, apprezza ad alta voce le portate e le eccellenti bevande; egli riconosce Babette, che era stata il più grande chef di Parigi, nel rinomatissimo Café Anglais.
I commensali alla fine del sontuoso banchetto sono riconciliati spiritualmente e fisicamente: ritrovano l’armonia, l’amore resterà per sempre con le due signorine: la cifra enorme che ha vinto alla lotteria è stata tutta spesa nel pranzo, in un gesto di generosità e di gentilezza che le ha permesso anche di manifestare il dono meraviglioso che è in lei, anche se nella vita corrente non lo ha potuto utilizzare. Filippa, che si trova come cantante nella stessa situazione di artista che non ha mai potuto esprimere le sue capacità, la stringe a sé. L’arte crea gioia e armonia. Un artista non è mai povero.
Una eccellente regia, che ottiene il meglio dal soggetto, dagli attori e della fotografia. Il film, pieno di grazia e di serena malinconia, è annoverato fra i capolavori degli ultimi anni: nel 1987 ha ottenuto l’Oscar per il miglior film straniero.

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