Concetti Chiave

  • Il fattore V è una proteina a cinque domini cruciale per la coagulazione, con tre arginine chiave che fungono da siti di taglio per la proteina C.
  • La mutazione del fattore V di Leiden, scoperta nel 1993, rappresenta un importante fattore di rischio trombofilico, presente nel 3-5% della popolazione indoeuropea.
  • La trombina trasforma il fibrinogeno in monomeri di fibrina, i quali sono poi stabilizzati dal fattore XIII, creando una rete di fibrina resistente.
  • Le piastrine e la fibrina collaborano nella riparazione endoteliale, con la fibrina che funge da collante per la neoformata parete vascolare.
  • Il sistema fibrinolitico, attivato dal TPA, utilizza la plasmina per degradare la fibrina stabilizzata, producendo i noti prodotti di degradazione FDP.

Struttura e importanza del fattore V

Il fattore V che è una proteina ad altissima omologia strutturale con il fattore VIII. Si tratta di una proteina a cinque domini che sono A1, A2, A3, C1 e C2. Molto importanti sono le tre arginine: Arg306, Arg506 e Arg679. Questi sono i siti di taglio della proteina C. Delle tre arginine la più importante è la 506 perchè la sua alterazione è nota anche come mutazione del fattore V di Leiden.

Mutazione del fattore V di Leiden

Leiden è una cittadina olandese dove vi è una prestigiosa università che nel 1993 ha individuato la mutazione di Arg506 che rappresenta uno dei principali sistemi di resistenza al taglio operato dalla proteina C. Trattandosi di un fattore di rischio trombofilico a prevalenza abbastanza elevata, 3-5% della popolazione indoeuropea, fu negli anni Novanta una delle grandi scoperte per quanto riguarda i fattori di rischio trombofilici. La proteina C coadiuvata alla proteina S va a tagliare fisicamente il fattore V.

Ruolo della trombina e del fattore XIII

La trombina va a rimuovere dal fibrinogeno due piccole porzioni che si chiamano fibrinopeptidi A e B trasformandolo così in monomeri di fibrina che hanno una struttura proteica globulare in cui vi è la ripetizione di un trio di lettere D-E-D. A questo punto il fattore XIII permette il passaggio dalla fibrina non stabilizzata alla fibrina stabilizzata andando a costituire dei ponti di legame tra i domini D e i domini E, agisce da trasduttaminasi. Di fatto va a rafforzare il sistema di fibrina che si è formato. Le piastrine di fatto rappresentano i “mattoni” della riparazione endoteliale mentre la fibrina rappresenta il collante, il “cemento” che si pone tra i mattoni per dare elasticità e plasticità alla neoformata parete, che è così in grado di resistere alle sollecitazioni meccaniche determinate da normali attività della muscolaris mucosae piuttosto che di tutta la parete del vaso interessato.

Sistema fibrinolitico e ruolo della plasmina

Nel momento in cui avviene la creazione di questa componente con la proteina stabilizzata, poi entra in gioco un sistema fibrinolitico che utilizza un enzima chiamato plasmina. La plasmina deriva da una proteina, il plasminogeno, che è una proteina circolante fisiologicamente presente nel plasma e su cui agisce un attivatore tissutale, il TPA, che viene liberato quanto c’è una lesione endoteliale. Il TPA va ad attivare il plasminogeno trasformandolo in plasmina, la plasmina opera dei tagli catalitici sulla fibrina stabilizzata e produce dei prodotti di degradazione che si chiamano FDP. In questi prodotti di degradazione “F” sta per fibrina, “D” sta per derivati e “P” per prodotti, il più noto si chiama D-dimero.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la struttura del fattore V e quali sono i suoi componenti chiave?
  2. Il fattore V è una proteina a cinque domini (A1, A2, A3, C1 e C2) e contiene tre arginine cruciali: Arg306, Arg506 e Arg679, con Arg506 che è particolarmente importante per la sua associazione con la mutazione del fattore V di Leiden.

  3. Cosa rappresenta la mutazione del fattore V di Leiden e qual è la sua rilevanza?
  4. La mutazione del fattore V di Leiden, scoperta nel 1993, è una variazione di Arg506 che conferisce resistenza al taglio da parte della proteina C, rappresentando un fattore di rischio trombofilico presente nel 3-5% della popolazione indoeuropea.

  5. Qual è il ruolo della trombina e del fattore XIII nella coagulazione?
  6. La trombina trasforma il fibrinogeno in monomeri di fibrina, mentre il fattore XIII stabilizza la fibrina formando ponti di legame tra i domini D ed E, rafforzando così il sistema fibrinico e contribuendo alla riparazione endoteliale.

  7. Come funziona il sistema fibrinolitico e qual è il ruolo della plasmina?
  8. Il sistema fibrinolitico utilizza la plasmina, derivata dal plasminogeno attivato dal TPA in caso di lesione endoteliale, per degradare la fibrina stabilizzata, producendo prodotti di degradazione noti come FDP, tra cui il D-dimero.

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