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Concetti Chiave

  • Jacopo intraprende un viaggio attraverso l'Italia per sfuggire all'angoscia dell'amore per Teresa, visitando città significative come Ferrara, Bologna, Firenze e Milano.
  • Incontra il poeta Parini a Milano, che esprime la sua delusione per la libertà mai ottenuta e l'assenza di speranza per il futuro dell'Italia.
  • Parini riflette sulle tirannidi passate e sul dominio napoleonico, rivelando il disdegno per i giacobini e l'impatto negativo del Trattato di Campoformio sui patrioti italiani.
  • Jacopo descrive il suo amore per Teresa come un sentimento ineffabile, capace di dare significato alla vita, ma che lo conduce anche alla disperazione.
  • La lettera si chiude con un'invocazione al suicidio, evidenziando un profondo pessimismo e un senso di distacco da parte di Parini, simbolo della tristezza e della disillusione.

Il viaggio di Jacopo

Jacopo ha lasciato i Colli Euganei ed ha intrapreso un viaggio attraverso l’Italia per sottrarsi allo stato di angoscia causato dall’amore per Teresa. Passando prima da Ferrara e da Bologna si è recato a Firenze per poi far tappa a Milano.

Incontro con Parini

Nella città lombarda, egli incontra il vecchio poeta Parini che descrive le sciagure dell’Italia dominata dai Francesi e da uomini di poco spessore che nei periodi di emergenza vengono sempre a galla. Parini manifesta anche la delusione per la libertà promessa e mai ottenuta nel modo in cui i patrioti speravano. Il giovane Ortis si lascia trascinare dall’amor patrio, il suo animo si infiamma e si dichiara pronto a morire purché dal suo sangue possa nascere un vendicatore. Ma il vecchio Parini gli fa perdere ogni speranza perché è sicuro che, visti i tempi, non esiste più alcun filo di speranza per riconquistare la libertà civile.

Riflessioni di Parini

Il Parini, così dicendo, “fremeva per le antiche tirannidi e per la nuova licenza”: la tirannide antica è quella degli Asburgo d’Austria e di Spagna e la licenza nuova è il recente dominio napoleonico; anche se il Parini non ha mai nascosto il suo disdegno per il comportamento dei giacobini, favorito dall’impunità che caratterizzava quei tempi, è Foscolo che parla e dallo scritto di Jacopo traspare lo stato d’animo di molti patrioti italiani, avversari dei governi assoluti, sostenitori delle idee rivoluzionarie ed insofferenti dei soprusi francesi. A questo va aggiunto l’effetto devastante del Trattato di Campoformio nell’anima del poeta.

Amore e disperazione

Di fronte alle riflessioni pessimistiche del Parini, Jacopo non trova nulla a cui potersi appigliare, nessuna passione su cui poter concentrare il suo ardore e inizia a narrare al vecchio poeta la storia dei suoi sentimenti. Nell’indicare Teresa, egli utilizza l’espressione “uno di quei geni celesti”, una reminiscenza del dolce stil novo, ma rivissuta attraverso la sensibilità dei nuovi tempi romantici. Per lui, la vita è un oscuro e doloroso mistero, in cui l’uomo si muove alla ricerca di una vana luce e solo l’amore fra due anime acquista il valore di qualcosa di ineffabile in grado di garantire la vittoria sulle ombre che ci avvolgono. Alle sue parole, il Parini risponde con un sospiro proveniente dal dal profondo del cuore. Ad un certo punto compare la madre del giovane, una madre affettuosa e benefica, che segue i furori del figlio, che lo segue fino al dirupo dal quale il giovane ha programmato di gettarsi e spiritualmente lo salva; tuttavia se essa conoscesse tutte le angosce segrete del figlio, non esiterebbe ad implorare dal cielo la sua morte.

Parini e la politica

Il Parini controbatte con le sue riflessioni amare: questo tuo furore di gloria, dice rivolgendosi a Jacopo, potrebbe spingerti a compiere qualche eroica e difficile impresa; tuttavia la fama degli eroi deriva solo in minima parte dalla loro audacia ed il resto è dovuto alla fortuna e ai delitti.

“...che non si dee aspettare libertà dallo straniero….” Questo è un aforisma che durante il Risorgimento ebbe una grande diffusione e diventò il caposaldo della dottrina di Giuseppe Mazzini. Il concetto è ampliato dalla frase seguente “Chiunque s’intrica nelle faccende di un paese conquistato non ritrae che il pubblico danno, e la propria infamia.” = colui che in un paese in mano al dominatore s’interessa delle cose pubbliche, in realtà non provoca altro che danno sia per per il paese che per se stesso, passando da infame.

Foscolo e la libertà

In realtà, il Foscolo fu molto più concreto e realistico rispetto a Jacopo perché si lasciò coinvolgere nelle vicende politiche degli stati italiani satelliti della Francia poiché più volte in difesa dei Francesi contro le potenze europee alleate. Tuttavia non arrivò mai ad adulare i vincitori e nei confronti di Napoleone mantenne sempre un atteggiamento intransigente nel campo della libertà politica.

Dubbi e pessimismo

Ad un certo punto, il Parini che aveva sempre negato a Jacopo la possibilità di accedere alla libertà, mette in dubbio che il giovane patriota possa realizzare il suo intento senza macchia. Infatti dice:” Quand’anche tu riuscissi nell’adempimento degli incarichi politici, a rimanere immune dai vizi e dalle vergogne consuete, tu saresti lodati in modo ipocrita fino ad essere pugnalato alle spalle.” Fino ad ora, il Parini aveva mostrato le difficoltà che si frapponevano alla realizzazione di un’impresa patriottica; invece, verso la fine della lettera suppone che i tempi siano propizi e che Jacopo abbia le forze necessarie per raggiungere lo scopo prefissato. Ma è solo per dimostrare che ogni tentativo sarà destinato a fallire. Le domande sono: Un uomo della tempra di Jacopo Ortis avrà la forza di passare alla politica pura? Avrà il coraggio di spargere tutto il sangue necessario?Avrà il coraggio di compiere tutti i delitti indispensabili per dar vita ad un libero Stato? E quando avrà raggiunto il suo scopo, riuscirà a reprimere nel proprio animo la libidine del potere assoluto? E’ ovvia che risposta è sempre negativa e da questo punto in poi inizia la parte più alta della lettera. Anche il linguaggio viene modificato: lontano dalla ricchezza sovrabbondante del linguaggio amoroso, esso diventa più epigrafico.

Conclusione pessimistica

Nel complesso questa lettera è quella più ricca di pessimismo e di sfiducia dello Jacopo Ortis e non può che concludersi che con l’invocazione al suicidio “O Cocceo Nerva! Tu almeno sapevi morire incontaminato”. La figura del Parini rivela una pacata tristezza, il conforto che gli deriva dalla fede è degno di lui, ma il sermone che pronuncia e le passioni che lo animano appartengono al Foscolo. Nel complesso la sua immagine è dignitosa, amareggiata anche se distaccata dalle cose e dagli uomini.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il motivo principale del viaggio di Jacopo attraverso l'Italia?
  2. Jacopo intraprende il viaggio per sfuggire all'angoscia causata dall'amore per Teresa, passando per diverse città italiane come Ferrara, Bologna, Firenze e Milano.

  3. Qual è l'opinione di Parini riguardo alla libertà in Italia?
  4. Parini esprime delusione per la libertà promessa e mai ottenuta, affermando che non esiste più speranza di riconquistare la libertà civile, evidenziando le sciagure dell'Italia sotto il dominio francese.

  5. Come si manifesta il conflitto interiore di Jacopo di fronte alle riflessioni di Parini?
  6. Jacopo, di fronte al pessimismo di Parini, non trova nulla a cui aggrapparsi e inizia a narrare la sua storia d'amore con Teresa, vedendo l'amore come l'unica luce in un oscuro mistero.

  7. Qual è il messaggio centrale dell'aforisma di Parini riguardo alla libertà?
  8. Parini afferma che non si deve aspettare libertà dallo straniero, sottolineando che chi si intromette nelle faccende di un paese conquistato provoca solo danno e infamia.

  9. Qual è la conclusione pessimistica della lettera di Jacopo Ortis?
  10. La lettera si conclude con un'invocazione al suicidio, riflettendo il profondo pessimismo e la sfiducia di Jacopo, mentre la figura di Parini appare triste e distaccata, ma dignitosa.

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