Concetti Chiave
- La vita di Torquato Tasso incarna lo spirito del Cinquecento, caratterizzato da tormento e malinconia, diventando un simbolo della vita romantica anticipata.
- Il suo percorso si articola in cinque periodi distintivi: formazione, anni dei capolavori, crisi, reclusione e vita errabonda.
- Alla corte degli Estensi, Tasso vive un periodo di successi letterari ma anche di difficoltà e umiliazioni, scrivendo opere fondamentali come "Aminta" e "Goffredo".
- La crisi creativa tra il 1576 e il 1578 porta a instabilità psichica e a un episodio di violenza, culminando in un periodo di reclusione all'Ospedale di Sant'Anna.
- Dopo la reclusione, Tasso viaggia in Italia dedicandosi alla scrittura, trovando infine la sua ultima dimora a Roma, dove muore nel 1595.
La vita di Torquato Tasso è ben rappresentativa dello spirito Cinquecento. Tormentata, errabonda, con una sensibilità inquieta e malinconica, i letterati dell’Ottocento ne hanno fatto un modello di vita romantica prima del tempo.
Essa può essere divisa in cinque periodi:
• Il periodo della formazione
• Gli anni dei capolavori letterari
• Il periodo della crisi
• Il periodo della reclusione all’ospedale di Sant’Anna
• Il periodo della vita errabonda e la morte
Indice
Qual è la Formazione e le prime opere?
Nella prima fase (1544-1565), si separa provvisoriamente dal padre e definitivamente dalla madre. A Urbino dove segue il padre, il ragazzo ha l’occasione di conoscere la vita cortigiana (siamo alla corte di Guidubaldo della Rovere. Dopo un breve soggiorno a Venezia riprende gli studi giuridici e di filosofia a Bologna e a Padova; in questa ultima città, entra a contatto con il pensiero di Aristotele. In questa città, inizia a scrivere alcune rime d’amore, una bozza della Gerusalemme liberata e il poema cavalleresco Rinaldo. Comincia anche ad interessarsi della critica letteraria.
Successi e difficoltà alla corte degli Estensi
La seconda fase (1565-1575) è quella durante la quale vive alla corte degli Estensi e produce dei capolavori. Probabilmente, questo è il periodo più sereno, con l’obiettivo di conquistarsi i favori del Duca Alfonso II che, fra l’altro lo nomina storiografo di corte. Tuttavia non mancano difficoltà e umiliazione. In questo periodo continua a scrivere delle rime e due opere – Aminta e Goffredo che entreranno a far parte della Gerusalemme liberata.
Crisi e instabilità psichica
La terza fase (1576-1578) è quella della crisi.. Le sue energie creative si esauriscono e subentrano preoccupazioni morali, estetiche e religiose. Arriva a nominare dei revisori del suoi poema, ma alla fine sopporta male le critiche che gli vengono rivolte. Per capire se la sua opera Goffredo sia conforme alle norma vigenti, si autodenuncia come eretico davanti all’Inquisizione. Nell’insieme è un periodo instabilità psichica in cui si accavallato sentimenti diversi: inquietudine, diffidenza, sospetti, paure, manie di persecuzione, insoddisfazione, momenti di angoscia e di depressione. I rapporti con la corte si fanno sempre più difficili. Questa crisi culmina con l’accoltellamento di un servitore. Il fatto costa al Tasso un periodo di carcere da cui riesce a fuggire travestito da contadino. Dopo un breve periodo di frenetici viaggi, ritorna a Ferrara, ma il Duca non gli accorda i privilegi che Tasso si attendeva. L’alterazione psichica e certi comportamenti inconsulti (inveisce perfino contro il Duca da cui si sente abbandonato) gli costano sette anni di reclusione all’Ospedale di Sant’Anna di Ferrara.
Reclusione e sofferenze a Sant'Anna
La reclusione (1579-1586) ci dà una visione del Tassato trattato più da prigioniero che da malato. Pare che il duca Alfonso d’Este per motivi politici avesse interesse a far passare il Tasso come “pazzo”-. Vediamone il motivo: il Tasso si era autodenunciato all’Inquisizione, coinvolgendo altri personaggi che frequentavano la Corte estense. Queste accuse erano pericolose per gli Estensi, visto la madre del duca, Renata di Francia era calvinista e i rapporti degli Estensi con il Papa erano molto tese a causa della successione sul ducato di Ferrara.. Il ducato di Ferrara era stato assegnato agli Estensi dal Papa stesso e la casata avrebbe potuto conservare il titolo solo per successione maschile. Ma Alfonso non aveva eredi e in quegli anni era in corso una trattativa con il papa per poter lasciare Ferrara ad un nipote. Per questi motivi ad Alfonso d’Este convenire far passare il Tasso per pazzo. Oggi i critici sono piuttosto concordi nel sostenere che gli squilibri fisici e psichici dello scrittore erano in parte preesistenti e, in parte, accentuati dalla durezza della reclusione. Comunque è certo che al Sant’Anna dovette subire molte sofferenze come dimostrano le accorate lettere inviate agli amici: denunce di macchinazione a suo danno, richiesta di aiuto in natura e in denaro per alleviare il suo dolore.
Peregrinazioni e ultimi anni
Le peregrinazioni e la morte (1586-1595). Uscito dalla reclusione, il poeta inizia a viaggiare attraverso le varie città d’Italia senza una meta precisa e con il solo scopo di trovare una sistemazione serena e un riconoscimento umano e poetico. Nonostante queste peregrinazioni, egli si dedica ad un’intensa attività letteraria: scrive dialoghi, rime, poemi, riprende gli scritti della gioventù, rivede ampiamente la Gerusalemme liberata e la pubblica (era stata già pubblicata per quanto non completa e senza che lui lo sapesse, durante la permanenza all’Ospedale di Sant’Anna, un fatto che gli aveva provocato un forte senso di impotenza).
Fissa la sua ultima dimora a Roma, dove muore nel 1595, all’età di 51 anni.
Domande da interrogazione
- Quali sono i principali periodi della vita di Torquato Tasso?
- Come si sviluppa la carriera di Tasso alla corte degli Estensi?
- Quali fattori contribuiscono alla crisi di Tasso?
- Qual è la situazione di Tasso durante la sua reclusione all'ospedale di Sant'Anna?
- Come si conclude la vita di Torquato Tasso?
La vita di Torquato Tasso può essere divisa in cinque periodi: formazione, anni dei capolavori letterari, crisi, reclusione all’ospedale di Sant’Anna e vita errabonda fino alla morte.
Durante il periodo alla corte degli Estensi (1565-1575), Tasso vive un momento di serenità e produce opere significative come "Aminta" e "Goffredo", ma affronta anche difficoltà e umiliazioni.
La crisi di Tasso (1576-1578) è caratterizzata da instabilità psichica, preoccupazioni morali e critiche alla sua opera, culminando in un episodio di violenza e in un periodo di carcere.
Durante la reclusione (1579-1586), Tasso è trattato più come prigioniero che come malato, subendo sofferenze e denunciando macchinazioni contro di lui, mentre il Duca Alfonso d’Este lo fa passare per "pazzo" per motivi politici.
Dopo la reclusione, Tasso intraprende viaggi in Italia senza una meta precisa, dedicandosi alla scrittura fino alla sua morte a Roma nel 1595, all'età di 51 anni.