Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Pietro Verri, nato a Milano nel 1728, è un esponente chiave dell'illuminismo italiano e fondatore della Scuola illuminista milanese, noto per le sue opere filosofiche ed economiche.
  • La rivista "Il Caffè", fondata da Verri e altri, ha rappresentato uno strumento innovativo di diffusione del pensiero illuminista, affrontando temi culturali e sociali in modo accessibile.
  • Verri critica apertamente l'uso della tortura nel sistema giudiziario, sostenendo che essa non porta alla verità ma è segno di debolezza dell'ordinamento legale.
  • La rivista si proponeva come luogo di dibattito e confronto, raccogliendo una varietà di argomenti per intrattenere e informare il pubblico.
  • Verri si impegna a scrivere in modo comprensibile, invitando il lettore a riflettere e giudicare autonomamente le sue affermazioni, rendendo la sua scrittura accessibile a tutti.

Questo appunto di Letteratura Italiana per le scuole riassume la vita, le opere e la concezione poetica di Pietro Verri, uno dei massimi esponenti della letteratura del Settecento.
Pietro Verri - Riassunto della vita e delle opere articolo

Qual è la vita di Pietro Verri?

Pietro Verri nasce a Milano nel 1728 da una famiglia aristocratica. Nel 1749 aderì all’Accademia dei Trasformati e intraprese la carriera delle armi, diventando capitano di reggimento a Vienna e combattendo contro i prussiani. Tornato a Milano nel 1761, decide di darsi agli studi economici. Intanto, si era formato nella sua casa un piccolo ma combattivo circolo serale, definito scherzosamente Accademia dei Pugni: ne facevano parte fra gli altri il fratello Alessandro e Cesare Beccaria. Nel 1764 i Pugni iniziano la compilazione di una rivista, Il Caffè, creata sul modello inglese dello Spectator. Dal 1764 al 1780 si dà alla carriera politica, arrivando a occupare importanti ruoli nell’amministrazione, fino alla nomina di Presidente del Magistrato camerale. Nel 1786 fu deposto dalla carica e messo a riposo, ma dopo poco, nel 1796 fu chiamato a far parte della nuova municipalità repubblicana. Non fece in tempo a ricoprire il nuovo ruolo che nel 1797 morì improvvisamente durante una seduta notturna del Consiglio. Pietro Verri è ricordato principalmente per la sua carriera letteraria. Infatti, è stato un filosofo, economista, storico e scrittore, considerato tra i massimi esponenti dell'illuminismo italiano, oltre a essere riconosciuto come il fondatore della Scuola illuminista milanese.

La rivista illuminista Il Caffè

Il Caffè nasce come un periodico italiano firmato da Pietro e Alessandro Verri e con il contributo anche di Cesare Beccaria, divenuto poi uno strumento forte di propaganda e strumento di diffusione del pensiero illuminista in Italia. I suoi fondatori, pur provenendo dall'aristocrazia, furono i portavoce delle istanze culturali, sociali e politiche delle classi emergenti che puntavano allo svecchiamento delle istituzioni e alla razionalizzazione dell'apparato statale. Lo scopo della rivista era quello di rendere l’informazione libera e di piacevole intrattenimento, raccogliendo tutti i molteplici e disordinati interessi dei suoi collaboratori, e incontrando il favore del pubblico. Nonostante il carattere “leggero”, fu uno strumento polemico incisivo contro i difetti della società, e stimolante anche su alcuni temi come il commercio e l’innesto del vaiolo. Attraverso il periodico, Pietro Verri affina lo strumento a lui caro della satira contro la vecchia cultura, la staticità della scienza e degli uomini di legge. La rivista rimase in vita fino al 1766, con una pubblicazione ogni dieci giorni: in tutto vi furono 74 numeri, che in seguito vennero rilegati in due volumi corrispondenti alle due annate. Per eludere la censura della Lombardia austriaca, che avrebbe mal visto le critiche riportate, le copie venivano stampate a Brescia, all'epoca territorio veneziano.
Il caffè tratta argomenti di diverso genere, così come sostenne lo stesso Verri in una affermazione fatta sul primo numero della rivista: “cose varie, cose disparatissime, cose inedite, cose fatte da diversi autori, cose tutte dirette alla pubblica utilità”. Sia il titolo, sia l'impostazione del periodico erano nuovi nella tradizione italiana e prendevano ad esempio i periodici inglesi, come The Spectator, al fine di presentare la rivista come punto di raccolta delle discussioni che si tenevano in un caffè, divenuto un luogo d'incontro per dibattere di argomenti politici e sociali. Il titolo ha allo stesso tempo sia un valore simbolico sia un valore reale: in effetti, in quel periodo si stavano rapidamente sviluppando le botteghe di caffè, grazie alla diffusione della bevanda in Italiae le botteghe del 1700 erano luoghi nei quali si riunivano uomini aperti alle novità e dove si creavano le condizioni adatte alla nascita di nuovi periodici, tramite una partecipazione attiva di menti geniali e letterati. La rivista si proponeva quindi ad un pubblico molto vario che riesce, nello spazio del caffè, a realizzare una nuova forma di socialità che nasce dall'incontro di uomini e di ceti diversi.
“E’ un foglio di stampa che si pubblicherà ogni dieci giorni. Cosa conterrà? Cose varie, disparatissime, inedite, fatte da diversi autori, tutte dirette alla pubblica utilità. Con che stile? Con ogni stile, che non annoi. Perché un tal progetto? Per una aggradevole occupazione per noi e per spargere utili cognizioni ai nostri concittadini, divertendoli. Perché chiamiamo questi fogli “Il Caffè? Un greco, mal soffrendo l’avvilimento e la schiavitù, in cui i Greci tutti vengono tenuti dagli Ottomani conquistatori, son già tre anni che si risolvette d’abbandonare il suo paese, e molto si trattenne in Mocha, dove cambiò parte delle sue merci in caffè del più squisito che si possa dare al mondo. Indi prese il partito di stabilirsi in Italia, a Milano, dove son già tre mesi che ha aperta una bottega addobbata con ricchezza ed eleganza somma. In essa bottega primieramente si beve un caffè che merita il nome veramente di caffè, vi sono comodi sedili, vi si respira sempre un’aria tepida e profumata che consola, vi si trova sempre i fogli di novelle politiche…Il nostro Greco adunque si chiama Demetrio…vi è nel caffè una virtù risvegliativi degli spiriti animati”.

Osservazioni sulla tortura

Il tema della riforma dell’apparato giudiziario, che fu a lungo al centro degli interessi dell’Illuminismo lombardo, è qui trattato con cura, partendo dalla crisi economica dello Stato di Milano nel XVII secolo e dalla pestilenza del 1630-31 (quella descritta anche successivamente da Manzoni). Attraverso alcuni documenti, Verri ebbe notizia di come l’origine dell’epidemia non fosse allora riconosciuta solo nel contagio, ma soprattutto nello spargimento di unguenti infetti, da parte di sicari al soldo di potenze straniere o espressamente inviati dal demonio. A fare le spese di quella terribile accusa furono due modesti cittadini, il commissario alla sanità Guglielmo Piazza e il barbiere Giangiacomo Morra, condotti in tribunale, sottoposti a tortura – alla quale finirono per cedere – e ritenuti quindi rei confessi. Gli “untori” vennero condannati a una morte atroce ed infamante. Nella trattazione di quest’opera, Verri parte dal presupposto che molti uomini, che hanno scritto contro le atrocità delle torture, si basano su principi di ordinamento giuridico, alla portata quindi di poche persone colte. La maggior parte degli uomini quindi tenderà ad ignorare questi manoscritti rimproverando “il genio della novità”. Verri trae insegnamento da essi, in quanto capisce che come scrittore si deve porre alla pari del lettore, cominciando da idee comuni. Starà poi al lettore giudicare se le opinioni sono veritiere o meno. Lo scopo del libro sta nel far capire all'opinione pubblica che bisogna trovare un altro metodo per “rintracciare i delitti”.
Pietro Verri - Riassunto della vita e delle opere articolo
L’opera è divisa in 16 capitoli, dei quali i primi otto narrano dell’atroce caso giudiziario della peste e degli untori. I progressi della scienza, osserva Verri, hanno dimostrato che quella delle unzioni è stata una comoda trovata dei magistrati per soddisfare l’opinione pubblica, offrendole in pasto dei colpevoli, mentre la responsabilità principale dell’epidemia andava riconosciuta nell’incapacità dello Stato di farvi fronte, oltre che nell’ignoranza imperversante in quei tempi. Attraverso l’esame degli atti processuali, Verri giunge a stabilire la parte fondamentale assunta dalla tortura nell’accertamento della colpevolezza dei due malcapitati untori. La seconda parte è una serrata arringa contro l’uso della tortura: l’autore nega che la si possa considerare un mezzo per raggiungere la verità, dimostrando che il suo utilizzo nei processi è in realtà un segno di debolezza della macchina giudiziaria.
Per ulteriori approfondimenti su Pietro Verri vedi anche qua.
Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è il contributo principale di Pietro Verri alla letteratura italiana del Settecento?
  2. Pietro Verri è considerato uno dei massimi esponenti dell'illuminismo italiano, noto per la sua carriera letteraria e per essere il fondatore della Scuola illuminista milanese, come evidenziato nel testo.

  3. Che ruolo ha avuto la rivista "Il Caffè" nella diffusione del pensiero illuminista?
  4. "Il Caffè", fondata da Pietro e Alessandro Verri con Cesare Beccaria, è stata uno strumento di propaganda e diffusione del pensiero illuminista, affrontando temi culturali, sociali e politici, come descritto nel testo.

  5. Come si caratterizzava il contenuto della rivista "Il Caffè"?
  6. La rivista trattava argomenti vari e disparati, mirava a intrattenere e informare il pubblico, e si proponeva come un punto di raccolta per discussioni politiche e sociali, come affermato da Verri nel primo numero.

  7. Qual è la posizione di Pietro Verri riguardo all'uso della tortura nel sistema giudiziario?
  8. Verri critica l'uso della tortura, sostenendo che non è un mezzo per raggiungere la verità, ma piuttosto un segno di debolezza del sistema giudiziario, come evidenziato nella sua opera sulle osservazioni sulla tortura.

  9. Quali eventi storici influenzarono il pensiero di Pietro Verri?
  10. Verri si occupò della crisi economica dello Stato di Milano e della pestilenza del 1630-31, utilizzando questi eventi per criticare le pratiche giudiziarie e l'ignoranza imperante dell'epoca, come riportato nel testo.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community