Concetti Chiave

  • Don Abbondio è descritto come un uomo privo di coraggio che cerca di vivere in sicurezza all'interno di una classe sociale forte e riverita.
  • Adotta strategie di sopravvivenza evitando conflitti e schierandosi con i più forti, mantenendo però una posizione di retroguardia per proteggersi.
  • Giudica le persone sconfitte come imprudenti e considera coloro che vengono uccisi come poco raccomandabili, sostenendo che chi si fa i fatti suoi evita i brutti incontri.
  • Dopo l'incontro con i bravi, don Abbondio prova angoscia e cerca pretesti per non celebrare il matrimonio di Renzo e Lucia, schierandosi con i potenti.
  • Durante la notte successiva all'incontro, è assalito dall'angoscia e da pensieri disordinati, immaginando situazioni di pericolo e cercando di procrastinare la risoluzione del problema.

Per la prima volta, don Abbondio compare nel primo capitolo del romanzo. Lo scrittore avverte subito il lettore che don Abbondio non era nato con un cuor di leone, poiché si era trovato a vivere in un’epoca, nella quale la forza legale non proteggeva per nulla il debole. Egli aveva dovuto accorgersi di essere nelle condizioni di un vaso di terracotta, costretto continuamente a viaggiare in compagnia di molti vasi di ferro. Perciò, aveva obbedito volentieri ai parenti che lo volevano prete, preoccupandosi non tanto degli obblighi e dei nobili fini del ministero, quanto piuttosto di poter vivere con qualche agio all’interno di una classe sociale forte e riverita.

Strategie di Sopravvivenza

Si era poi creato un sistema di vita particolare che consisteva soprattutto nello scansare tutti i contrasti e nel cedere a ciò che non poteva scansare, cioè la prepotenza dei nobili più forti di lui. Se si trovava assolutamente costretto a prendere parte ad una lite fra due contendenti, egli stava sempre dalla parte del più forte, sempre però collocato nelle retroguardie, cercando sempre di far capire che egli non gli era volontariamente nemico. Era come se avesse chiesto al più debole perché non avesse saputo essere il più forte. Inoltre, egli si atteggiava a rigido censore degli uomini che non si comportavano come lui, però sempre nel caso in cui la censura non comportava alcun pericolo per la sua persona.

Giudizi e Sentenze

Alla fine, il giudizio finale era sempre lo stesso, per prudenza e convenienza: colui che era stato battuto era vittima di imprudenza e nel caso di una persona uccisa, quest’ultima era sempre una persona poco raccomandabile e poco chiara nel suo modo di essere. Infine aveva una sentenza prediletta, con la quale terminava sempre i propri discorsi: al galantuomo che bada a sé e se ne sta nei suoi panni, non accadono mai brutti incontri. In tal modo, don Abbondio, destreggiandosi alla meglio, era riuscito ad arrivare oltre l’età di sessanta anni senza tanti problemi.

Il Soliloquio di Don Abbondio

Il soliloquio a cui egli si lascia andare dopo aver incontrati i bravi è molto significativo per capire meglio il suo carattere Infatti, mentre si avviava a cappo basso verso casa, tumultuavano in lui opposti e disordinati pensieri. Pensava quale pretesto avrebbe potuto trovare nei confronti di Renzo per non dover celebrare il matrimonio. Anche in questa circostanza, don Abbondio si colloca immediatamente dalla parte del più forte. Non inveisce con don Rodrigo che vuole impedire il matrimonio di Lucia, ma accusa i due giovani di essersi innamorati e di volersi sposare, incuranti della situazione difficile in cui stavano così mettendo un uomo dabbene come lui.

Notte di Angoscia

Durante la notte successiva all’incontro con i bravi, è preso dall’angoscia totale e il paragone con il principe di Condé che prima della battaglia di Rocroi dormì profondamente, rende ancora più comica la figura del curato. Dopo essersi voltato e rivolto tante volte nel letto, alla fine, da vero ignavo, pensa che la soluzione migliore sia quella di guadagnare tempo, menando Renzo per le lunghe. La nottata non fu tranquilla e nel sonno gli passano davanti i bravi, don Rodrigo, Renzo, rupi, fughe, inseguimenti, grida e soprattutto schioppettate.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la caratteristica principale del carattere di don Abbondio?
  2. Don Abbondio è descritto come un uomo privo di coraggio, che vive in un'epoca in cui la forza legale non protegge i deboli. Si considera un vaso di terracotta tra vasi di ferro, cercando di evitare conflitti e schierandosi sempre con i più forti.

  3. Quali strategie adotta don Abbondio per sopravvivere in un ambiente ostile?
  4. Don Abbondio adotta un sistema di vita che consiste nell'evitare i contrasti e nel cedere alla prepotenza dei nobili più forti. Se costretto a prendere parte a una lite, si schiera con il più forte, mantenendo però una posizione di retroguardia.

  5. Come giudica don Abbondio le persone coinvolte in conflitti?
  6. Don Abbondio ritiene che chi viene sconfitto sia vittima della propria imprudenza. Se qualcuno viene ucciso, lo considera una persona poco raccomandabile. La sua sentenza preferita è che al galantuomo che si fa i fatti suoi non accadono brutti incontri.

  7. Come reagisce don Abbondio dopo l'incontro con i bravi?
  8. Dopo l'incontro con i bravi, don Abbondio è preso da pensieri disordinati e cerca un pretesto per non celebrare il matrimonio di Renzo e Lucia. Si schiera dalla parte del più forte, accusando i giovani di essere incauti.

  9. Qual è lo stato d'animo di don Abbondio durante la notte successiva all'incontro con i bravi?
  10. Durante la notte, don Abbondio è in preda all'angoscia e non riesce a dormire serenamente. Pensa di guadagnare tempo con Renzo e nel sonno è tormentato da immagini di bravi, don Rodrigo, e situazioni di pericolo.

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