Concetti Chiave

  • Machiavelli esprime una forte eloquenza e passione nella sua analisi della situazione italiana, spostando il focus dalla teoria politica alla realtà attuale del paese.
  • Un principe nuovo, seguendo le giuste indicazioni, può apparire più capace e stabile rispetto a un principe ereditario, guadagnando la lealtà del popolo e una maggiore gloria.
  • La mancanza di milizie proprie è una critica centrale, poiché i principi italiani del tempo hanno perso il potere a causa della loro incapacità di garantire un esercito fedele e efficace.
  • Machiavelli sottolinea che i principi italiani non hanno previsto i cambiamenti delle circostanze, sperando che il popolo li richiamasse al potere anziché prepararsi a difendersi.
  • La conclusione dell'opera evidenzia la necessità di avere milizie proprie, considerandole fondamentali per una difesa duratura e sicura, e promuovendo l'idea di un principe nuovo come soluzione efficace.

Indice

  1. L'eloquenza di Machiavelli
  2. Il Principe e la stabilità?
  3. Analisi della situazione italiana
  4. Critica ai principi italiani
  5. Conclusione e requisitoria finale

L'eloquenza di Machiavelli

In questo capitolo, ma anche in quello che segue, che è il conclusivo, Machiavelli dimostra di essere molto più eloquente e molto più preso emotivamente dall’argomento trattato. E dalle finalità che egli ha assegnato al suo scritto. Il Principe era una risposta alla domanda “che fare per un’Italia ridotta alla rovina? Come cercare di risollevarla?” Invece in questo capitolo l’argomento non è più la teoria politica, ma l’analisi della situazione presente in Italia. Per questo motivo, ora alla lucidità di giudizio che lo caratterizza nel resto dell’opera, ora si aggiunge la passione e l’analisi diventa così una requisitoria.

Il Principe e la stabilità?

Le indicazioni date in precedenza, se accortamente seguite, consentono anche a un principe nuovo di apparire dotato delle capacità di governo che caratterizzano un principe “antico”, e lo rendono più sicuro e stabile nel suo stato di quanto non ci avesse trascorso tutta la vita. Infatti, un principe nuovo è molto più osservato nel suo comportamento di un principe che ha ricevuto il titolo e il principato per eredità e quando queste sue azioni sono considerate virtuose hanno molta più presa sugli uomini e li legano al Principe molto più del sentimento di lealtà per il principe che vi regnava da tempo. Questo succede perché gli uomini sono più attenti alle cose presenti che a quelle passate e quando nel presente trovano il bene, ne restano appagati e non cercano di meglio, anzi sono pronti a prenderne le difese a condizione che non venga meno al proprio onore e alla propria fama. E così ne ricaverà una doppia gloria: di aver creato un principato nuovo di averlo dotato di buone leggi, di buoni esempi e di potenti milizie: succede la stessa cosa nel caso di colui che è, invece, nato principe: quest’ultimo ne ricava un duplice motivo di vergogna perché, pur essendo nato principe, ha perduto il suo stato per mancanza di prudenza.

Analisi della situazione italiana

Quindi, Machiavelli, passa ad esaminare nello specifico la situazione dell’Italia a lui contemporanea. E se consideriamo coloro che in Italia, al tempo di Machiavelli, hanno perso il loro Stato, come Ferdinando d’Aragona, re di Napoli e Ludovico il Moro, duca di Milano, e altri, lo scrittore nota:

una mancanza in comune per quanto riguarda gli eserciti di cui si servirono, ossia, una mancanza di milizie proprie; invece essi disponevano di un esercito mercenario i cui componenti sono sempre pronti a tradire, come lo scrittore ha più volte spiegato.

Qualcuno di questi signori avrà avuto il popolo nemico, oppure avendo, al contrario, il popolo dalla propria parte, non avrà saputo garantirsi l’amicizia e il sostegno della classe nobiliare. Senza queste mancanze è impossibile perdere uno Stato che abbia tanta forza da tenere in campo un esercito armato. Filippo Macedone, non il padre di Alessandro Magno, ma colui che fu vinto dal console Tito Quinto Flaminio nel 197 a.C., detto anche Filippo V, possedeva uno Stato non molto grande rispetto alla potenza dei Romani e dei Greci che lo assalirono; tuttavia, essendo un abile capo che sapeva come garantire il favore del popolo e assicurarsi la lealtà dei nobili, poté sostenere per diversi anni la guerra contro i Romani e i Greci e se alla fine, perse qualche città, il regno gli rimase.

Critica ai principi italiani

I principi italiano, dopo essere rimasti per tanto alla guida del rispettivo principato, alla fino hanno perso il potere non a causa della fortuna (intesa in senso machiavelliano), ma per incapacità. Non avendo mai pensato nei momenti favorevoli che le circostanze potessero cambiare (e questo è un difetto comune degli uomini, cioè il non pensare all’arrivo della tempesta, mentre c’è bonaccia, quando cominciarono le avversità pensarono solo a fuggire e non a difendersi., sperando che i loro sudditi, infastiditi dall’insolenza dei nuovi dominatori, li richiamassero al potere. In masncanxza di ogni altra alternativa, tale tattica può andar bene, ma è sicuramente un errore l’aver tracurato gli armi rimedi, perché non si dovrebbe mai cadere, pensando che qualcuno ci raccoglierà. Se questo succede, non ne va ricavato motivo di sicurezza perché in tal caso la tua difesa è stata vigliacca e non è dipesa da te.

Conclusione e requisitoria finale

Il discorso sui comportamenti e sui doveri del Principe nuovo porta ai comportamenti e ai doveri dei principi italiani del momento, alla requisitoria contro le loro colpe e, soprattutto, contro la loro ignavia.. Di colpe ne hanno avute tante, ma la più grave è quella di non aver provveduto a disporre di un esercito proprio. Torna così’, a conclusione dell’opera, il tema della necessità di milizie proprie che, forse, è quello su cui Machiavelli insiste di più in tutta la sua produzione.. La conclusione perentoria del capitolo, caratterizzata da una triplice aggettivazione, costituisce una chiara spia con cui lo scrittore ha affrontato l’argomento. “E quelle difese solamente sono buone, sono certe, sono durabili, che dependano da te proprio e dalla virtù tua.”. Ci possiamo anche chiedere per qual motivo, Machiavelli sostenga la necessità di un principe nuovo. Egli vedeva nell’istaurazione di questa forma di governo l’unica soluzione

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la principale preoccupazione di Machiavelli riguardo alla situazione dell'Italia nel suo tempo?
  2. Machiavelli si preoccupa della rovina dell'Italia e cerca di rispondere alla domanda su come risollevarla, passando da una teoria politica a un'analisi emotiva e appassionata della situazione attuale (L'eloquenza di Machiavelli).

  3. Quali sono le caratteristiche che un principe nuovo deve avere per garantire stabilità?
  4. Un principe nuovo deve dimostrare capacità di governo simili a quelle di un principe "antico", guadagnando la lealtà del popolo attraverso azioni virtuose e leggi buone, il che lo rende più stabile nel suo stato (Il Principe e la stabilità).

  5. Qual è la critica principale che Machiavelli rivolge ai principi italiani?
  6. Machiavelli critica i principi italiani per la loro incapacità di prepararsi ai cambiamenti delle circostanze, perdendo il potere non per fortuna, ma per mancanza di prudenza e preparazione (Critica ai principi italiani).

  7. Qual è l'importanza di avere un esercito proprio secondo Machiavelli?
  8. Machiavelli sottolinea che la mancanza di un esercito proprio è una delle colpe più gravi dei principi italiani, poiché solo un esercito dipendente dalla propria virtù garantisce difese buone, certe e durabili (Conclusione e requisitoria finale).

  9. Come Machiavelli vede la figura del principe nuovo nel contesto della sua opera?
  10. Machiavelli considera il principe nuovo come l'unica soluzione per l'Italia, evidenziando la necessità di un governo forte e virtuoso che possa risollevare il paese dalla sua attuale rovina (Conclusione e requisitoria finale).

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