Concetti Chiave
- Luigi Pirandello, uno dei più importanti romanzieri e drammaturghi italiani del Novecento, è nato ad Agrigento e ha studiato in Germania, influenzando profondamente la sua opera attraverso le sue esperienze formative.
- La sua infanzia difficile, caratterizzata da problemi di comunicazione con i genitori, ha stimolato la sua espressività e la sua analisi delle relazioni interpersonali, temi ricorrenti nelle sue opere.
- Pirandello esplora la crisi dell'identità nei suoi personaggi, evidenziando il conflitto tra vita e apparente forma, descrivendo come gli individui possano sentirsi "uno, nessuno e centomila".
- La narrativa di Pirandello, come in "Novelle per un anno", rappresenta la tragedia della condizione umana, dove i personaggi affrontano incertezze e dissidi esistenziali nel tentativo di trovare un'autenticità.
- La poetica dell'umorismo di Pirandello analizza la miseria dell'esistenza umana, passando dal comico alla pietà, sottolineando come la risata e la riflessione siano centrali nella sua scrittura.
Qual è la vita e formazione di Pirandello?
Luigi Pirandello è uno dei maggiori romanzieri drammaturghi italiani del novecento. Nacque il 28 giugno 1867 nei pressi di Girgenti (oggi Agrigento). Il padre era un borghese, amministrava delle miniere di zolfo. Studiò tra Palermo e Roma, terminò l’università in Germania, alla facoltà di lettere di Bonn, dove si laureò in filologia romanza nel 1891 e insegnò per un anno come lettore italiano.
L'infanzia e le influenze
L’infanzia di Pirandello non fu sempre serena, caratterizzata dalla difficoltà di comunicare con gli adulti e in specie con i suoi genitori, in modo particolare con il padre. Questo lo stimolò forse ad affinare le sue capacità espressive e a studiare il modo di comportarsi con gli altri per cercare di corrispondervi al meglio.
La visione dell'uomo moderno
Pirandello fece dell’uomo di Girgenti un paradigma dell’uomo moderno e forse di ogni tempo. Nelle sue opere sono rappresentate le riflessioni sull'esistenza e sul ruolo dell'uomo nella società, affermando che non è possibile trovare alcuna soluzione positiva alla crisi che coinvolge e sconvolge i singoli individui. Pirandello rifiuta il Positivismo e si reputa testimone attento e consapevole della crisi della sua epoca.
Il concetto di identità
I cardini fondamentali della visione del mondo di Pirandello si possono trovare nei suoi personaggi, tra le loro caratteristiche possiamo trovare l’ossessivo ragionamento della condizione umana e sociale. Alla radice dell’opera pirandelliana troviamo il “male di vivere”, che cerca di spiegare il non-senso della condizione umana. All’origine dell’infelicità della condizione umana troviamo un contrasto tra Vita e “forma” o “apparenza”, l’apparenza è l’involucro esteriore che noi ci siamo dati o in cui gli altri ci identificano; la “vita” invece è un flusso di continue sensazioni che spezza ogni forma. Noi crediamo di essere forme stabili: in realtà tutto ciò è solo una maschera dietro cui sta la nostra vera vita, fondata sull’inconscio, cioè sull’istinto e sugli impulsi contraddittori. Parafrasando un titolo di un suo romanzo, si potrebbe dire che noi siamo:
Uno, perché pretendiamo di avere una forma.
Nessuno, perché non abbiamo una personalità definita.
Centomila, perché a seconda di chi ci guarda abbiamo un aspetto diverso.
Uno, Nessuno e Centomila
Secondo Pirandello, l’uomo capisce ad un certo punto che la vita che sta vivendo non è autentica, ma che sta indossando una maschera. Quindi all’improvviso l’uomo abbandona questa maschera perché si rende conto che la sua vita non è quella che gli è stata imposta dalla società.
L’individuo scopre che rinnegando il proprio ruolo egli finisca o per assumere una nuova machera o addirittura che divenga un estraneo. La tragedia però sta nel fatto che abbandonando la propria maschera l’individuo abbandona anche quel poco di identità che aveva. Crisi di identità e relativismo conoscitivo diventano l’analisi di Pirandello.
L’individuo diventa uno, nessuno e centomila, Vitangelo Moscarda (Gengé), il protagonista, ci viene presentato come un uomo del tutto comune e normale, viveva una vita priva di problemi, tranquilla. Un giorno questa piatta tranquillità viene però turbata: l’elemento disturbatore è un banale e innocente commento pronunciato dalla moglie di Vitangelo riguardo al fatto che il suo naso penda un po’ da una parte (a destra). Da questo momento la vita del protagonista cambia completamente, poiché Gengé si rende conto di apparire al prossimo molto diverso da come egli si è sempre percepito. Così decide di cambiare radicalmente il suo stile di vita, nella speranza di scoprire chi sia veramente.
La narrativa e il teatro
per vivere ha due scelte. Una soluzione è quella di “vivere per vivere, senza sapere di vivere” cioè accettare di non essere nessuno. Un’altra soluzione è quella di fingersi pazzo, in quanto il pazzo può permettersi azioni e parole non concesse ai normali. Insomma la vita diventa un grande teatro dove nessuno può uscire dalla propria parte. Secondo Pirandello lo scrittore deve descrivere il dolore e l’inautenticità della condizione umana, ma soprattutto denunciare il meccanismo che porta a tutto ciò. La condizione di cui parlano i suoi personaggi rispecchia quella di Pirandello, pietà e solidarietà sono i motori della narrativa e del teatro pirandelliano. Questi sentimenti che Pirandello definisce umoristici perché dice che la miseria della condizione umana fa sorridere e non piangere.
Pirandello vuole far capire al lettore in Uno, Nessuno, Centomila che i corpi delle persone sono animati dalle forme che ci impone la società; ognuno di noi è quindi un corpo mortificato che assume continui aspetti diversi a seconda del punto di vista di chi lo anima.
Novelle per un anno
Novelle per un anno è l’opera migliore di Pirandello, in cui rappresenta la tragica commedia umana. La storia “Il fu Mattia Pascal” è raccontata a metà tra memoria autobiografica, confessione e monologo riflessivo. La scelta autobiografica serve a far mettere in discussione il personaggio denunciando la propria inconsistenza. Mattia Pascal vince al gioco e la presunta notizia della sua morte lo inducono a cambiare vita, ma vivrà il disagio di non esser riuscito nella sua metamorfosi.
La poetica dell'umorismo
La poetica dell’umorismo.
Con l’umorismo (1908), Pirandello attribuisce all’arte e alla letteratura il compito di comprensione razionale e svelamento del reale. Quest’opera manifesta il “sentimento del contrario”, cioè, in prima istanza la miseria della condizione umana si rivela all’autore in forma comica, invece l’analisi e la riflessione suscitano in lui perplessità e pietà. Il primo stadio è “l’avvertimento del contrario”, mentre, il secondo è “il sentimento del contrario”.
La scrittura umoristica si divide in tre momenti. Il primo momento riguarda l’avvertimento del contrario, cioè il momento in cui si ride. Il secondo invece riguarda la riflessione, cioè cercare di capire per quale motivo quella persona si comporta in quel modo. Il terzo momento è il sentimento del contrario, che è la conseguenza della riflessione. Quindi si passa da un ambito comico ad uno di pietà, questo passaggio caratterizza tutta la poetica umoristica. Per Pirandello ridere e provare pietà sono gli elementi fondamentali dell’umorismo. Il sentimento del contrario può anche essere visto in un altro modo, cioè un personaggio serio lo può far apparire ridicolo e infantile. Infine non si sa se prevalga in noi il serio o il ridicolo. L’umorismo, quindi, analizza e scompone le cose in apparenza ridicole e quelle in apparenza serie.
Il treno ha fischiato
Il treno ha fischiato.
Pirandello racconta di un impiegato, Belluca, che tutto ad un tratto stremato dalla vita infernale che stava vivendo, ad un certo punto impazzisce. Il primo evento riguarda la presunta pazzia di Belluca che cerca di essere descritta con termini scientifici, come febbre cerebrale, anche i suoi colleghi cercano di descrivere questo cambiamento con paroloni che nemmeno capiscono. Pirandello ci fa capire che nemmeno la scienza può spiegare il dramma di Belluca. Dai colleghi, Belluca viene definito un pazzo. I colleghi indossano anche loro una maschera recitando la parte dei compagni afflitti. Il passaggio dall’avvertimento del contrario al sentimento avviene quando interviene il narratore. La pazzia di Belluca, quindi, in un primo momento viene presa sul ridere, ma poi quando subentra la comprensione razionale, subentra anche la pietà. Belluca con questa sua presunta pazzia riscopre il mondo oltre le mura di casa e dell’ufficio. Questo viaggio lo porta a vedere la sua vita presente e passata con occhi nuovi e ad aprire una dimensione visionaria. Questa scoperta è sia consolatoria che amara. Ormai dice Belluca, posso ritornare ad una vita socialmente accettabile, ma resterò sempre un uomo diverso.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza dell'infanzia di Pirandello nella sua formazione artistica?
- Come Pirandello rappresenta la crisi dell'identità nei suoi personaggi?
- Qual è il messaggio centrale di "Uno, Nessuno e Centomila"?
- Qual è il ruolo dell'umorismo nella poetica di Pirandello?
- Come si sviluppa la pazzia del protagonista Belluca ne "Il treno ha fischiato"?
L'infanzia di Pirandello, caratterizzata da difficoltà comunicative con gli adulti, in particolare con il padre, ha stimolato le sue capacità espressive e il suo studio delle relazioni interpersonali, influenzando profondamente la sua opera.
Pirandello esplora il "male di vivere" attraverso i suoi personaggi, evidenziando il contrasto tra vita e forma, dove l'apparenza esteriore maschera la vera essenza dell'individuo, portando a una crisi di identità.
In "Uno, Nessuno e Centomila", Pirandello illustra come l'individuo, rendendosi conto di indossare una maschera sociale, possa perdere la propria identità, diventando un estraneo a se stesso e agli altri.
L'umorismo, secondo Pirandello, è fondamentale per comprendere la miseria della condizione umana; esso si manifesta attraverso un passaggio da una visione comica a una riflessione profonda, culminando in un sentimento di pietà.
Belluca, stremato dalla vita, impazzisce e la sua condizione viene inizialmente derisa dai colleghi; tuttavia, la sua pazzia diventa un mezzo per riscoprire il mondo e la sua vita, portandolo a una nuova consapevolezza, sebbene con un senso di estraneità.