Concetti Chiave

  • Il Medioevo ha ereditato la teoria tripartita degli stili dall'antichità latina, classificando gli stili in base alla materia e ai destinatari del discorso.
  • I commentatori Virgilio, Servio e Donato hanno sistematizzato gli stili associandoli alle opere di Virgilio: Bucoliche (umile), Georgiche (mediocre) ed Eneide (grave).
  • Esiste una gerarchia stilistica, dove la materia trattata determina lo stile da utilizzare, con un'attenzione al decoro e alla convenienza del linguaggio.
  • Nel Medioevo, il "sermo humilis" emerge come scelta stilistica con significato morale, sfidando le convenzioni e rappresentando l'umiltà come virtù cristiana.
  • La mescolanza di stili è comune nella letteratura medievale, con autori che combinano stili elevati e bassi per rendere accessibili temi religiosi a un pubblico più ampio.

Indice

  1. Eredità latina e confusione medievale
  2. Stili letterari e gerarchia medievale
  3. Esempi di stili nella Divina Commedia
  4. Scelte stilistiche e significato morale
  5. Mescolanza di stili e scrittori cristiani
  6. Persistenza del sermo humilis

Eredità latina e confusione medievale

Il Medioevo ereditò dall’antichità latina la dottrina degli stili e in particolare la teoria tripartita degli stili. I tre stili venivano identificati in relazione alla materia trattata, ai destinatari, alla finalità del discorso e spesse anche in rapporto a più fattori contemporaneamente. Nell’insieme esisteva molta confusione.
Alcuni commentatori dell’opera di Virgilio e in particolare Servio e Donato, vissuti nel IV secolo d.C., misero un po’ di ordine nella questione, definendo gli stili in funzione della materia trattata. Per fare questo, prendono come modello Virgilio e elaborano la “rota Vergilii”, nella quale i tre stili sono associati alle principali opere di Virgilio, dando così luogo all’individuazione di tre generi letterari.

Nello specifico abbiamo:

1) lo stile umile che i due commentatori associano alla Bucoliche 8= poesia pastorale). Vengono messe in scena vicende di pastori con animali e oggetti ad esso legati quali le pecore, il bastone, il faggio e il pascolo.

2) lo stile mediocre (nel senso che “sta a metà”) è associato alla Georgiche o poesia didascalica. L’argomento trattato è l’attività agricola in generale, cioè i personaggi sono dei contadini circondati dai buoi, ossia gli animali che li aiutano nel lavoro e i vari attrezzi come gli aratri. Lo sfondo è costituito da campi coltivati e da alberi da frutta

3) lo stile grave (o elevato) è associato all’Eneide (che corrisponde alla poesia epica). I personaggi hanno origine aristocratica o sono guerrieri. Gli oggetti presenti sono il cavallo, la spada, la città, l’accampamento militare e l’alloro, simbolo della fama poetica.

Il riferimento ai contenuti è diretto e a quelli di tipo retorico, riservati alla forma, non sono esplicitati. Nel Medioevo succedeva anche che nella trattatistica specifica le diverse linee di pensiero si confondessero un po’, variando anche la denominazione dei vari stili. Per esempio. Lo stile umile è chiamato anche basso o comico; lo stile mediocre, a volte, può essere definito temperato; quello grave, può essere indicato anche come alto, tragico, grande o sommo.

Questa riflessione sugli stili non si è mai interrotta durante il Medioevo, anzi, tra il XII e il XIII secolo la produzione di tipo teorico diventa ancora più fitta. Per esempio nel Duecento due erano i testi scolastici maggiormente diffuse, prodotte entrambe da due docenti di origine inglese all’università di Bologna

• Giovanni di Garlandia, Poetria (o arte poetica)

• Goffredo di Vinsauf, Poetria nova

Stili letterari e gerarchia medievale

Da questa teorizzazione degli stili, peraltro non sempre chiara e lineare, emerge sempre l’esistenza di una gerarchia stabilita dalla materia trattata: il racconto delle vicende degli eroi richiede uno stile elevato mentre quello che riferisce le azioni degli uomini comuni richiede uno stile più basso o comico. Il criterio è quindi quello del decoro e della convenienza. Il procedimento è allora il seguente: prima viene espresso un giudizio di valore sugli argomenti da trattare, quindi l’autore procede alle opportune scelte lessicali e all’applicazione delle regole retoriche più convengono.

Esempi di stili nella Divina Commedia

Esempio: per esempio, Dante adopera i tre termini “vecchio”, “veglio”, derivato dal francese “veux/vieil” e “sene”, dal latino “senex”. Caronte, nel III canto dell’Inferno, è definito “vecchio”; nel I canto del Purgatorio, Catone è un “veglio”, mentre arrivati al XXXI canto del Paradiso a san Bernardo è associato l’aggettivo “sene”. È innegabile che nel passaggio vecchio > veglio > sene esista una professione dal basso verso l’alto, poiché, se il primo fa parte del linguaggio comune, il secondo, essendo di origine francese, ha una risonanza più elegante e distinta, mentre il terzo è più solenne perché derivato dal latino. I tre termini evocano tre ambienti diversi e tre figure di levatura diversa, proprio come lo sono i tre stili a cui esse sono associate.

Scelte stilistiche e significato morale

Occorre aggiungere che la scelta dello stile, in funzione dei criteri sopra indicati, non significava necessariamente che lo scrittore aderisse al mondo subalterno o più umile. Si trattava soltanto di una scelta di codice letterario e in tal senso ci è fornito un valido esempio da Cecco Angiolieri. D’altra parte, è frequente che nel Medioevo gli scrittori sperimentino ora uno stile ora l’altro come Dante, Rustico da Filippo o Cavalcanti

Mescolanza di stili e scrittori cristiani

Tuttavia la rigida separazione degli stili, raccomandata dai teorici, a volte non veniva rispettata (cfr. Divina Commedia o Decameron). Un caso notevole di mescolanza di stili e di violazione del principio della convenienza e del decoro e quello degli scrittori cristiani nell’ alto Medioevo, soprattutto quando si trattava di produrre opere di tipo religioso. In questo caso, lo scrittore si trovava di fronte a due esigenze opposte:

1) Trattare un argomento elevato, per i valori trasmessi (l’incarnazione, la morte e la resurrezione di Gesù Cristo, Dio, la fede), esigeva uno stile alto

2) La necessità di rendere l’umiltà di alcuni dettagli delle Sacre Scritture (nascita in una stalla, crocifissione) e farsi comprendere da tutti, compreso il popolo illetterato, esigeva uno stile basso (o sermo humilis). Tuttavia, a ben guardare la Bibbia offriva un modello di scrittura e di stile assai semplice, molto lontano dalla retorica classica

Per un cristiano il ricorso ad un “sermo humilis” aveva un significato morale per cui diventò corrente l’infrazione dei criteri stilistici in uso acquistò sempre più un significato rivoluzionario e polemico. Occorre osservare che l’aggettivo “humilis” era collegato al termine “humilitas” che non era soltanto un indice bassezza sociale, ma anche la virtù che doveva perseguire il vero cristiano. Ecco perché si può affermare che lo stile umile, ben aldilà delle scelte retoriche convenzionali, era una scelta piena di significato morale, da effettuare in modo deciso.

Persistenza del sermo humilis

Nel corso del basso Medioevo, con il laicizzarsi della letteratura, riprende vigore lo stile elevato soprattutto con la poesia amorosa della lirica provenzale e stilnovistica, unitamente alla vecchia dottrina dei tre stili. Tuttavia, il “sermo humilis” è persistente, soprattutto nella poesia religiosa. Basti pensare al Cantico di Frate Sole di San Francesco e alla semplicità estrema dei componimenti poetici di Jacopone da Todi.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la teoria tripartita degli stili ereditata dal Medioevo?
  2. Il Medioevo ha ereditato dalla dottrina latina la teoria tripartita degli stili, che comprende lo stile umile, lo stile mediocre e lo stile grave, ciascuno associato a specifici generi letterari e materie trattate, come descritto nel testo.

  3. Qual è la teoria tripartita degli stili ereditata dal Medioevo?
  4. Il Medioevo ha ereditato dalla dottrina latina la teoria tripartita degli stili, che comprende lo stile umile, lo stile mediocre e lo stile grave, ciascuno associato a specifici generi letterari e materie trattate, come descritto nel testo.

  5. Come venivano definiti gli stili da Servio e Donato?
  6. Servio e Donato, nel IV secolo d.C., definivano gli stili in base alla materia trattata, utilizzando Virgilio come modello e creando la “rota Vergilii” per associare i tre stili alle sue opere principali.

  7. Come venivano definiti gli stili da Servio e Donato?
  8. Servio e Donato, nel IV secolo d.C., definivano gli stili in base alla materia trattata, associando lo stile umile alla poesia pastorale, lo stile mediocre alla poesia didascalica e lo stile grave alla poesia epica, utilizzando Virgilio come modello.

  9. Qual è la gerarchia degli stili secondo la teorizzazione medievale?
  10. La gerarchia degli stili stabilisce che il racconto di eroi richiede uno stile elevato, mentre le azioni di uomini comuni richiedono uno stile più basso o comico, basandosi sul criterio del decoro e della convenienza.

  11. Qual è il criterio di gerarchia stilistica nel Medioevo?
  12. La gerarchia stilistica nel Medioevo si basava sulla materia trattata: le vicende degli eroi richiedevano uno stile elevato, mentre le azioni degli uomini comuni richiedevano uno stile più basso o comico, seguendo il principio del decoro e della convenienza.

  13. In che modo la scelta dello stile riflette il significato morale per gli scrittori medievali?
  14. La scelta dello stile non indicava necessariamente una posizione sociale bassa, ma rappresentava una scelta di codice letterario, come dimostrato da autori come Cecco Angiolieri, che sperimentavano diversi stili per esprimere significati morali.

  15. In che modo gli scrittori cristiani affrontavano la mescolanza di stili?
  16. Gli scrittori cristiani, specialmente nell'alto Medioevo, affrontavano la mescolanza di stili per trattare argomenti elevati e umili, come la vita di Gesù, creando tensione tra la necessità di un linguaggio accessibile e la dignità del soggetto trattato.

  17. Come si manifestava la mescolanza di stili negli scrittori cristiani dell'alto Medioevo?
  18. Gli scrittori cristiani spesso violavano la separazione degli stili, combinando uno stile alto per argomenti elevati e uno stile basso per rendere accessibili dettagli umili delle Sacre Scritture, creando così un significato morale rivoluzionario.

  19. Qual è il significato del "sermo humilis" nella letteratura medievale?
  20. Il "sermo humilis" non solo rappresentava una scelta stilistica, ma anche un significato morale, poiché rifletteva la virtù di umiltà che il vero cristiano doveva perseguire, rendendo questo stile una scelta carica di significato oltre le convenzioni retoriche.

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