Stato e religione

Il Cristianesimo si diffuse con una certa rapidità nelle ragioni che si affacciano su Mediterraneo: secondo la tradizione (Atti degli Apostoli) furono gli stessi Apostoli di Gesù a cominciare la predicazione della "Buona Novella", spesso a prezzo del martirio: basti pensare a Pietro e Paolo, morti entrambi a Roma durante la persecuzione di Nerone. Nel mondo romano non era ancora stato affermato il concetto di libertà religiosa. La cultura politeista aveva come conseguenza che ognuno fosse libero di scegliere quale divinità adorare o, all'occorrenza placare; il che spiega perché i culti delle popolazioni conquistate fossero tollerati o addirittura assimilati. Il culto monoteista di ebrei e cristiani faceva eccezione perché era visto come un offesa, un rifiuto della tradizione romana e dunque come una minaccia al fondamento dello Stato stesso. Ci vollero tre secoli circa perché ai cristiani fosse riconosciuta la possibilità di praticare liberamente il proprio culto: con Costantino, nel quarto secolo dopo Cristo il grande imperatore aveva compreso che la religione cristiana e la Chiesa di Roma avrebbero potuto rappresentare un elemento di unione che forse avrebbe arginato la lenta disgregazione dell'impero. Non si tratta dunque del riconoscimento della libertà di coscienza e di culto come diritti. Ben presto anzi il cristianesimo diventa religione ufficiale e si trovo nella posizione di reprimere a sua volta altre credenze: si pensi ai battesimi forzati degli ebrei, oppure agli eretici condannati a morte a causa delle proprie opinioni. Il concetto di libertà di culto si sviluppò faticosamente in Europa solo tra il XV e il XVI secolo e fu codificato per la prima volta nel Nord America alla fine del Seicento.

I primi abitanti dei futuri Stati Uniti avevano infatti abbandonato l'Europa anche per essere libere di professare la propria fede. Nel 1776 in Virginia e nel 1789 in Francia furono redatte dichiarazioni che, nell'enumerare i diritti inalienabili dell'uomo, che comprendevano anche quello alla libertà di culto. La tolleranza religiosa non è tuttavia ancora oggi un principio universalmente riconosciuto. La nostra costituzione scritta dopo la fine della seconda guerra mondiale e la scoperta dello sterminio attuato dai nazisti ai danni, tra gli altri, di 6 milioni di persone di religione ebraica, dedica alcuni articoli al tema della libertà religiosa (articoli 8 e 19), annoverandola tra i principi fondamentali e in tale ambito ai rapporti tra la Chiesa cattolica e lo Stato italiano (articolo 7) ribadendo il principio della reciproca autonomia.

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