Mongo95 di Mongo95
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Il tawhid è il principio cardine che sottende la teoria degli attributi. I mut’aziliti dividono questi ultimi in due categorie:
a. Attribruti dell’essenza, che non possono non essere attribuiti a Dio. Senza di essi Egli non sarebbe Dio. Sono sette: la vita, la scienza, la potenza, la volontà, l’udito, la parola. Alcuni di essi sono di tipo apparentemente antropomorfico e, parallelamente all’essere umano, sono costantemente presenti in Dio. Dio è eterno, ma l’eternità non è connessa agli attributi dell’essenza, è piuttosto un sovrattributo che contiene tutti gli altri. Dio è eterno a parte ante e a parte post.
b. Attributi dell’atto, possono attivarsi o meno, come per esempio il fatto di essere Creatore, o Giudice. Non è una condizione perenne, una conditio sine qua non della divinità. Sono attributi contingenti, rispetto a quelli dell’essenz anche sono appunto perpetuamente parte dell’essenza di Dio.
La dottrina mut’azilita afferma che gli attributi dell’essenza sono coesistenti e coincidenti con l’essenza di Dio. Il dossografo Shahrastani, afferma che: “Dio è potente per una potenza che coincide con la sua essenza. È volente per una volontà che coincide con la sua essenza. È sapiente per una scienza che coincide con la sua essenza…” così per tutti e sette gli attributi.

Questa teoria è sostenuta perché se gli attributi fossero diversi e distinti dall’essenza di Dio, sarebbero delle ipostasi: sarebbero eterni a loro volta. Quindi sarebbero altri dei, con una conseguente moltiplicazione dell’essenza di Dio che va contro il principio del tawhid. Per esempio, prendiamo la Parola di Dio. Se questo attributo fosse staccato dall’essenza di Dio, allora sarebbe una divinità a sé stante, e allora il politeismo. La Parola di Dio è il Corano. Ma allora esso è eterno o creato? La risposta dei mut’aziliti è che è creato. La parola espressa non è eterna come la Capacità di parlare, allo stesso modo il Corano è creato perché frutto dell’eterna capacità di parlare di Dio. Per gli ash’ariti invece gli attributi sono eterni, così come lo è il Corano (il concetto della “madre del libro” darebbe loro ragione).
La conseguenza fondamentale è che se il Corano è creato, allora è interpretabile e modificabile, se è increato, allora deve essere preso alla lettera. Tra il 813 3 il 833, il Califfo Al-Ma’mum impose come dottrina di stato il mut’azilismo e in particolare la dottrina del Corano creato. Intende obbligare gli ‘ulema a professare la stessa dottrina, così da potersi impadronire del potere religioso di modifica e interpretazione del testo coranico: esempio di cesaropapismo. La via teologica del Corano creato permette al potere politico di accedere al potere religioso. Si tratta anche di una dottrina professata dai progressisti musulmani contemporanei.

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