Genius 13137 punti

Diritti e doveri del coniuge nel pensiero cristiano

La predicazione di Gesù fornì un contributo considerevole al miglioramento della condizione femminile, mettendo in discussione molte convinzioni che avevano le loro radici nella più antica cultura ebraica pagana.
Per gli ebrei il matrimonio era sacro, ma l’organizzazione e l’ideologia famigliare erano tutt’altro viste come strumento di procreazione, queste erano sottoposte al potere maschile e in particolare a quello del marito che poteva avere più di una moglie e ripudiarla quando voleva. Per Gesù, invece, il matrimonio era monogamico e indissolubile. Quando i farisei, per provocarlo, gli avevano chiesto se il ripudio della moglie era ammesso, egli aveva risposto che, sposandosi, un uomo lascia padre e madre di sua volontà, per diventare “una sola carne” con la moglie. Dunque, nessuno poteva separare quello che Dio aveva unito.

La predicazione di Cristo era per alcuni aspetti rivoluzionaria anche per i Romani: presso di loro, che pure a differenza degli ebrei erano monogami, fin dai tempi più antichi era, infatti, consentito il divorzio. In un primo momento concesso solo al marito, il diritto di chiederlo era poi stato esteso anche alle moglie e di esso si usufruiva ampiamente. L’idea cristiana che il matrimonio fosse indissolubile era dunque in contrasto con la concezione romana dei rapporti famigliari e, come se questo non bastasse, Gesù sosteneva qualcosa di pressoché inconcepibile per i Romani, vale a dire la pari dignità dei due coniugi e l’uguaglianza dei loro diritti in materia sessuale. “Il marito – leggiamo nella Prima lettera ai Corinzi” di Paolo – compia il suo dovere verso la moglie; ugualmente la moglie verso il marito. La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie. Non astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme, perché Satana non vi tenti nei momenti di passione”.

Anche tra i cristiani, del resto, non erano stati cancellati completamente i residui della concezione secondo la quale le donne erano subalterne agli uomini. Lo stesso Paolo, nella Prima lettera ai Corinzi, dopo aver affermato l’uguaglianza dei coniugi nel matrimonio, aveva scritto che “ a capo della donna è l’uomo” e che “l’uomo è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo”.

Ciò non limita tuttavia la portata profondamente cristiana e innovatrice della concezione cristiana e il forte beneficio che essa portò alle donne. Per convincersene basterà rileggere la celebre frase con cui Paolo, nella Lettera ai Galati affermò che non ci sarebbe più dovuto essere “né Giudeo né Greco, né schiavo né libero, né uomo né donna”. Gli esseri umani, insomma, erano secondo la concezione cristiana, tutti uguali, comprese le donne.

Hai bisogno di aiuto in Religione?
Trova il tuo insegnante su Skuola.net | Ripetizioni
Registrati via email