Mongo95 di Mongo95
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Islàm è una forma verbale (quarta forma, un infinito) che esprime l'idea di arrendersi. Il verbo è "aslama" (radice trilittera s-l-m) da cui deriva anche muslim (participio), così come salam (pace). Islam non significa quindi sottomissione in senso lato, ma la implica soltanto nei confronti di Dio e non rispetto a regole e strutture mentali. Si ha allora il significato di “abbandonarsi a”, “arrendersi a”, sottolineando l’onnipotenza di Dio nei confronti della debolezza umana, che di Dio ha bisogno: ma ciò non implica passività, bensì confidenza e fiducia (tawakkul). A questo proposito si ricorda l'espressione di al-Ghazàli (persiano 1111, che comunque scriveva nella lingua franca arabo):
"Il musulmano nei confronti di Dio è ancora di più del bambino dei confronti della madre L'atteggiamento del musulmano nei confronti di Dio è l'atteggiamento del cadavere nelle mani del lavatore di cadaveri. ".

Una fiducia, un abbandono totale del credente nei confronti della divinità. Ghazali afferma anche la "soddisfazione del decreto" (rida bi'l-qada'), cioè accettare liberamente e anche volentieri quello che Dio ha decretato per noi personalmente, non in modo passivo, ma agendo, e in qualsiasi modo vada il mio atto accettarne il risultato. Il dovere dell'essere umano è quello di sforzarsi, compiere il jihad, cioè lo "sforzo". Tutti gli uomini hanno il dovere di impegnarsi nel proprio jihad, il proprio sforzo rivolto a Dio. Impegnandosi si può riuscire o fallire, vivere o morire. In entrambi i casi è necessario accettare tale esisto, in quanto volontà di Dio.
L’Islam è chiaramente una religione, ma qualcosa di più se si considera il senso occidentale del termine, qualcosa in più rispetto alla pietas e alla dimensione del sacro.
Al riguardo è utile ricordare un hadith, precisamente “l’hadith di Gabriele”. L’Arcangelo Gabriele è stato colui che ha trasmesso a Muhammed la parola di Dio. Gli appare come un uomo dagli abiti candidi e dai capelli di un nero intenso, interrogandolo per poi scomparire. Omar (importante compagno del profeta, sarà poi il primo califfo) chiede a Muhammad chi fosse costui e perché fosse LUI a interrogare il profeta. "Era Gabriele che è venuto per insegnarmi la vostra religione”
Il Messaggero porta spiegazioni di alcuni importanti termini:
a. Islam: la credenza nel principio fondamentale, cioè “Non c’è altro Dio che Dio e Muhammad è il l’inviato di Dio”. Si esplica l’unicità di Dio e la veridicità del Profeta, essa è la professione di fede (shahada). Accanto a questo pilastro del credo esistono altre credenze fondamentali che sono:
1. Compiere la preghiera rituale, legale (salat)
2. Versare l’elemosina legale (zakat)
3. Digiunare nel mese di Ramadan (sawn)
4. Fare il pellegrinaggio alla Casa, alla Mecca (hajj)
Essi sono gli atti del culto (‘ibadat), atti che non si limitanto alla professione verbale, ma devono essere agiti, secondo determinate regole.
b. Iman: la “fede”, o meglio la credenza, tutto ciò a cui si crede. L’abbandono e la fiducia completa in Dio, che implica la credenza nei principi, che si riducono alla formula di Angeli, Libri, Messaggeri, Ultimo Giorno, cioè rivelazioni, profeti ed escatologia. Con iman si intende in un certo senso la credenza dei teologi e come essa viene sviluppata nei libri degli studiosi. Al contrario l’islam è una credenza più generale, comune)
c. Ihsan: il “retto comportamento”, precisamente “[…] che tu adori Dio come se lo vedessi; poiché se tu non lo vedi, certamente Egli ti vede”. Si intende certamente il comportarsi in modo moralmente retto, ma anche praticare gli altri cinque principi oltre che attestare il principio fondamentale dell’unicità di Dio e veridicità di Muhammad (che sono di professione verbale).

L’Islam quindi è un din (una religione) che si compone di tutti questi elementi: credenza e adorazione di Dio, atti di culto (‘ibadat) coniugati all’azione pratica, l’operosità in nome di Dio, così come anche la disciplina dei rapporti umani e sociali (mu’amalat). Il termine din significa religione, ma le sue sfumature concettuali sono assai diverse dall’idea di religio occidentale che implica la pietas, cioè la dimensione del rapporto uomo-Dio. Questo concetto potrebbe inquadrarsi negli ‘ibadat, ma per essere maggiormante precisi dovrebbe costituire un ulteriore terzo elemento ad essi esterno. ‘ibadat infatti sono atti di culto fisici che devono essere agiti. Prendendo come esempio la preghiera, si ha infatti la salat, la preghiera rituale, legale, formale, pubblica, svolta in mosche secondo precisi movimenti rituali; e la du’a, la preghiera che il singolo credente rivolge a Dio con la sua mente e il suo spirito. Non si tratta di una mera distinzione semantica, ma di significato, che viene disciplinato dalla giurisprudenza. Volendo, la pietas potrebbe essere individuata nella du’a.

Il concetto di din islamico quindi implica la onnicomprensività (shumuliyya), che si affianca all’origine divina della religione stessa. La totalità dell’esistenza è ascritta al Volere eterno, assoluto, divino Essere che è onnipotente e assolutamente libero. La grande verità dell’Unicità di Dio (tawhid) è il primario e principale costituente del concetto islamico. In tal senso si può definire l’islam come una ideologia, ma nella sua accezione positiva, intesa come Weltanschauung, concezione del mondo che nel contempo è stimolo alla prassi. Si tratta di Islam come “religione e mondo” (Islam din wa dunya), che abbraccia tutte le dimensioni della vita e la sua dimensione è quella dell’incidenza della spiritualità nella mondità, sintesi tra materia e spirito. In quest’ottica l’Islam disciplina il fatto giuridico e sociale, attraverso prescrizioni legali che riguardano il singolo nel quadro delle relazioni sociali. L’Islam è religione di “Legge”, che è stata rivelata da Dio, il qualche intende però rendere le cose facili all’uomo, lasciandogli abbastanza spazio. Si potrebbe anche affermare che l’Islam è “religione e stato” (Islam din wa dawla), ma anche se esso tende a unificare atti del culto e atti sociali, spiritualità e mondità, non fa parte della sua essenza l’unificazione di religione e politica. Non si tratta di teocrazia, ma di teocentrismo: Dio è al centro di ogni declinazione antropologica, sociale, cosmologica, naturale. Sul piano teorico la sua trascendenza separa il mondo superno da quello dell’immanenza; sul piano storico c’è sempre stata una precoce separazione tra potere pubblico dei califfi e religioso dei teologi.

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