Mongo95 di Mongo95
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L’Islam implica un insieme di “credenze” (‘aqida, pl. ‘aqi’id) che, in paragone a quelle cristiane, sono semplici ed essenziali. Prendendo la principale, si noto che è contenuto nella formula, semplicissima nella su annunciazione, detta shahada, o “professione di fede”. Essa è condizione necessaria e sufficiente per diventare musulmani (pronunciarla con retta intenzione davanti a testimoni per convertirsi) e non implica la credenza in precetti complicati, in “misteri della fede”, in principi teologici che sfuggono non solo alla dimostrazione quando spesso alla comprensione da parte dei credenti non sofisticati. Alla shahada basta aggiungere la pratica degli altri quattro pilastri della religione (ma non fanno parte della professione di fede, sono accessori ad essa). Inoltre, ovviamente, le credenze (‘aqi’id) dell’Islam implicano anche la professione di altre verità di fede, sempre però semplici ed essenziali: i Libri rivelati; i profeti; gli Angeli; il giorno del giudizio, i premi e le punizioni dell’aldilà.

Negli atti del culto non c'è niente da credere, ma solo da agire. Un cattolico per esempio DEVE credere nell'Immacolata concezione, o nell'infallibilità del Papa, in quanto dogmi. L'Islam riconosce certi concetti, ma non come dogmi che rientrano nell'obbligo di fede. In questo senso l'Islam è antidogmatico, è una religione estremamente semplice da questo punto di vista, anzi estremamente razionale, non chiedendo al fede di crede in cose astruse, trascendenti e “strane” (come potrebbe esserlo il caso della Trinità cristiana: Dio che è un’essenza in tre ipostasi, con dietro tutto un complesso discorso teologico. Oppure la transustanziazione del pane e del vino, che per i musulmani ha tutta l’aria di un “atto magico”, con un prete che “costringe” Dio ad esse un qualcosa d’altro).

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