Concetti Chiave
- La morte, un tempo parte integrante della vita quotidiana, è oggi percepita come un tabù da esorcizzare e talvolta banalizzare.
- Nel mondo greco, la "buona morte" era legata a modalità di morte valorosa o serena, mentre il cristianesimo ha introdotto il concetto di "morte santa" in relazione al rapporto con Dio.
- Il XX secolo ha visto una crescente domanda di eutanasia, con la definizione di "living will" nel 1967 per il rifiuto di trattamenti medici.
- L'eutanasia volontaria pone termine alla vita su richiesta esplicita, mentre l'eutanasia non volontaria si applica a chi non può consapevolmente esprimere consenso.
- Si distingue tra eutanasia diretta, con l'intenzione di causare la morte, e eutanasia indiretta, dove la morte può essere un effetto collaterale di cure palliative.
Evoluzione del concetto di morte
Un tempo infatti la morte appariva più integrata nella vita ordinaria, oggi è diventata una sorta di tabu che si tenta di esorcizzare, a volte anche occultandola o banalizzandola o facendone uno spettacolo, c’è stata quindi un’evoluzione del morire e delle aspettative della vita ultraterrena: nel mondo greco aveva diverse concezioni dell’aldilà e l’espressione “buona morte” veniva utilizzata in riferimento alle modalità in cui si concludeva la vita. Per un guerriero ad esempio la buona morte era morire valorosamente in battaglia oppure la morte serena del cittadino circondato dall’affetto dei propri cari, ma alcuni secoli dopo con l’influsso del cristianesimo è subentrato il concetto di morte santa, ovvero le modalità con cui si è vissuto il proprio rapporto con Dio nella vita terrena e si appresta a viverlo nella vita eterna. Il mondo antico, nell’età medievale e moderna, hanno trasmesso alcuni concetti di eutanasia ma soprattutto nel XX° secolo è cresciuta la domanda eutanasica e l’eutanasia sociale viene praticata in modo più massiccio.
Sfide moderne e movimenti pro eutanasia
Di fronte a queste nuove sfide, i movimenti pro eutanasia hanno ripreso a farsi sentire, nel 1967 infatti è stata coniata per la prima volta l’espressione living will per designare il rifiuto di alcune forme di terapia. Nello specifico, eutanasia volontaria indica un’azione o un’omissione che, per struttura propria e per deliberata intenzione, pone termine alla vita di una persona, su una richiesta esplicita, per ridurre sofferenze considerate disumane e perché la vita non è più ritenuta meritevole di essere vissuta. Quando la richiesta è presunta, si parla di eutanasia non volontaria, quindi praticata su soggetti che non sono in grado di esprimere un consenso come per esempio bambini con gravi malformazioni o malati psichici gravi, oppure un soggetto con una coscienza solo lievemente compromessa, ma a questa definizione è necessario arricchire il concetto definendo l’eutanasia diretta e indirette. Solo nel primo caso si può parlare di eutanasia perché vi è l’intenzione di procurare la morte, nel secondo caso invece non si cerca la morte direttamente ma questa può intervenire a seguito di quella che per esempio è la somministrazione di analgesici per alleviare il dolore [alcuni farmaci hanno come controindicazione la morte]. Con i progressi della tecnologia in ambito medico e farmacologico, si può dire che l’eutanasia non coincide con qualunque atto medico che ha come esito un accorciamento della vita, non ricadono nella definizione di eutanasia né la somministrazione di analgesici a dosi convenienti per alleviare il dolore né la sospensione di cure definibili come sproporzionate.
Domande da interrogazione
- Qual è l'evoluzione del concetto di morte nel corso della storia?
- Cosa si intende per eutanasia volontaria e non volontaria?
- Qual è la differenza tra eutanasia diretta e indiretta?
- Come si è evoluta la percezione dell'eutanasia nel XX secolo?
La morte, un tempo integrata nella vita quotidiana, è diventata un tabù moderno. Nel mondo greco, si parlava di "buona morte" legata a modalità di morte valorose o serene, mentre con il cristianesimo è emerso il concetto di morte santa, legato al rapporto con Dio (testo).
L'eutanasia volontaria è un'azione che termina la vita di una persona su richiesta esplicita per alleviare sofferenze disumane. L'eutanasia non volontaria, invece, avviene su soggetti incapaci di esprimere consenso, come bambini con gravi malformazioni (testo).
L'eutanasia diretta implica l'intenzione di procurare la morte, mentre l'eutanasia indiretta non mira direttamente alla morte, ma può portare a essa come conseguenza di trattamenti per alleviare il dolore, come la somministrazione di analgesici (testo).
Nel XX secolo, la domanda di eutanasia è aumentata, portando alla nascita di movimenti pro eutanasia e all'introduzione del termine "living will" nel 1967, che designa il rifiuto di alcune terapie (testo).