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La vita religiosa del Duecento

Il Duecento fu un secolo di intensa vita religiosa. Il valore della povertà venne esaltato dall'anima tradizionalista del Meiodevo. Essa, veniva vista come un mezzo per offrire la propria ricchezza a Dio e non ai valori terreni.

Il nucleo centrale del messaggio religioso di Francesco d'Assisi era proprio la povertà, intesa come liberazione interiore, come mezzo per stare ancora più vicino a Dio e per incarnare nel mondo il primato di ciò che è spirituale.
Ad allontanarsi dalla chiesa ufficiale furono altri riformatori religiosi che erano contrari all'idea di Francesco d'Assisi. Intorno al 1210 fu fondato l'ordine francescano e nel 1223 venne approvato da papa Onorio III. I frati francescani vivevano in dei conventi all'interno delle mura della città, non in luoghi isolati, come il caso dei monasteri benedettini.

Nacque anche un'altra corrente religiosa a quell'epoca: il profetismo: la profezia di cambiamenti imminenti a opera di Dio, l'attesa di un nuovo inizio. Questo nuovo inizio avrebbe dovuto riportare il cristianesimo alla sua purezza originaria. Gioacchino da Fiore, monaco cistercense calabrese, era una delle figure più rappresentativa del profetismo duecentesco.

Gioacchino disse che il 1260 era l'anno della nuova era. In quella stessa data sorse a Perugia la confraternita dei flagellanti o disciplinati, che praticavano un rito penitenziale: si autoflagellavano in pubblico in segno di pentimento e di espiazione dei peccati.

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