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Le domande della vita

Chi siamo? Dove andiamo? Che senso ha la vita? Perché la morte? Perché il dolore? Perché l'uomo deve fare il bene e non il male se, come diceva il grande scrittore argentino Jorge Luis Borges: “la morte è ciò che la vita sinora ha inventato di più solido e sicuro”.
Sono solo alcuni degli interrogativi che fanno emergere, spesso in modo drammatico, il problema del “senso”, del “perché”, di quelle che possiamo definire le domande fondamentali della vita. E da questa realtà non possiamo fuggire: dobbiamo constatare, con un certo sarcasmo. che da questa avventura — quella della vita — nessuno di noi uscirà vivo.
Non è possibile fuggire come si illudeva il protagonista della famosa canzone del cantautore Roberto Vecchioni, Samarcanda, il quale, scorta la morte tra la folla, si procura un veloce destriero per fuggire lontano, ma alla fine scopre che la sua fuga è un illusione: infatti, nella realtà, la “nera signora” l’aspetta puntuale a Samarcanda.

L’avventura dell’uomo moderno, in certi momenti, appare come la fuga del cavaliere di Samarcanda: non siamo diventati eterni, né immuni dalla sofferenza e dall’infelicità, neppure nell’età dei prodigi tecnologici
Le scoperte scientifiche, i progressi in campo medico e biologico, hanno sì aumentato le nostre conoscenze e migliorato, almeno nei Paesi più avanzati, le nostre condizioni di vita; hanno, di fatto, risposto al quesito “come” (o meglio hanno illuminato, chiarito, molti “come”), ma non hanno risolto il quesito “perché”.

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