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L’aborto è l’interruzione prematura, spontanea o provocata, della gravidanza.
Più precisamente per aborto si intende l’interruzione della gravidanza entro i primi sei mesi dal suo inizio. Dopo tale periodo non si parla di aborto, ma di parto prematuro. L’aborto può essere spontaneo, in tal caso si verifica come conseguenza di eventi patologici, e volontario quando invece, è frutto della decisione della donna e viene effettuato in ambito medico.
Sulla pratica dell’aborto volontario si sono avute da sempre molte polemiche sin dall’antichissimo codice etico che va sotto il nome di ῝Giuramento di Ippocrate῎, dove si trova, un divieto per i medici di somministrare farmaci abortivi.

Problemi etici dell'aborto

Che valore attribuire alla vita umana nelle fasi iniziali? L’atto di interrompere la gravidanza, ha valenze e significati etici se si parte dal presupposto che il feto sia persona morale a tutti gli effetti oppure no.

Il termine ῝persona῎ è usato con significati diversi. Per alcuni è persona, o almeno va trattato come se lo fosse, anche l’ovulo appena fecondato, mentre per altri si è persone solo in quanto in grado di provare sensazioni e in possesso di un minimo di capacità razionali (sulla base di quest’ ultimo parametro gli embrioni, i feti e i bambini appena nati non sarebbero persone).
Chi siamo noi per decidere quando una vita può definirsi dignitosa?
Non siamo noi a dare la vita, come possiamo pretendere di negarla?
“L’aborto annienta il futuro,
arresta il potenziale che
ogni uomo
ha di vivere una vita donata da Dio”.

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