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A Zacinto


Né più mai toccherò le sacre sponde.
Inizia così Il sonetto A Zacinto di Ugo Foscolo, delicato all'Isola sulla quale nacque.
Il sonetto inizia in questo modo perché nel 1814 in seguito alla caduta di Napoleone venne restaurato Il dominio austriaco sul lombardo-veneto che offri a Foscolo la direzione di una rivista letteraria, Ma poiché avrebbe comportato un giuramento di Fede all'amministrazione austriaca, Foscolo rifiutò scegliendo l'esilio volontario.
Per questo motivo Foscolo non toccherà più le sacre sponde della sua amata Zacinto.
E'una poesia molto toccante della quale sinceramente ho capito il senso solo dopo la spiegazione della prof.
Inoltre, ha una splendida costruzione che gli dà un fantastico suono ed un fantastico ritmo.
Per esempio, il fatto di scegliere parole nelle quali si ripete sempre la lettera "r".
Un'altra cosa sulla quale Foscolo Si sofferma molto in questa poesia e l'acqua del mare che bagna Zacinto.
Infatti, fin dal primo verso Foscolo cita le sponde che fanno subito venire in mente la spiaggia e quindi il mare, poi cita la spiaggia “sulla quale il suo corpo fanciulletto giacque” Quindi quando da bambino era sulla spiaggia a riposarsi, poi cita le onde che ti fanno immedesimare in quel frastuono delle onde del mare nella quale si specchia la sua amata Zacinto.
Foscolo segue la corrente del neoclassicismo, ossia il classicismo con l'aggiunta del prefisso neo, dal greco nuovo.
Questa corrente prevede frequenti riferimenti alla mitologia greca infatti Foscolo cita spesso Ulisse che dal suo punto di vista ha una storia simile alla sua.
Entrambi vorrebbero tornare nella propria patria, nel caso di Ulisse, ad Itaca, per Foscolo a Zacinto.
Cita Omero ossia colui che l'acque cantò fatali quindi colui che cantò i viaggi per il mare che compie Ulisse e se così vogliamo dirlo l'esilio nei vari luoghi sui quali Ulisse approda per poi però alla fine riuscire a baciare la sua petrosa Itaca.
Ed è in questo momento che la poesia cambia tono Perché Foscolo canta il fatto che lui al contrario di Ulisse non potrà “Né più mai” tornare nella sua patria ed essere sepolto là.
Dice quindi che "Il fato prescrisse a lui illacrimata sepoltura".
Foscolo inventa questo termine: ”illacrimata”, ossia una tomba senza lacrime perché lui è stato sepolto a chilometri e chilometri dalle case dei suoi cari che quindi non sono mai potuti andare a piangere sulla sua tomba.
Questo sonetto è in assoluto tra quelli che mi piacciono di più perché pieno di figure retoriche di senso, suono e costruzione che la rendono unica.
Oltre alla genialità e alla professionalità dell'autore a raccontare il suo dolore per l'esilio in modo così poetico.
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