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Ugo Foscolo


Ugo Foscolo nacque nella seconda metà del 1700 (1778), nell’isola greca di Zacinto. Nel 1778 la Grecia faceva parte della Repubblica di Venezia, e il padre di Foscolo, medico, andò lì e si sposò con una donna greca di nome Diamantina, con la quale ebbe tre figli (Ugo, Dionigi e Divina). L’origine di Foscolo si coniuga con gli ideali neoclassici dell’Italia. Il giovane Foscolo, quando morì il padre, tornò in Grecia sotto la cura dei parenti, mentre la madre rimase a Venezia per cercare lavoro.
Foscolo scrisse Odi, sonetti, “I Sepolcri” (poemetto in endecasillabi) e “Le ultime lettere di Iacopo Ortis” (romanzo epistolare).
Foscolo conobbe in Italia Ippolito Pindemonte, autore di un poema sui cimiteri (sulla base della poesia sepolcrale inglese), e da quell’incontro Foscolo decise di scrivere “I Sepolcri”. Ugo conobbe anche Melchiorre Cesarotti, e nel frattempo si accinse a scrivere una tragedia intitolata “Tieste”, che inviò ad Alfieri per sottoporla al vaglio del massimo esponente del genere. Alfieri e Foscolo condividevano molte idee, come quella della concezione eroica e dell’indole titanica ma sofferente delle persone. Alla fine del ‘700 Foscolo era molto impegnato politicamente, e per questo venne guardato con sospetto dalla dominazione austriaca, tanto che venne costretto all’esilio, andando a Bologna. Egli guarda molto favorevolmente l’arrivo dei francesi in Italia, per potersi liberare dagli austriaci, infatti si arruolò come volontario nell’esercito francese per competere contro gli austriaci (infatti scrisse anche un’ode a Napoleone), ma subì una grossa delusione quando Napoleone, con il Trattato di Campoformio, cedette nuovamente Venezia all’Austria. Quando venne a sapere questa notizia, Foscolo lasciò Venezia per trasferirsi a Milano, la città rivoluzionaria per eccellenza; l’autore rappresenta la figura dell’esule volontario, in quanto si spostò molto dentro l’Italia; a Milano egli incontrò Parini, che considerava un maestro (infatti viene anche nominato nelle sue opere) e Vincenzo Monti, il massimo rappresentante del Neoclassicismo italiano, e nel frattempo iniziò la prima edizione del romanzo “Le ultime lettere di Iacopo Ortis”. Non ostante la delusione di Napoleone, Foscolo decise di ritornare al seguito dell’esercito francese. Egli credeva nel valore dell’arte, ma crede molto anche nell’azione pratica.
Foscolo si recò anche a Firenze, dove continuò a scrivere, e poi a Pavia, dove ricevette una cattedra di letteratura all’università, e poi tornò nuovamente a Milano.
Quando Napoleone venne sconfitto (l’artista si trovava a Milano), tornarono gli austriaci e così Foscolo decise di abbandonare definitivamente l’Italia, andando a Zurigo (1816) e da Zurigo andò a Londra, dove continuò la stesura delle “Ultime Lettere…”, ma ha grossi problemi economici, dovuti alle sue cattive abitudini (gioco d’azzardo…), e con l’insorgere di una malattia (idropisia) egli visse l’ultima parte della sua vita miseramente, passando più volte per la prigione. A Londra andò a insegnare letteratura italiana sotto falso nome (perché braccato dai creditori e dalla polizia) ad una scuola femminile. Morì a Londra nel 1827. Qualche anno più tardi le sue spoglie vennero trasferite a Firenze (città che egli aveva lodato nei Sepolcri, simbolo di riscossa civile per l’artista).
Foscolo aveva una personalità ribelle, in lui si può vedere uno scrittore proiettato verso il Romanticismo, in quanto egli vive a cavallo tra Neoclassicismo e Romanticismo. Per lui la forma ideale di arte è la poesia, perché è l’unica che si sottrae all’azione corruttrice del tempo. Questa concezione gli deriva dalla sua formazione Illuminista: egli ha una concezione materialistica e meccanicistica della vita, che implicano la laicità. Foscolo ha piena consapevolezza delle sue idee, infatti egli sostiene che la natura è sottoposta a precise leggi fisiche e meccaniche, e non è a misura d’uomo (concezione negativa della vita). Secondo lui, l’uomo per sopravvivere ha bisogno di illusioni, perché senza di queste l’esistenza sarebbe arida e dominata dalla guerra tra gli uomini. Se non ci fossero le illusioni, l’uomo vivrebbe in uno stato animalesco, tentando di salvaguardare solo il suo tornaconto. Le illusioni di cui Foscolo parla sono valori morali che aiutano l’uomo a vivere, ad esempio, la patria; nelle Ultime Lettere…, Iacopo Ortis scappa sui Colli Euganei, dove manda la sua prima lettera nella quale scrive: “ Il sacrificio della patria nostra è consumato, tutto è perduto”. Altre illusioni sono l’amore, gli affetti familiari, la poesia…, valori in cui l’uomo deve credere per sopravvivere; un passo di una sua lettera dice: “Illusioni, illusioni, grida il filosofo, ma senza di esse non posso vivere…”. Iacopo è animato da molte illusioni; è innamorato di Teresa, figlia di un borghese; il suo amore è corrisposto, ma la ragazza è costretta, per accontentare il padre, a sposare Odoardo, per salvare le condizioni economiche del genitore; al momento del matrimonio, in Iacopo crolla anche questa illusione, facendogli prendere la decisione di togliersi la vita con un colpo di pistola. Un’altra importante illusione è la sepoltura, in quanto le persone ricche possono permettersi grandi mausolei al posto delle semplici tombe, ma queste grandi opere sono prive di importanza e significato.
Foscolo sosteneva che ci fosse una manifestazione umana che sfugge al processo meccanicistico del mondo, e questa è la poesia, che è dispensatrice di immortalità, e “capace di vincere di mille secoli il silenzio”; egli fa l’esempio degli eroi omerici, resi immortali dalla sua poesia. Achille ed Ettore sono stati degli eroi, infatti la poesia è dispensatrice di immortalità, ma solo per le persone che in vita sono state importanti (come per Alfieri). “Sol chi non lascia ereditari affetti poca gioia ha nell’urna”.
Nei Sepolcri Foscolo scrive che la tomba è importante solo per i vivi, perché così possono continuare a manifestare “amorosi sensi” ai morti, e anche perché svolge un’importante funzione civile.
Le Ultime Lettere… sono state iniziate in gioventù, ma sono state riviste dall’autore durante tutta la vita, ben quattro volte. Foscolo ha come riferimento due autori: Rousseau (in quanto il nome di Iacopo in francese è Jacques) e Goethe, autore de “I dolori del giovane Verter”. Iacopo, protagonista, invia delle lettere dove descrive la sua vita, al suo amico Lorenzo Alderani; nella trama si parla del protagonista (Iacopo), rivoluzionario e favorevole ai francesi, ma dopo il Trattato di Campoformio, scappa sui Colli Euganei, dove si occupa di lettura dei classici. Lì conosce il signor T***, padre di Teresa, sua innamorata, costretta a sposare Odoardo per gratitudine nei confronti del genitore. Iacopo, intanto, lascia i Colli Euganei per andare in diverse città: Bologna, Firenze, Milano (come Foscolo), dove incontra Parini, ma, sentendo il peso dell’esistenza sulle sue spalle in quanto tutte le sue illusioni crollano poco a poco, e dopo aver scoperto il matrimonio di Teresa, decide di togliersi la vita. Prima di uccidersi, passa a Venezia a “salutare la madre e Lorenzo”. La critica sostiene che questo libro possa essere letto in tre livelli: può essere considerato la biografia di Iacopo, un’autobiografia di Foscolo (dove egli espone anche una critica ideologica e politica) stesso, oppure una finzione letteraria, in quanto molte cose sono vere, ma altre sono inventate. La descrizione del suo atteggiamento rimanda ad Alfieri, suo modello da questo punto di vista, infatti le sue tragedie terminano con la morte del protagonista, come Iacopo, il cui suicidio va visto in chiave storica, per la salvaguardia della libertà interiore (un atto eroico). Vi è però una differenza tra Iacopo e Foscolo: il primo non ha via d’uscita e quindi si uccide, il secondo invece trova la via d’uscita (concezione romantica), che è la poesia. Quindi l’arte costituisce la manifestazione dell’eroismo e anche una via d’uscita dalla debolezza esistenziale.
La matrice filosofica di Foscolo è di tipo illuminista, infatti lui ha una concezione di morte molto simile a quella epicurea.
I temi dell’Ortis sono quello storico-politico, il tema dell’amicizia e degli affetti familiari, della patria, si fa riferimento al tema del sepolcro (che sarà il tema dominante nei Sepolcri) ed è molto presente anche il tema dell’amore.
Nelle opere di Foscolo vi è sempre lo sfondo della natura, a volte positiva (quando i suoi stati d’animo sono positivi) e altre volte ombrosa e non solare (dove si fanno riflessioni esistenziali). Nel Romanticismo la natura è sempre maestosa e imponente, nei confronti della quale l’uomo si sente piccolo (Il viandante di Friedrich, tipico esempio di pittura romantica). L’uomo romantico è malinconico, e Iacopo ne è la perfetta rappresentazione. Foscolo aveva già scritto la prima bozza dell’Ortis, ma si arruolò nell’esercito francese, lasciando Bologna; così il suo editore chiese a Sassuoli che rivedesse e finisse la bozza, e questi eliminò le parti di carattere politico, che potevano attirare l’attenzione degli austriaci; così, sdegnato, Foscolo fece una revisione parziale dell’opera. Egli, durante tutta la sua vita, rivedrà più volte la sua opera perché, essendo stata scritta in gioventù, pensava dovesse essere migliorata.

Prima lettera dell’Ortis

Foscolo cita le parole che Dante pronuncia all’ingresso del Purgatorio. Quando Iacopo si uccide, non vuole far sentire responsabile (e quindi in colpa) Teresa, infatti dice a Lorenzo di consolarla.
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