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Ugo Foscolo (Zante 1778 - Londra 1827)

La vita e l'opera di Foscolo si svolgono all'insegna della contraddizione: sul piano autobiografico c'è un'oscillazione continua tra stati d'animo opposti, nelle opere la febbrile ansia di costruzione e di perfezione convive con la difficoltà a concludere, a completare e dare organicità.
Foscolo, considerato il più grande poeta della nostra letteratura tra Tasso e Leopardi, rappresenta i segni di una condizione nuova dell'intellettuale e dello scrittore in Italia, dovendo fare i conti con la necessità di vivere del proprio lavoro di scrittore.

Nato a Zante, un'isola dello Ionio appartenente all'epoca alla Repubblica Veneta, oggi in territorio greco, sarà sempre legato al mondo classico vista anche la nazionalità greca della madre.
Alla lingua materna, il greco moderno, unirà ben presto l'italiano e lo studio del greco e latino, tanto da svolgere anche l'attività di traduttore.

La prima discesa in Italia, nel 1796, di Napoleone accende l'entusiasmo politico di Foscolo e quando nel 97 i francesi entrano a Venezia Ugo si arruola nell'esercito con il grado di tenente. Il 17 ottobre però Napoleone cede il Veneto all'Austria con il Trattato di Campofornio. E' la grande delusione di Foscolo --> il pessimismo.

Alla fine del '98 inizia a Bologna la stampa delle Ultime lettere di Jacopo Ortis, il primo romanzo epistolare italiano. E' una delle poche opere compiute e approvate da Foscolo, il quale impiegò ben 20 anni per concludere il suo lavoro [registro e ispirazioni varie], iniziato quando il poeta era appena diciottenne. L'impegno militare contro gli austriaci interromperà il lavoro di Foscolo, completato a sua insaputa, da un tale Angelo Sassoni, il quale pubblicherà la sua edizione che verrà smentita da Foscolo stesso. Il testo consiste in una raccolta di lettere scritte da Jacopo all'amico Lorenzo Alderani fra il 1797 (Trattato di Campofornio) e il 1799 (il suicidio). Animato da spinte patriottiche e deluso da Napoleone, Jacopo si rifugia in esilio sui Colli Euganei dove si innamora di Teresa, già promessa in matrimonio a Odardo, più benestante. Jacopo deciderà così di allontanarsi dalla sua amata viaggiando attraverso l'Italia, p.es. a Milano incontra Parini, a Ventimiglia fa una meditazione pessimistica sulla storia e la società umana. Molti sono i collegamenti con I dolori del giovane Werther di Goethe.

Nel 1807, dopo aver incontrato Manzoni a Parigi e raggiunto Venezia dove, dopo un decennio di separazione, riprese i rapporti con la madre e la sorella, nell'estate inizia il poemetto Dei Sepolcri.

Nel 1812 il poeta prende dimora a Firenze dove resta fino alla fine dell'anno seguente: in questo periodo lavora al poema incompiuto Le Grazie, poesia in cui affiorano risultati artisticamente elevati ma poveri di vita interiore e di verità oggettiva. L'elaborazione fu lunga e complessa ma non venne mai conclusa: Foscolo avrebbe voluto comporre un lungo inno iniziale e poi strutturare il testo in tre parti, cioè in tre inni distinti ma correlati dedicati a Venere (bellezza), Vesta (doveri civili) e Pallade (sapere). Ogni inno rappresenta un momento emblematico della storia della civiltà umana. Il primo inno narra la Grecia e l'origine della bellezza e della civiltà. Il secondo si rifà alla condizione italiana ovvero al Rinascimento e alla bellezza perduta. Infine, l'ultima parte dedicata a Pallade, si rifà alla fuga delle Grazie verso Atlantide e il trionfo delle barbarie.
La composizione non fu perseguitata dal poeta in modo organico. Il ricorso insistente al mito e i continui riferimenti classici qualificano la scrittura delle Grazie e le loro stesse caratteristiche.
La scrittura è classica, dotta e letteraria al punto da parere un congegno inautentico.

Dopo la sconfitta di Napoleone a Lipsia il Regno Italico è sull'orlo della caduta. Foscolo riassume il proprio posto nell'esercito: ha contatti con inglese per salvare il Regno dalla dipendenza austriaca. L'Austria però ha la meglio e Foscolo, costretto al giuramento verso il nuovo potere, fugge in esilio nel 1815. Si rifugerà a Londra dove morirà povero e malato nel 1827.
L'epistolario di Foscolo è uno dei più ricchi ed interessanti della nostra letteratura: accanto alle prevalenti lettere d'amore se ne accostano altre dedicate alla famiglia, ad amici, editori.
Non manca l'occasione per trattare temi politici e pubblici. Di Foscolo cogliamo una volontà esibizionistica, un accentuato narcisismo.

Foscolo è erede di Parini nella sfiducia verso i miti del progresso e della scienza; nella rappresentazione tragica dei conflitti sociali si rifà ad Alfieri mentre nel riconoscimento di una funzione sociale alla poesia, a Vico.
La valorizzazione della poesia si inserisce dunque all'interno di una concezione pessimistica della storia e della società.

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