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UGO FOSCOLO

VITA

Nato a Zacinto (mar Ionio) nel 1778 da madre greca, Foscolo abbandona presto gli studi regolari, per dedicarsi ai classici greci e latini; lascia Zacinto nel 1784 e si trasferisce a Venezia, dove entra nel salotto letterario di Isabella Albrizzi, nel quale si distingue per pubbliche orazioni e versi, come l’ode a Bonaparte Liberatore del 1797).
Ode a Bonaparte liberatore - È un componimento di 9 stanze, un’infiammata ed eloquente celebrazione della libertà incarnata in Napoleone Bonaparte che varca le Alpi per redimere l’Italia.Tuttavia, il Trattato di Campoformio del 1797 (che cede Venezia all’Austria) è per Foscolo un grave trauma, infatti apprezzerà Napoleone, ma lo criticherà anche tanto.
Nello stesso anno abbandona anche Venezia e si trasferisce a Milano, dove conosce Parini; poi si muove ancora, va a Bologna (dove inizia a scrivere l’Ortis) e a Genova come volontario nella Guardia Nazionale contro gli Austriaci. L’abbandono di Venezia è vissuto come un secondo esilio per Foscolo: ma se per il primo (da Zacinto) si parla di un abbandono della terra in cui ha vissuto un’infanzia felice, nel secondo, da Venezia, domina la componente politica → il tradimento delle speranze che aveva riposto in Napoleone. È una delusione che però vede come segno di un destino ineluttabile, che lo condurrà, dopo molte peripezie, all’ “illacrimata sepoltura” ← lontano da casa, dove nessuno lo piangerà.

Nel 1801 torna a Milano, dove ha una relazione con Antonietta Fagnani Arese, per la quale compone l’ode All’amica risanata, e ha un’intensa attività letteraria. Dal 1804 al 1806 è in Francia, poi torna a Milano, dove riprende la sua operosità letteraria: compone i Sepolcri, che pubblica nel 1807.
Nel 1812 si trasferisce a Firenze, dove ha un periodo di serenità: all’amore con la senese Quirina Mocenni (donna gentile) si unisce la ricerca e l’elaborazione di una poesia che celebra un mondo di pura bellezza, di mitica lontananza, depurato da ogni urgenza di vita, e nascono le Grazie.
Questo periodo di vagheggiamento non dura molto, e nel 1813 Foscolo torna a Milano, ma l’anno seguente varca il confine con la Svizzera affrontando un incerto futuro, e iniziando un esilio che ai giovani di allora pareva un alto gesto di patriottismo, ma che in realtà era l’atto di una profonda crisi interiore.
Dopo varie peregrinazioni in Svizzera, si stabilisce a Londra nel 1816, sotto la protezione di Lord William Stewart Rose, e viene accolto in numerosi circoli culturali. Ha però difficoltà economiche, a cui cerca di ovviare con il lavoro, componendo diversi saggi e articoli. Morì infine in un sobborgo di Londra, a Turnham Green, nel 1871. Le sue spoglie, dopo l’unità d’Italia, furono posate in Santa Croce, il “tempio” che tanto celebrò nel carme sui Sepolcri.
La sua vita fu dunque caratterizzata da continui esili e peregrinazioni. OPERE (in ordine cronologico)
• Le ultime lettere di Jacopo Ortis (1798, 1802, 1816-17) • Odi
• A Bonaparte liberatore (1797)
• All’amica risanata (1802-1803) • Sonetti
• Alla sera (1802)
• A Zacinto (1802-1803)
• In morte del fratello Giovanni (1803)
• Dei sepolcri (1807) • Le Grazie (1812)
Romantico
Neoclassiche
Neoclassiche
Le ultime lettere di Jacopo Ortis
È un ROMANZO EPISTOLARE, ed è convenzionalmente il primo romanzo moderno. In esso sono presenti prevalentemente 2 temi:
• TEMA AMOROSO, la delusione di Ortis che viene rifiutato da una donna;
• TEMA POLITICO, la delusione di Foscolo per il Trattato di Campoformio del 1797, che restituisce Venezia all’Austria → il tema politico è presente già nelle prime pagine.
È un romanzo epistolare poiché consiste in una raccolta di lettere che il protagonista ha inviato all’amico Lorenzo Alderani (1797-99), il quale le ripubblica con suoi interventi.
Ne furono pubblicate 3 edizioni:
• una prima nel 1799, completata da Sassoli come Vera storia di due amanti infelici; • una seconda nel 1802 come Ultime lettere di Jacopo Ortis;
• e una terza fra 1816 e 1817, con importanti correzioni aggiunte.
TRAMA: Jacopo Ortis è un giovane patriota che viene costretto a lasciare Venezia, dopo il trattato di Campoformio. Si ritira sui colli Euganei, e vaga infelice, confortato solo dalla lettura di Plutarco. Conosce il signor T***, che ha due figlie, per una delle quali, Teresa, Ortis si innamora. Questa è però promessa sposa ad Odoardo, un matrimonio combinato con un uomo che Teresa non ama, ma che accetta per obbedienza al padre. Teresa si confida con Jacopo e gli rivela che anche lei prova qualcosa per lui, e gli dà un bacio. Ortis però passa dalla gioia alla disperazione, poiché sa che Teresa non potrà mai essere sua. Consapevole di essere fonte di turbamento anche per lei, Ortis decide di partire, e vaga per città italiane come Bologna, Firenze e Milano, dove incontra Parini. Quando apprende del matrimonio di Teresa, torna a Venezia e si uccide lasciando all’amico le sue ultime volontà.
MODELLO - Poiché in Italia la narrativa era praticamente inesistente quando compone l’Ortis, Foscolo deve per forza guardare a modelli stranieri, e prende I dolori del giovane Werther di Goethe (in cui il tema era lo scontro ideale - reale). Di questo attinge per quanto riguarda la struttura dell’intreccio, la forma epistolare, la natura specchio delle emozioni del protagonista...) ma se ne distanzia per la presenza del tema politico, originale nell’Ortis.
JACOPO ORTIS - È un uomo appassionato, volto all’esterno non per interagire con la società, bensì per scrutare la natura, per scrutare il proprio animo fra tensioni e sensibilità, è in conflitto con la società, definita “pragmatica” e “mediocre” e incarnata in Odoardo, contrapposto a Ortis poiché pragmatico e privo di passioni. Ortis è inoltre destinato all’infelicità, alla quale lo porterà un amore impossibile, troppo intenso perché si realizzi.
ORTIS e FOSCOLO - Ortis attinge da Werther, a volte alla lettera, ma è anche foscoliano: si ricollega infatti all’esperienza amorosa di Foscolo e anche alla realtà politica che questi aveva sofferto. Si ispira inoltre, oltre che a Werther e a Foscolo, a uno studente padovano misteriosamente morto suicida, ma per patriottismo e non per amore. Inoltre, pare che anche Foscolo abbia meditato il suicidio come soluzione estrema della sua inquietudine. Si assiste dunque a un caso di contaminazione fra vita e letteratura, una vera e propria novità. Va però ricordato che Ortis non è Foscolo, ne è solo la maschera, in quanto ha una propria autonomia di personaggio letterario. Anche in seguito, Foscolo adotterà un’altra maschera, quella di Didimo Chierico, che però appare molto diversa da quella di Ortis: passa dall’irruenza e la passionalità a una lucida e amara disillusione. Il Didimo è il simbolo di una maturazione raggiunta, Foscolo ha un’accettazione della vita e anche più delusioni.
TEMA d’AMORE - l’amore di Jacopo per Teresa è un amore ideale e assoluto, l’unica consolazione di vita e di delusioni politiche. Teresa, la “divina fanciulla”, ha bellezza e grazia angeliche, oltre che una fervida passione. Però quello di Jacopo è un amore impossibile, perché si scontra con le rigide convenzioni sociali di una società ancora patriarcale → per Teresa è inconcepibile disobbedire a suo padre. Per Ortis è invece inconcepibile che un amore possa basarsi su un compromesso (ha una visione pura dell’amore).
TERESA - durante una visita alla casa di Petrarca, Teresa lascia il braccio di Odoardo e prende quello di Ortis → lui capisce di essere amato, ma geme di fronte all’esempio di
relazione basata solo su interessi economici. Lo scontro ideale tra Ortis e Odoardo è inteso come Romanticismo vs. Capitalismo - con l’avvento di quest’ultimo l’intellettuale perde di valore, non si arricchisce più → il matrimonio forzato è simbolo della vittoria del capitalismo.
TEMA POLITICO - Il tema politico è strutturato su due livelli:
• Primo livello: Ortis sogna una civiltà in cui rettitudine e giustizia governino il mondo, i patti vengono rispettati, e i sentimenti prevalgono sugli interessi. Tuttavia, la realtà è diversa, poiché già nell’incipit si trova la negatività del tradimento di Napoleone, che cedendo Venezia ha creato uno scempio (gli italiani si lavano le mani nel sangue degli italiani);
• Secondo livello: (lettera da Ventimiglia) per Jacopo la storia p regolata da un meccanismo di violenza dell’uomo sull’uomo. Una violenza sia nei rapporti individuali, sia collettivi. PARINI - Ortis incontra Parini a Milano, lo descrive come la persona più dignitosa ed eloquente che abbia mai incontrato: incorruttibile, lottò per l’uguaglianza fra uomini. Parini si lamenta della propria generazione di “ladruncoli”, di cui non vale nemmeno la pena parlare (dice che Silla, che fu crudele, almeno lo faceva per ideali). Rifiuta gli incarichi politici perché pieni di corruzione (lettere prostitute). Foscolo propone allora di impegnarsi: magari si perirà, ma dalle proprie ceneri nascerà un miglioramento (Virgilio).
I due temi sono poco collegati fra loro (Ortis è ora amante disperato, ora patriota deluso) per la difficile genesi del romanzo, che solo nell’edizione del 1802 dava spazio al tema politico.
NATURA - La natura interagisce con la vicenda morale di Ortis, non è solo un fondale: attraverso gli occhi del protagonista si carica di emozioni, sia come scenario idillico, sia come scenario inquietante - è una natura proposta romanticamente, partecipe alle vicende interiori di Ortis. È inoltre un oggetto di riflessioni filosofiche - per Ortis è un perenne ciclo di produzione e distruzione di organismi.
SUICIDIO di ORTIS - viene visto dalla critica come una “protesta” nei confronti dell’iniquità del mondo, ma anche una sorta di rassegnazione all’impotenza di fronte alla violenza.
LINGUA e STILE - Non cerca più come nel Neoclassicismo equilibrio, ma intensità emotiva, forza espressiva - prevale la paratassi sull’ipotassi. Vista la presenza di numerosi temi, si alternano anche diverse forme di linguaggio (prosa urlata, linguaggio grave, linguaggio colloquiale). L’Ortis è inoltre definibile un “magma” che contiene temi di tutta la produzione di Foscolo (fascino della sera, bellezza rasserenante della donna, vocazione di morte e sepoltura illacrimata).
ODI (2) e SONETTI (12)
ODI - le Odi sono tipicamente neoclassiche, c’è una tendenza alla misura, e sono contrapposte all’Ortis (romantico). Ce ne sono solo 2, dedicate a due donne (una Alla contessa Luigia Pallavicini caduta da cavallo e l’altra All’amica risanata, l’amante Antonietta Fagnani Arese guarita da una malattia.
L’ode più rilevante, secondo la critica, è la seconda, dedicata All’amica risanata. In quest’ode ogni tratto della realtà (tratti fisici della donna, abbigliamento...) viene sublimato, viene trasferito in un mondo mitologico, in cui la bellezza di questa donna diventa perenne, atemporale → cioè ne diviene l’emblema, il simbolo, il concetto. Il lessico utilizzato è sublime, aulico - forma una struttura armonica e ordinata.
La poesia diventa la più elevata delle funzioni umane, perché può trasformare in perenne ciò che è caduco - il concetto di poesia esternatrice è molto antico, lo riprende da Orazio (Exegi monumentum aere perennius = Ho costruito un monumento più duraturo del bronzo). Solo ricordando qualcosa attraverso la poesia qualcosa può sopravvivere alla morte.
SONETTI - Compone 12 sonetti, ma se ne ricordano 3 per importanza: Alla sera, In morte del fratello Giovanni e A Zacinto.
ALLA SERA (1802-1803) -. È una celebrazione del fascino che ricopre la sera come immagine della morte, l’unica cosa che potrà placare uno spirito che ruggisce dentro
Foscolo. Tratta di temi romantici, quali il coinvolgimento emotivo, ma Foscolo non eccede nell’esprimerlo, grazie a un dominio formale (→ uso di enjambement).
IN MORTE DEL FRATELLO GIOVANNI (1803) - Foscolo riprende un carme di Catullo in cui il poeta latino si doleva per la perdita del fratello Dionigi. Foscolo fa una dolente ma pacata riflessione sul destino, retto dagli “avversi numi” che dopo aver preso il fratello, prenderanno anche lui. Vede nella morte l’unico modo di ricongiungersi alla madre e al fratello, sempre a patto che le “straniere genti” rendano le sue spoglie alla “madre mesta”.
A ZACINTO (1802-1803) - Nel sonetto A Zacinto torna la materia autobiografica e romantica (nostalgia dell’infanzia, felicità perduta, esilio, morte e illacrimata sepoltura) che però si fonde con la classicità: Foscolo è parallelo di Ulisse (non solo geograficamente) ma perché esule come l’eroe dell’Odissea. A differenza di Ulisse però, il suo esilio non avrà una buona fine: se Ulisse torna a Itaca, Foscolo avrà un’”illacrimata sepoltura” (proprio come Omero).
I Sepolcri
premessa - ne I Sepolcri Foscolo dà una nuova idea di intellettuale: il suo isolamento non è più emarginazione, bensì eccezionalità propria del ruolo socio-culturale del poeta.
All’origine dei Sepolcri c’è un insieme di suggestioni di attualità e di influssi letterari: l’Editto di Saint Cloud (1804 - Napoleone stabilisce che le tombe, per motivi igienici e per egualitarismo, venissero disposte fuori dalle città e con lapidi uguali), l’influsso della poesia cimiteriale inglese di Thomas Gray (Elegia scritta in un cimitero di campagna) e l’acceso dibattito che all’epoca c’era sul significato della morte e della tomba (secondo il pensiero borghese - molto razionalistico - la morte è solo un evento naturale, distaccato dalla religiosità). Secondo Foscolo: (↓ risposta laica)
• MORTE: meccanicamente la materia torna alla materia, ma c’è una sopravvivenza, da conquistare faticosamente riservata solo agli uomini più forti (visione elitaria).
• SEPOLCRO: ha una sua funzione, è la testimonianza materiale di una continuità tra passato e presente, tra il morto e i viventi.
Torna anche qui la nozione classica di poesia esternatrice (nella seconda parte del carme). La morte è sconfitta dalla tomba, ma la tomba è sconfitta dal tempo: l’unico risarcimento è la poesia, che rende eterna la memoria dei forti.
Dei Sepolcri è un carme, che Foscolo presenta in forma di epistola, indirizzata all’amico Ippolito Pindemonte, che aveva iniziato un poema sui cimiteri, ma che aveva abbandonato dopo aver saputo che anche Foscolo vi si era cimentato.
• Si può sopravvivere, nel ricordo dei proprio cari. Il ricordo diventa così un vero e proprio dialogo col morto, una corrispondenza d’amorosi sensi (che è divina, straordinaria);
• Ricorda Parini, che fu sepolto secondo le norme dell’editto → si rivolge alla Musa della commedia, Talia, dicendole che Parini non ha una tomba, ma è sepolto assieme ai ladri. Con la Notizia intorno a Didimo Chierico e le Grazie Foscolo cambia la sua vocazione: non vuole più incidere sulla società come nei Sepolcri, ma trascende la realtà per rifugiarsi nella poesia. Alla luce delle sue esperienze, prende atto che la piena realizzazione di sé può avvenire non nella sfera sociale o politica, ma in quella individuale e intima del culto della poesia.
Notizia intorno a Didimo Chierico
Didimo Chierico è una seconda maschera, dopo quella dell’Ortis, di Foscolo. Didimo Chierico è un personaggio enigmatico (Didimo → pagano e letterato; Chierico → cristiano e prete). Didimo è l’anti-Ortis, o per meglio dire, un Ortis maturato, sopravvissuto e diventato letterato, nonché meglio disposto all’indulgenza, verso sé e gli altri.
Ortis geme di fronte alla realtà storica, mentre Didimo riesce a trovare dell’armonia nelle cose del mondo - teneva chiuse le sue passioni, quel poco che traspariva sembrava calore di fiamma lontana).

Le Grazie
Le Grazie sono il capolavoro del Foscolo neoclassico, sono un poemetto al quale Foscolo lavorò negli anni fiorentini, ma che lasciò incompiuto.
Le Grazie, ispiratrici dell’opera, erano personaggi femminili tratti dalla mitologia, ma era vago il loro ruolo, si sa soltanto che comparivano al seguito di Venere. Foscolo le definisce come “divinità intermedie fra il cielo e la terra”, hanno il compito di consolare gli uomini della severa giustizia celeste. Furono concepite inizialmente a un inno, poi a tre:
• il primo, dedicato a Venere, descrive le Grazie che emergono dal mar Ionio e gli effetti benefici che provocano sugli uomini, che si dedicano alle arti;
• il secondo, dedicato a Vesta, descrive il trasferimento delle Grazie dalla Grecia all’Italia;
• il terzo, dedicato a Pallade, sposta la scena ad Atlantide: nella reggia si tesse un telo che ha il compito di proteggere le grazie dalle tentazioni e dalle passioni umane.
Foscolo assegna in quest’opera un nuovo significato alla poesia (suscita passioni, dimostra verità) con un preciso intento didascalico. Sceglie una forma lirica per sollecitare il lettore emotivamente, ma anche narrativa per narrare la nascita delle Grazie in Grecia (c’è dunque una molteplicità di registri).

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