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Foscolo, la storia interiore

Cronologicamente il Foscolo fu il poeta dell’età che coincide con la rivoluzione e con gli anni napoleonici. Alla conquista francese d’Italia, nel 1796, Monti era già uomo e aveva dietro di sé un passato di cultura e di opere dalle quali difficilmente avrebbe potuto liberarsi; scrittori come il Manzoni e il Leopardi giunsero a maturità solo dopo la caduta di Napoleone, e l’inizio della loro attività originale coincise con la restaurazione. Foscolo, invece, compose la maggior parte della sua opera fra il 1798 e il 1815, e alla venuta di Napoleone era troppo giovane per avere dietro di sé un bagaglio di cui liberarsi.
Questa collocazione cronologica del Foscolo ne spiega anche la posizione cultrale. Dietro di sé aveva il Settecento; ma il suo Settecento non era più l’Arcadia e non era più il razionalismo, che aveva dominato la prima metà del secolo e che tanti si erano portati dentro combinandolo in modo vario con la cultura sensistica. Il Settecento, per il Foscolo, era il sensismo inglese, aperto al riconoscimento delle sensazioni e delle passioni, era – cioè fu per un certo periodo- il naturismo di Rousseau con la sua carica sentimentale e rivoluzionaria. Era, per ciò che concerne la letteratura, l’opera del Parini con il suo senso civico, rivissuto ora al fuoco della rivoluzione e nell’amarezza di Campoformio; erano le tragedie dell’Alfieri, il cui furore libertario acquistava ora – dopo la caduta di Venezia, dopo Campoformio, dopo le prepotenze francesi- un nuovo mordente valore.

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