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Foscolo e il tema del sepolcro

Le opere foscoliane hanno come filo conduttore il tema dei sepolcri.
A seguito dell’editto di Saint-Cloud, emesso da Napoleone, ci fu l’obbligo di costruire tombe fuori dai centri abitati in strutture rettangolari e di forme pressoché omogenee; questo invogliò l’autore a basare la sua poetica anche sul tema dei sepolcri.
Inoltre, l’editto e il Trattato di Campoformio, con il quale Napoleone cedette Venezia all’Austria, sono i principali motivi che spinsero Foscolo a cambiare atteggiamento nei confronti di Napoleone che da liberale, assunse una posizione tirannica.
Il tema dei sepolcri è definito come un tema strategico poiché Foscolo riuscì a raccogliere temi considerati importanti da lui e strettamente legati al periodo storico. Tra i più menzionati, il materialismo, la situazione storica dell’Italia, e l’identità individuale e sociale del poeta.

Foscolo, indirettamente, afferma che i sepolcri sono l’incarnazione della memoria, che coincide con la civiltà, in quanto solo la memoria può sopravvivere alla distruzione materiale.
Nelle tombe quindi si identifica la memoria concreta del passato. Diversamente, invece, la pensavano i cristiani e i giacobini, secondo i quali le tombe erano strumenti di secondaria importanza: per i primi, difatti, i sepolcri sono la dimora provvisoria e occasionale del corpo mentre per i giacobini sono lo strumento pratico di smaltimento dei cadaveri.
Allo stesso modo, però, anche la poesia rappresenta lo strumento per la memoria e la ricostruzione della storia di una civiltà: con Foscolo, infatti, di parla di funzione eternatrice della poesia.
Le opere, o parte di esse, nelle quali Foscolo evidenzia e risalta contemporaneamente l’utilità e il significato dei sepolcri sono i sonetti A Zacinto e In morte del fratello Giovanni, oltre al carme I Sepolcri.
Entrambi i sonetti prima citati, fanno riferimento al sepolcro di alcuni personaggi anche se il ruolo che questi rivestono sono distinti; in effetti, nel sonetto A Zacinto il sepolcro è l’immagine consolatoria di un ritorno degli estinti alla terra. Foscolo spera di poter avere la sua tomba nella sua patria come segno di appartenenza a una comunità nazionale: nonostante il poeta muoia a Londra, la sua tomba è stata portata nella chiesa di Santa Croce a Firenze.
Il sepolcro ricopre il ruolo della corrispondenza d’amorosi sensi, ovvero dell’affetto che continua a legare i vivi ai morti, nel sonetto In morte del fratello Giovanni che fa riferimento alla tomba del fratello di Foscolo, suicidatosi probabilmente a seguito di un debito, con la quale la mamma trascorre parte delle sue giornate. In questo sonetto si ha la valorizzazione della morte come quiete contrapposta alla tempesta della vita.
Nell’opera più importante, alla quale Foscolo dedicò più tempo, i sepolcri hanno molteplici funzioni: non solo fungono da intermediari tra il passato e il presente, ma anche, e soprattutto, sono lo strumento di ispirazione dai quali chiunque può attingere conforto e speranza. Ne sono un rilevante esempio le tombe di Macchiavelli, Dante, Alfieri e Galilei, conservate nella chiesa di Santa Croce a Firenze e citate nella parte introduttiva del carme I Sepolcri.
Quest’opera può essere suddivisa in quattro parti di uguale importanza e fortemente basate sulla rilevanza che i sepolcri assumono in Foscolo: l’utilità delle tombe, la celebrazione della morte come corrispondenza di affetto, l’esaltazione del valore dell’uomo comune quando visita le tombe dei grandi e infine la funzione eternatrice della poesia e della memoria.

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